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21 Febbraio 2026 - 15:22
Locana Il Comune difende i diritti degli studenti pendolari
Prima partivano da Rosone alle 6,58, ora alle 6,37. Arrivano a Cuorgnè con 40 minuti di anticipo e si tratta – denuncia l’amministrazione comunale di Locana – di “un’attesa pesante, soprattutto nei mesi più freddi, che si aggiunge a coincidenze non sempre ottimali nel rientro pomeridiano e a tempi morti difficili da gestire per famiglie e ragazzi”.
Succede agli studenti della Valle Orco, a causa di una modifica introdotta dall’Agenzia della Mobilità Piemontese. Il Comune di Locana, che aveva già espresso la propria contrarietà alla modifica, torna a denunciare con forza “i gravi disagi” subiti dai ragazzi. In un comunicato emesso il 20 febbraio, l’amministrazione dichiara: “Abbiamo informato l’Agenzia più volte, con puntualità e spirito collaborativo, e chiesto una revisione immediata delle modifiche introdotte, ma non siamo stati ascoltati. Le nostre osservazioni non hanno trovato alcuna risposta concreta”.
Il comunicato prosegue sottolineando che “Difendere i servizi significa difendere il diritto allo studio e la qualità della vita dei nostri giovani. Non possiamo accettare che decisioni calate dall’alto penalizzino ancora una volta chi vive in montagna. È vero, i nostri Comuni non hanno numeri elevati di studenti, ma se la risposta è togliere servizi, allora si contribuisce a svuotarli ulteriormente. Tutti parlano di sostegno alle aree interne, però nei fatti continuiamo a vedere decisioni che vanno nella direzione opposta”.
A fianco dell’amministrazione ci sono le famiglie degli studenti, che esprimono la propria preoccupazione. “Purtroppo facciamo già i conti con un numero limitato di mezzi pubblici – commenta Elena Noascone - Questa scelta di cancellare una corsa per noi importantissima costringe a lunghi tempi di attesa sia nell'entrare a scuola che per prendere le coincidenze. In più è stato aggiunto anche un cambio a Pont, sia all'andata che al ritorno, che rende il disagio ancora maggiore”.
Barbara Ozzello, oltre che sulla lunga attesa fuori dalla scuola, pone l’accento sulla sicurezza “visti i tempi che stiamo vivendo. Il servizio di trasporto pubblico è fondamentale per chi, come noi, vive in un paese di montagna e va tutelato, dato che sarà indispensabile per tante famiglie anche nel prossimo futuro”.
Analoghe le preoccupazioni di un’altra mamma, Elisa Perona: “Come posso stare serena e tranquilla sapendo che mia figlia per tanti minuti deve restare fuori all'addiaccio, in attesa di poter entrare a scuola? Dobbiamo pensare a salvaguardare questo servizio, che è indispensabile per la nostra comunità e per i nostri giovani”.

Essere studenti e vivere in un comune montano non è mai facile. Spesso devono fare i pendolari già alle Elementari, quasi sempre alle Medie e sempre, inesorabilmente, alle Superiori. E’ una condizione faticosa ma inevitabile, che fin da bambini ci si abitua ad affrontare.
Se è inevitabile spostarsi non è tuttavia indispensabile sopportare sofferenze supplementari e il compito delle istituzioni dovrebbe essere quello di alleviare il più possibile i disagi, consentendo spostamenti rapidi, confortevoli, efficienti. Soprattutto si dovrebbe porre la massima attenzione agli orari dei mezzi di trasporto pubblico per evitare i tempi morti e le lunghe attese nel gelo dell’inverno. Dovrebbe essere così ed invece avviene il contrario: passano i decenni ma la situazione degli studenti pendolari continua a peggiorare.
Gli unici ad impegnarsi in questo senso sono i Comuni, soprattutto i più piccoli e disagiati, che impegnano energie e risorse sia per mantenere in vita – dove possibile - le scuole primarie, sia per aiutare studenti e famiglie negli spostamenti. A livelli superiori domina invece l’indifferenza. Lo dimostrano decisioni come quella denunciata dall’amministrazione di Locana.
Chi non ha mai provato la vita del pendolare probabilmente su certe cose non riflette. Che saranno mai 11 minuti di anticipo? Uno scherzo, un’inezia, una cosetta da niente. Nella brutta stagione è buio pesto alle 6 e 37 come alle 6 e 58 e nel pieno dell’inverno è buio anche alle 7 e 20: dove sta tutta questa differenza fra il partire un po’ prima e un po’ dopo?
Non capire che una differenza c’è vuol dire non capire proprio nulla. Il tempo sprecato nelle inutili attese pesa per tutti ma sugli studenti in modo particolare perché, una volta tornati a casa stanchi, si devono rimettere sui libri. Rispetto ai loro compagni delle località di fondovalle, che vanno a lezione a piedi o se la cavano con dieci minuti di pullman, questi ragazzi vivono comunque una vita di sacrifici. Ci si dovrebbe impegnare per ridurli il più possibile, per farli arrivare a scuola alle 8 meno 10 anziché alle 7 e 40 e per farli ripartire subito dopo la fine delle lezioni. Si dovrebbe. Nella realtà accade il contrario.
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