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Fine vita, i Cinquestelle sfidano il Governatore Alberto Cirio: “Basta circolari, serve una legge vera”

Dopo il primo suicidio assistito seguito dall’Asl TO4 e la morte di un uomo in casa, il consigliere M5S presenta una proposta di legge regionale: “Un diritto non si garantisce con un atto amministrativo”

Fine vita, Coluccio sfida la Giunta: “Basta circolari, serve una legge vera”

Fine vita, Coluccio sfida la Giunta: “Basta circolari, serve una legge vera”

Un uomo è morto nella sua casa, in Piemonte, assistito dal servizio sanitario pubblico. Non in una clinica svizzera, non in una zona grigia. In Piemonte. Nel territorio dell’Asl TO4. È il primo suicidio medicalmente assistito seguito formalmente dal sistema sanitario regionale. Un fatto che segna uno spartiacque.

Non è solo cronaca sanitaria. È un passaggio politico.

Perché quella morte — maturata dopo mesi di richieste, verifiche cliniche, valutazioni mediche, passaggi davanti al comitato etico — ha mostrato quanto fragile fosse il terreno normativo su cui le Aziende sanitarie si stavano muovendo.

La Corte Costituzionale, dal 2019 in poi, ha tracciato un perimetro preciso: "non è punibile chi agevola il suicidio di una persona affetta da patologia irreversibile, dipendente da trattamenti di sostegno vitale, che soffra in modo intollerabile e sia capace di decisioni libere e consapevoli." Ma tra la sentenza e la pratica quotidiana delle Asl si è aperto un vuoto.

suicidio assistito

Nel caso seguito dall’Asl TO4, quel vuoto è diventato concreto. L’uomo aveva ottenuto il riconoscimento dei requisiti. Eppure la procedura si è incagliata sui passaggi operativi, sulle tempistiche, sulla fornitura dei farmaci e dei dispositivi necessari all’auto-somministrazione. Chi deve procurare il farmaco? Con quali fondi? Entro quanto tempo? Con quali garanzie organizzative?

È stato proprio questo cortocircuito a costringere la Regione Piemonte a intervenire con una circolare indirizzata a tutte le Asl. Un documento definito “esplicativo”, che richiama le sentenze della Consulta, invita a uniformare le procedure, indica la necessità di tempi certi per la convocazione delle commissioni mediche e il coinvolgimento del comitato etico territoriale, e ribadisce che le Aziende sanitarie devono garantire l’assistenza sanitaria prevista.

Una circolare. Non una legge.

Ed è su questa differenza che si innesta lo scontro politico. Perché oggi la notizia non è solo ciò che è accaduto nella casa di quell’uomo. La notizia è che Pasquale Coluccio, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, ha deciso di forzare la mano e chiede che il Piemonte smetta di nascondersi dietro atti amministrativi.

«Vogliono liquidare la questione con una circolare di natura operativa», accusa Coluccio. Il bersaglio è la maggioranza di centrodestra, che ha scelto la via tecnica anziché quella legislativa. Secondo il consigliere pentastellato, non si può affrontare un tema così delicato con uno strumento che resta nella disponibilità della Giunta, modificabile con un nuovo atto dell’esecutivo senza passare dall’aula.

Il punto è tutto qui: una circolare non è discussa articolo per articolo, non passa per il voto del Consiglio regionale, non obbliga le forze politiche a confrontarsi apertamente. È un atto interno, amministrativo. E per Coluccio questo non basta.

«La circolare o il regolamento non sono strumenti adatti a garantire un diritto – quello al suicidio medicalmente assistito – che va tutelato con procedure chiare, uniformi e omogenee», afferma. Perché se si riconosce che la Corte Costituzionale ha aperto uno spazio giuridico, allora la politica deve assumersi la responsabilità di riempirlo con una norma stabile.

C’è poi un tema che la circolare sfiora ma non risolve: quello dei costi. Il documento richiama la disciplina dei Livelli Essenziali di Assistenza. Se i farmaci rientrano nei LEA, la spesa è coperta dal sistema sanitario; se sono extra-LEA, il costo può ricadere sul paziente. Un dettaglio che pesa come un macigno quando si parla di un diritto che dovrebbe essere garantito in modo uniforme. «Crediamo sia necessario investire subito le risorse necessarie a rendere gratuiti i farmaci utilizzati», insiste Coluccio.

La sua proposta di legge regionale è già depositata. Recepire le sentenze della Corte Costituzionale, definire tempi certi, procedure strutturate, responsabilità chiare per le Aziende sanitarie, copertura economica. Tradurre in norma ciò che oggi vive tra interpretazioni e atti tecnici.

Non è una battaglia isolata. Oltre 11 mila cittadini piemontesi avevano già firmato una proposta di legge di iniziativa popolare sul fine vita, sostenuta dall’Associazione Luca Coscioni. Un numero che racconta una sensibilità diffusa. Coluccio rivendica di raccogliere quella spinta. «La mia proposta è pronta per essere discussa nel merito, articolo per articolo, senza bandierine. Assumiamoci le nostre responsabilità, una volta per tutte».

Dall’altra parte, la maggioranza continua a sostenere che la materia è di competenza statale e che la Regione può solo applicare le decisioni della Consulta, non legiferare in autonomia su un tema eticamente divisivo. Una posizione prudente, che evita uno scontro frontale in aula ma lascia il quadro normativo in una zona grigia.

E intanto il precedente esiste. Un uomo è morto nella sua casa, in Piemonte, con il coinvolgimento dell’Asl TO4. Non è più un dibattito teorico. Non è più un caso lontano. È accaduto qui.

La politica ora deve decidere se limitarsi a gestire l’esistente con circolari correttive o se trasformare un diritto riconosciuto dalla giurisprudenza in una disciplina chiara e discussa pubblicamente.

La morte di quell’uomo ha aperto una pagina nuova. Ora il Consiglio regionale deve decidere se scriverla davvero o lasciarla ai margini di una circolare.

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