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29 Gennaio 2026 - 23:33
L'assessora Gabriella Colosso
Ivrea è una città moderna. Lo dice spesso. Lo ripete. Ogni tanto ci crede anche. È una città dalla mobilità sostenibile, che punta all’aria pulita, che ha la visione lunga. Talmente lunga che spesso non si vede dove finisce. L’ultima prova di modernità arriverà sotto forma di ledwall, pannelli luminosi per indicare i posti auto disponibili. Una cosa europea, civile, intelligente. In teoria.
Poi però Ivrea fa Ivrea. E il plurale diventa singolare. Il ledwall è uno solo. Uno, forse installato alla fine di corso Re Umberto. Indicherà solo ed esclusivamente i posti disponibili in via Piave, via Cavour e piazza Ferrando. Fine del progetto, fine della visione, fine dell’Europa.
Immaginate la scena, perché va immaginata lentamente e guai a chi ride. Sul pannello compare la scritta rassicurante: “1 posto disponibile”. Un’auto si infila. Il numero non cambia. Se ne infila un’altra. Poi una terza. Nessuno sa più nulla. In via Cavour esplode il caos: clacson, inversioni creative, sguardi di odio, macchine in coda, smog. Un’esperienza immersiva, più che un servizio.
Nel frattempo, poco più avanti, piazza Freguglia osserva in silenzio, magari con settanta posti liberi. Settanta. Un paradiso asfaltato. Ma sul ledwall non appare nulla. Nemmeno mezzo numero. Nemmeno un accenno. Perché? "Perché non si può...". Lo ha spiegato l’assessora al commercio Gabriella Colosso durante l’ultima Commissione commercio. "È già tutto fatto!".
E quando è già tutto fatto, a Ivrea, è inutile discutere.
Eppure di questo si è discusso nell’ambito della Commissione commercio presieduta da Massimiliano De Stefano (Azione Italia Viva). Presenti anche i consiglieri Andrea Cantoni (Fratelli d'Italia), Habib Benoukaiss (Pd) e Vanessa Vidano (Viviamo Ivrea). Ed è lì che si è scoperto il prezzo della modernità eporediese: 65 mila euro dal Comune, 42 mila dalla Regione. Totale: 107 mila euro. Per un pannello. Uno.
Quando Andrea Cantoni lo ha sentito per poco non gli prendeva un coccolone. Ha provato a fare una domanda di quelle che sembrano sensate.

In foto Vanessa Vidano, Massimiliano De Stefano e Andrea Cantoni
«Ma non avrebbe avuto più senso farlo in piazza Freguglia, dove i posti ci sono davvero?».
La risposta dell’assessora è stata definitiva, quasi filosofica: “No. Perché costava troppo. I soldi non bastavano e Ivrea Parcheggi (la municipalizzata del Comune) non vuole mettere un euro…”.
Cantoni non l’ha presa benissimo. «Follia assoluta. Ivrea Parcheggi fa utile e non caccia un euro. È una follia...», s’è inalberato.
“Tutto questo è contraddittorio rispetto a quello che ci raccontano - ci dice dopo - Perché lo sanno tutti che via Cavour, via Piave e piazza Ferrando sono sempre piene. Lì non ci sono posti. Non ci sono oggi, non ci saranno domani e neppure in un universo parallelo. A chi non conosce la città, al turista, daremo delle indicazioni sbagliate... Sarà come farlo giocare a mosca cieca. Così serve a niente. Soldi buttati…”.
“Si potrebbe cambiare? No! - mi ha risposto - È tutto chiuso. Colosso l’ha rivendicata come scelta della Giunta, a causa dell’eccessivo costo che si sarebbe dovuto sostenere per Piazza Freguglia. Della serie: i soldi per i progetti seri non li abbiamo, facciamo solo la versione in piccolo e inutile”
Insomma dopo il progetto dei “gatti incarcerati” quello degli automobisti intrappolati come topi e il cerchio si chiude. Un capolavoro …
Sullo sfondo una giunta che dice di voler togliere il traffico dal centro e installa un pannello luminoso che invita le auto a entrare proprio nel cuore della Ztl, ignorando l’unica piazza dove parcheggiare è ancora possibile.
E quest'ultima osservazione non è nostra, ma pare l’abbia sottolineata con gli occhi stralunati il presidente De Stefano… Una visione raffinata: meno traffico, ma concentrato. Sostenibile, ma nervoso.
Ivrea è una città moderna. Certo. Solo che, a forza di guardare il futuro, continua a sbattere contro il presente.
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