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21 Febbraio 2026 - 17:37
Cesc Fabregas (foto Instagram)
La Juventus non si rialza. Anzi, affonda. E chiude una settimana da incubo con la terza sconfitta consecutiva, la più dolorosa, perché arriva in casa, davanti al proprio pubblico, davanti a uno Stadium che passa dall’incredulità ai fischi nel giro di novanta minuti. Dopo i colpi subiti a Milano contro l’Inter e la caduta europea a Istanbul contro il Galatasaray, la squadra di Luciano Spalletti cade anche sotto la Mole.
All’Allianz Stadium passa il Como con un netto e meritato 0-2. E non è soltanto una vittoria: è un segnale. Perché la squadra di Cesc Fabregas riscrive la storia – era dal 1951 che i lariani non espugnavano Torino sponda bianconera – e, soprattutto, riaccende in modo clamoroso la corsa Champions. Il Como adesso è a un solo punto dalla Juve. Un dettaglio che fino a qualche mese fa sarebbe sembrato fantascienza.

Luciano Spalletti (foto profilo Instagram)
Spalletti, alle prese con le assenze pesanti di Bremer e Kalulu, torna alla difesa a tre: Koopmeiners adattato braccetto di sinistra, con Gatti e Kelly a completare la linea davanti a Di Gregorio. Sulle fasce McKennie a destra e Cambiasoa sinistra, in mezzo equilibrio e corsa, davanti Openda sostenuto da Yildiz e Miretti. Una formazione pensata per proteggersi e ripartire, ma che finisce per scoprirsi fragile e confusa.
Fabregas deve rinunciare allo squalificato Paz, ma non cambia identità: dietro a Douvikas si muovono Vojvoda, Da Cunha e Baturina, con un centrocampo che palleggia e verticalizza con coraggio. Il Como entra allo Stadium senza timori reverenziali, consapevole del momento difficile dei padroni di casa.
La Juve scende in campo con la quarta maglia: righe orizzontali, numeri rossi, niente nomi sulle spalle. Un dettaglio estetico che non basta a mascherare le crepe tecniche e mentali. L’inizio, in realtà, è incoraggiante: Yildiz accende la partita con un destro potente, Butez risponde presente. Ma è un’illusione.
Perché all’11’ arriva l’ennesimo regalo di una settimana costellata di errori individuali. McKennie sbaglia un passaggio orizzontale sanguinoso, Vojvoda intercetta e scarica un sinistro non irresistibile che sorprende Di Gregorio sul primo palo. Un gol che fotografa il momento bianconero: leggerezza in costruzione, insicurezza tra i pali, zero cattiveria nella reazione.
La Juventus prova a scuotersi con un lancio lungo di Kelly per Openda, che tenta il pallonetto ma non supera Butez. È l’ultimo vero sussulto del primo tempo. Da lì in poi il Como prende campo, ritmo, fiducia. I ragazzi di Fabregas palleggiano con qualità e sfiorano il raddoppio su un altro svarione: retropassaggio alto e pericoloso di Koopmeiners, uscita di testa disperata di Di Gregorio, pallone vagante su cui si avventa Da Cunha, che centra la parte alta della traversa. Lo Stadium trattiene il fiato, poi rumoreggia.
All’intervallo i fischi accompagnano la squadra negli spogliatoi. Spalletti cambia subito: dentro Conceição per Miretti, nel tentativo di dare più imprevedibilità. Il portoghese si presenta con un sinistro che Butez blocca senza affanni. Ma è un fuoco di paglia.
Perché il colpo del KO arriva in modo quasi beffardo. Da un calcio d’angolo per la Juve nasce il contropiede perfetto del Como: recupero, uscita pulita, triangolazione sull’asse Perrone-Da Cunha-Caqueret, e pallone in rete. Azione da manuale, difesa bianconera sfilacciata, 0-2 che gela definitivamente lo Stadium.
Spalletti prova il tutto per tutto: dentro Boga, David, nel finale anche Adzic e Kostic. La Juve attacca più con orgoglio che con lucidità. Il più pericoloso è paradossalmente Koopmeiners: prima sfiora il palo di testa sugli sviluppi di corner, poi centra il legno direttamente su punizione. Episodi isolati in una serata storta.
Nel Como entra anche Morata, accolto da un lungo applauso dei suoi ex tifosi: un momento quasi surreale in una serata che certifica il ribaltamento degli equilibri emotivi. Da una parte entusiasmo e fiducia, dall’altra frustrazione e fischi.
Al 95’, con lo Stadium già mezzo vuoto, arriva l’ultimo coro di disapprovazione. È la prima sconfitta interna in campionato per la Juventus, che non perdeva in casa in Serie A dallo 0-4 contro l’Atalanta del 9 marzo 2025. Un dato che pesa come un macigno, perché rompe l’ultima certezza rimasta.
Il Como, invece, conferma il successo dell’andata sulle rive del lago e continua a sognare in grande. Nel prossimo turno ospiterà il Lecce al Sinigaglia, mentre lo scontro diretto tra Roma e Juve potrebbe spalancare scenari impensabili fino a poche settimane fa.
La classifica adesso parla chiaro: la Juventus non è più padrona del proprio destino. E il Como, con organizzazione, coraggio e idee, bussa con insistenza alla porta della Champions. In casa bianconera, invece, è tempo di interrogativi pesanti. Perché tre sconfitte di fila non sono un incidente. Sono un segnale.
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