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30 Gennaio 2026 - 15:18
Ucciso dall’Ice negli Usa: Alex Pretti aveva radici in Canavese. Il 1° marzo una Messa in sua memoria
Sarà celebrata sabato 1° marzo, nella chiesa parrocchiale di Locana, una messa in ricordo di Alex Jeffrey Pretti, l’infermiere statunitense di 37 anni ucciso il 24 gennaio a Minneapolis, negli Stati Uniti, durante un intervento delle forze federali legato alle operazioni dell’Ice. La funzione religiosa è stata organizzata dopo che, nelle settimane successive alla tragedia, è emerso con maggiore chiarezza il legame familiare tra Pretti e il Canavese: una parte del ramo materno della sua famiglia era originaria proprio di Locana.
La notizia della messa ha avuto un’immediata eco in Valle Orco e nel territorio canavesano, perché restituisce una dimensione locale a un fatto di cronaca internazionale che ha già scatenato proteste e polemiche negli Stati Uniti. Locana, in questo caso, non è soltanto un riferimento genealogico: diventa un luogo di memoria, un punto di contatto tra la comunità di oggi e la storia di emigrazione che, nei primi anni del Novecento, portò molte famiglie del territorio a cercare fortuna oltreoceano.
Secondo quanto ricostruito, le origini canavesane di Alex Pretti si legano al cognome Chiapusio. Nei primi anni del secolo scorso Maria Anna Giachino e il marito Antonio Chiapusio lasciarono l’Italia per trasferirsi in America. Dopo la morte prematura del coniuge, Maria Anna si risposò con Domenico Chiapusio, fratello di Antonio. Dalla nuova unione nacquero quattro figli, tra cui Margaret, la nonna di Alex Pretti. Margaret, che lavorava come maestra d’asilo, sposò poi Henry Pretti, discendente di una famiglia arrivata negli Stati Uniti dal Trentino. Dal matrimonio nacquero quattro figli, tra cui Michael, padre di Alex.
Un intreccio familiare tipico delle grandi ondate migratorie del Novecento: rami che si spostano, cognomi che cambiano forma, ma radici che continuano a riaffiorare anche a distanza di generazioni. Ed è proprio quel legame con Locana che oggi porta il Canavese a ricordare Pretti non come una figura lontana, ma come un giovane con una storia familiare che passa anche da qui.
Alex Jeffrey Pretti viveva negli Stati Uniti ed era un infermiere specializzato in terapia intensiva. Lavorava per il Dipartimento degli Affari dei Veterani (Veterans Affairs), un settore delicato della sanità pubblica americana che si occupa dell’assistenza ai veterani. La sua uccisione, avvenuta a Minneapolis, ha avuto un forte impatto mediatico non solo per la professione della vittima, ma soprattutto per le circostanze in cui è maturata: un contesto di tensione crescente attorno alle operazioni federali legate al controllo dell’immigrazione.

Alex Pretti
La dinamica della sparatoria è al centro di una ricostruzione ancora controversa. Le autorità federali hanno sostenuto che l’uomo rappresentasse una minaccia per gli agenti intervenuti. Tuttavia, nei giorni successivi sono circolati filmati e testimonianze che hanno alimentato dubbi e richieste di chiarimenti, contribuendo ad accendere ulteriormente il caso e a trasformarlo in un tema di dibattito nazionale negli Stati Uniti.
L’episodio si inserisce in una fase già segnata da proteste e scontri a Minneapolis, dove le operazioni dell’Ice e della Border Patrol hanno provocato manifestazioni e momenti di forte tensione in più occasioni. La morte di Pretti, in particolare, ha finito per diventare un simbolo per una parte dell’opinione pubblica americana: da un lato c’è chi chiede trasparenza e indagini indipendenti sull’uso della forza da parte delle agenzie federali, dall’altro chi difende la necessità di interventi energici nelle operazioni di sicurezza.
Nei giorni successivi alla sparatoria, le autorità hanno confermato l’avvio di verifiche interne. Gli agenti coinvolti sarebbero stati sospesi dal servizio per consentire lo svolgimento degli accertamenti. Parallelamente, negli Stati Uniti si è aperto anche un fronte politico e giudiziario: il caso è finito sotto osservazione per le possibili implicazioni legate a responsabilità operative e procedure di intervento.
Intanto, a migliaia di chilometri di distanza, il Canavese si prepara a un momento di raccoglimento che riporta tutto a una dimensione più umana e concreta. La messa del 1° marzo a Locana sarà un’occasione per ricordare Alex Pretti e per sottolineare quel filo che, nonostante il tempo e la distanza, continua a unire le comunità di origine con i discendenti dell’emigrazione italiana.
La celebrazione in chiesa arriva mentre l’attenzione sul caso resta alta. In America si attendono sviluppi sulle indagini e sulla ricostruzione ufficiale della dinamica, mentre continuano a emergere dettagli sul contesto in cui è maturata la tragedia. Anche per questo, la messa di Locana assume un significato preciso: non solo memoria, ma anche un modo per ribadire che dietro una vicenda internazionale ci sono persone, famiglie, territori.
E in questo caso, quel territorio è il Canavese. Con un nome, un paese, e una data già segnata: 1° marzo, Locana.
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