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Economia
14 Febbraio 2026 - 09:58
Antonio Filosa
C’è un momento in cui una città deve smettere di guardarsi allo specchio e iniziare a guardare avanti. Torino è arrivata esattamente lì. C'è un appello. E' della CNA di Torino. Non è un documento rituale. Non è l’ennesima dichiarazione di principio. E' un grido lucido, documentato, quasi duro nella sua razionalità. L’automotive non è un capitolo chiuso, è una partita ancora aperta. Ma per giocarla serve coraggio. Serve un nuovo costruttore. Serve visione.
Torino non sta chiedendo un favore. Sta chiedendo una scelta. Industriale, politica, strategica. Perché qui non si discute di nostalgia, ma di futuro.
A firmare la lettera aperta sono Riccardo Scanferla, presidente CNA Meccanica Torino, Rosanna Ventrella Grimaldi, presidente CNA Torino, Mirko Ferraro, presidente Aggregazione CNA Produzione Torino, e Filippo Provenzano, segretario CNA Torino. Dietro le loro firme non ci sono solo sigle associative, ma centinaia di imprese manifatturiere, officine specializzate, aziende artigiane e PMI che ogni giorno tengono in piedi la filiera.
Il nocciolo della questione è chiarissimo: il comparto automotive è insostituibile. Nonostante la diversificazione produttiva degli ultimi decenni, l’auto resta un pilastro per Torino e per il Piemonte. E continuare a ridurre il dibattito pubblico a una sola domanda – cosa farà Stellantis? – significa restare immobili mentre il mondo si muove.
La verità è sotto gli occhi di tutti, e i numeri la raccontano senza indulgenze. Il nuovo piano industriale del gruppo concentra 13 miliardi di dollari di investimenti negli Stati Uniti nei prossimi quattro anni, 5,6 miliardi in Sud America, nuovi poli produttivi nel Mediterraneo, in India, in Malaysia. L’Italia? Oggi si producono meno di 400 mila autoveicoli, mentre in Spagna si superano i 2 milioni complessivi.
Mirafiori, simbolo di un’epoca, vive una lunga agonia. Gli ultimi anni “buoni” sono il 2006 e il 2007, con 218 mila auto prodotte. Dal 2008 in avanti inizia la stagione della cassa integrazione. Il 2025 segna il diciottesimo anno consecutivo di ammortizzatori sociali. I lavoratori si sono dimezzati, oggi circa 12 mila. Nel 2024 la produzione è scesa sotto le 30 mila unità. Non è una flessione temporanea. È una traiettoria chiara.
Nel frattempo sono arrivati segnali altrettanto eloquenti: la vendita di Magneti Marelli, la cessione di Comau, il passaggio di Iveco. Le nuove piattaforme per Fiat, Lancia e Alfa Romeo si sono allontanate da Mirafiori e da Melfi. La produzione si è spostata in Spagna, Polonia, Serbia, Marocco, Turchia, Brasile.

Di fronte a questo scenario, la CNA compie un salto logico e politico: basta attendere. Basta sperare che qualcuno, da altrove, decida di tornare. La proposta è un’altra: attrarre nuovi player internazionali. Portare qui un nuovo costruttore.
Perché il paradosso è evidente: Torino non è industrialmente fragile. È industrialmente pronta.
I dati sulle multinazionali estere presenti in Piemonte lo dimostrano. Operano 1.300 imprese a controllo estero, con 5.680 localizzazioni e 183 mila addetti. I ricavi sono in crescita, l’occupazione è solida, il 76% delle imprese prevede di confermare la propria presenza e il 15% di ampliarla. Non è un territorio in fuga. È un territorio attrattivo.
E soprattutto, quasi un terzo delle multinazionali converge proprio nell’automotive. Non è nostalgia. È vocazione industriale. È filiera vera.
Ancora più significativo è il dato sugli approvvigionamenti: l’86% delle multinazionali acquista prodotti e servizi sul mercato italiano e, tra queste, oltre l’86% si rifornisce in Piemonte. Significa che il tessuto produttivo locale funziona. Che è competitivo. Che è integrato nei processi globali.
Ed è qui che emerge l’immagine potente del “Compasso Manifatturiero”. Se si punta idealmente un compasso sulla Mole Antonelliana e si traccia un raggio di circa 35 chilometri, all’interno della Città Metropolitana si trova un ecosistema imprenditoriale unico al mondo. Un concentrato industriale che spazia dall’aerospazio alla nautica, dall’elettromedicale all’automotive, fino all’aftermarket. Aziende artigiane e PMI altamente specializzate, capaci di operare in modo complementare e integrato.
Non una singola grande fabbrica, ma una grande impresa diffusa. Per numero di attività, dipendenti, tecnologie, questo sistema rappresenta la vera grande azienda del territorio. Una piattaforma produttiva già pronta, che può mettersi al servizio di qualsiasi produttore internazionale.
E allora la domanda diventa politica. Anzi, istituzionale. La CNA chiede con forza al Comune di Torino, alla Regione Piemonte, alla Città Metropolitana e ai parlamentari eletti sul territorio di attivarsi concretamente per favorire l’insediamento di nuovi gruppi automobilistici interessati al mercato italiano ed europeo. Non slogan. Non convegni. Azioni.
Perché la partita non è solo industriale. È generazionale. Dare futuro all’ampio sistema manifatturiero significa evitare il progressivo depauperamento di un patrimonio imprenditoriale e occupazionale costruito in decenni. Significa impedire che competenze straordinarie si disperdano, che officine specializzate chiudano, che giovani ingegneri emigrino.
Il territorio ha dimostrato di sapersi reinventare, di saper diversificare, di saper attrarre investimenti. Ma nell’automotive possiede qualcosa di più: una memoria industriale trasformata in competenza contemporanea. Non è un museo del Novecento. È un laboratorio del futuro.
La sfida non è difendere il passato. È costruire il prossimo capitolo.
E allora sì, serve un nuovo costruttore. Serve qualcuno che guardi a Torino e non veda solo una storia gloriosa, ma un sistema pronto. Un ecosistema di PMI che può mettersi al servizio di qualsiasi produttore globale. Una Vehicle Valley che vuole tornare protagonista.
Non è una richiesta romantica. È un calcolo industriale. Torino ha già la filiera. Ha le competenze. Ha il sistema. Manca la decisione di scommetterci davvero.
Valorizzare il tessuto territoriale delle PMI per attrarre nuovi Players internazionali
Il Gruppo dirigente della CNA Torino e le imprese manifatturiere che rappresenta chiedono con forza alle Istituzioni di attivarsi, concretamente, per favorire l’insediamento di nuovi costruttori di autoveicoli perché ritengono il comparto automotive insostituibile, pur riconoscendo che nel corso degli ultimi decenni si sia compiuta una significativa diversificazione produttiva nel nostro territorio.
Da troppo tempo il dibattito sul futuro dell’auto a Torino e in Piemonte si avvita su sé stesso perché, in estrema sintesi, si limita a concentrarsi sulle richieste insistenti per un rinnovato impegno di Stellantis sul territorio affinché in particolare possa ripartire l’ex stabilimento di Fiat Mirafiori.
A nostro avviso, tuttavia, questa speranza è velleitaria e a dirlo sono i numeri e i fatti, ed in particolare il piano di investimenti presentato dal nuovo CEO di Stellantis, Antonio Filosa: negli Stati Uniti il gruppo ha annunciato un piano di investimenti per circa 13 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni con il lancio di cinque nuovi modelli e un aumento del 50% della produzione; nell’area del Sud America è previsto il lancio di 40 nuovi prodotti e lo sviluppo di propulsori bio-hybrid, operazioni che saranno sostenute da circa 5,6 miliardi di investimenti; Stellantis ha inoltre in programma nuovi investimenti produttivi nel bacino del Mediterraneo (Algeria, Marocco, Sudafrica, Egitto), in India e in Malaysia.
Un dato su tutti ci sembra significativo: oggi Stellantis costruisce direttamente in Italia meno di 400 mila autoveicoli, a fronte degli oltre 2 milioni di autovetture prodotte in Spagna da tutti i player europei.
Gli ultimi anni buoni per Mirafiori sono stati quelli tra il 2006 e il 2007, con una produzione pari a 218 mila auto. Dal 2008 in avanti è iniziata la cassa integrazione e il 2025 è stato il 18esimo anno consecutivo di utilizzo degli ammortizzatori sociali per i lavoratori di Mirafiori, che nel frattempo si sono dimezzati a quota 12 mila (fonte Il Sole 24 Ore). A fronte delle 94.710 auto prodotte nel 2022 e delle 85.940 nel 2023, lo stabilimento è sceso sotto le 30 mila unità nel 2024.
Segnali evidenti di un progressivo disimpegno del gruppo dal nostro territorio che trovano ulteriori conferme nella cessione di Iveco a Tata Motors nel 2025, preceduta dalla vendita del gruppo Magneti Marelli nel 2019 e di Comaunel 2024.
Il gruppo Stellantis non ha certamente smesso di produrre automobili, semplicemente a Torino e all’Italia intera ha preferito altri siti produttivi: in Spagna, Polonia, Serbia, Marocco, Turchia, Brasile. Le nuove piattaforme per la produzione dei veicoli a marchio Fiat, Lancia e Alfa Romeo si sono così allontanate da Mirafiori e da Melfi, dove nascevano le auto made in Italy.
E questo non certo perché nel nostro Paese non possano più nascere progetti imprenditoriali nel comparto automotive, come ben dimostra l’esperienza della DR, fondata da Massimiliano Di Risio a Macchia d’Isernia in Molise, che presto rilancerà anche lo storico marchio OSCA (Bologna, 1947), con il quale intende entrare nel segmento delle auto di lusso e sviluppare una filiera di fornitura in Italia.
Nel frattempo il colosso cinese BYD ha già annunciato, a fine gennaio, di essere entrato nel cuore della filiera automotive piemontese coinvolgendo 85 fornitori locali, in vista di una prossima espansione europea.
Torniamo ai numeri e ad una differente proposta di lettura. In Piemonte operano già 1.300 imprese a controllo estero, con ricavi in aumento (+8%), occupazione solida e intenzioni di permanenza e crescita sul territorio. È quanto emerge dalla seconda indagine sulle imprese multinazionali estere (Mne) presenti sul territorio regionale, presentata a metà gennaio 2026 da Unioncamere Piemonte presso la sede istituzionale della Camera di commercio di Torino.
Considerato il loro peso sull’economia del territorio – 1.300 imprese, 5.680 localizzazioni, 183 mila addetti – l’indagine svolta nel 2025 ha avuto come obiettivo quello di delineare le principali caratteristiche delle Mne.
Questi numeri ci dicono chiaramente che a Torino e in Piemonte si può produrre, che esistono condizioni localizzative interessanti e che molto si può ancora fare per avvicinare medie e grandi imprese straniere.
I punti di forza che le multinazionali estere apprezzano maggiormente nel nostro territorio sono la capacità innovativa, la presenza di un tessuto di PMI, l’efficienza delle infrastrutture digitali, la qualità del sistema formativo (professionale, tecnico, tecnologico terziario) e accademico (Politecnico, Università degli Studi), oltre all’eccellenza delle risorse umane e a una buona qualità della vita.

Rosanna Ventrella Grimaldi
Non è un caso che, nel futuro prossimo, il 76% di esse preveda di confermare la propria presenza in Piemonte e il 15%di ampliarla.
Per queste realtà risulta però essenziale il supporto offerto dalle Istituzioni locali, dall’attrazione di investimenti ai servizi di ascolto e aftercare che contribuiscono al radicamento dell’impresa nel lungo periodo.
A questo proposito, va evidenziato che la CNA Torino ha messo in campo, a partire dal 2025, il progetto “Focus Manifattura”, con lo specifico compito di approfondire i temi dell’attrattività del capitale umano a fini competitivi e imprenditoriali.
Le multinazionali estere costituiscono un asset strategico per l’economia del nostro territorio, garantendo occupazione qualificata e competitività sui mercati globali.
Lo studio evidenzia il forte radicamento delle imprese censite e l’attenzione prioritaria ai temi della sostenibilità, della digitalizzazione e dell’innovazione dei processi interni. I dati confermano che il Piemonte continua a rappresentare un terreno fertile per gli investimenti esteri, grazie alla qualificazione delle risorse umane e a sistemi di supporto avanzati.
In questo scenario il Ceipiemonte svolge un ruolo fondamentale, operando nell’ambito dell’attrazione degli investimenti e del marketing territoriale. È la dimostrazione concreta di come il modello piemontese di collaborazione tra istituzioni possa funzionare quando viene attivato in modo coordinato ed efficace.
Dal punto di vista del numero di addetti, il valore medio varia sensibilmente a seconda dei settori: si passa dai 295 addetti medi nell’automotive ai 44 dell’industria tessile. Il 31,2% delle imprese si caratterizza come media impresa (tra i 50 e i 249 addetti), il 10% come grande impresa con oltre 249 addetti, mentre un quarto delle imprese conta meno di 10 addetti. La restante quota si colloca nella fascia tra i 10 e i 49 addetti.
Per quanto riguarda il fatturato, nel 2024 un terzo delle imprese ha superato i 50 milioni di euro, mentre un’analoga quota ha registrato ricavi compresi tra i 10 e i 49,9 milioni di euro.
La maggior parte delle multinazionali estere presenti sul territorio regionale è controllata da imprese europee, con una prevalenza di quelle francesi (20%) e tedesche (19%). Il primo Paese extraeuropeo per presenza di controllanti è rappresentato dagli Stati Uniti, che detengono il 12% delle multinazionali insediate.
Tre imprese su dieci si sono insediate in Piemonte prima del 2000, ma la maggioranza ha avviato l’attività tra il 2010 e il 2019 (34,1%), mentre l’8,3% è arrivato dopo il 2020.
Quanto alle modalità di insediamento, prevalgono gli investimenti brownfield (57%), ossia l’acquisizione del controllo di imprese già esistenti. Gli investimenti greenfield, che comportano la creazione ex novo di attività produttive, rappresentano il 43%. Incrociando anno e modalità di ingresso, emerge una prevalenza di investimenti greenfield prima del 2010, mentre negli anni successivi è cresciuto il peso delle operazioni brownfield.
Oltre la metà delle imprese è presente sul territorio in qualità di unità produttive-operative, mentre il 37% opera attraverso uffici commerciali.
Dal punto di vista settoriale, quasi un terzo delle multinazionali (31,8%) converge nell’automotive, un dato fortemente influenzato dal contesto localizzativo privilegiato e dalla presenza di un indotto strutturato e articolato di artigiani e PMI specializzati nella produzione di parti e componenti per l’industria dei mezzi di trasporto.
È inoltre significativo che l’86% delle multinazionali acquisti prodotti e servizi sul mercato italiano; tra queste, l’86,3% si approvvigiona in Piemonte e il 6,8% lo fa in modo esclusivo.
Tutti questi elementi confermano che il nostro territorio è fortemente attrattivo dal punto di vista manifatturiero e che ciò rappresenta una leva strategica ulteriore per avvicinare nuovi e importanti player internazionali dell’automotive.
L’indagine di Unioncamere rimette di fatto al centro della nostra attenzione il concetto di “Compasso Manifatturiero”, ideato da CNA Torino e proposto per la prima volta nel corso di un festival di dibattiti e riflessioni svoltosi al Sermig il 18 giugno 2022.
Se puntiamo idealmente un compasso sulla punta della Mole Antonelliana e tracciamo una circonferenza di circa 35 chilometri, restando all’interno del perimetro della Città Metropolitana, troviamo un ecosistema imprenditoriale unico al mondo, popolato da aziende artigiane e PMI altamente specializzate, capaci di operare in qualsiasi comparto in modo complementare e integrato: dalla nautica all’aerospazio, dall’elettromedicale all’automotive, compreso il sistema aftermarket.
Aziende che possono oggi mettersi al servizio di qualsiasi produttore.
A tutto ciò si è aggiunta la recente attivazione dell’Associazione Vehicle Valley, di cui CNA Torino è socio fondatore, con l’obiettivo di curare il sistema autoveicolare torinese e potenziarne le traiettorie internazionali.
Alle Amministrazioni comunali, e in particolare alla Città di Torino, alla Regione Piemonte, alla Città Metropolitana di Torino e ai parlamentari eletti nel nostro territorio, chiediamo pertanto di adoperarsi per favorire, in ogni modo, l’avvicinamento di nuovi gruppi automobilistici internazionali interessati al mercato italiano ed europeo.
Dare futuro all’ampio sistema manifatturiero di questo territorio, che noi chiamiamo “Compasso Manifatturiero” e che rappresenta nel suo insieme la nuova grande impresa del nostro territorio – per numero di attività, dipendenti diretti, tecnologie – è la sola grande occasione che ci rimane per assicurare uno sviluppo alle nuove generazioni.
Il nostro sistema manifatturiero territoriale esprime una capacità organizzativa e produttiva che, nelle condizioni precedentemente descritte, è necessario sfruttare pienamente, pena il progressivo depauperamento del patrimonio imprenditoriale e occupazionale.
Il Presidente CNA Meccanica Torino
Riccardo Scanferla
La Presidente CNA Torino
Rosanna Ventrella Grimaldi
Il Presidente Aggregazione CNA Produzione Torino
Mirko Ferraro
Il Segretario CNA Torino
Filippo Provenzano
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