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27 Gennaio 2026 - 10:23
Vinci il concorso, poi lo Stato cambia le regole.... Dirigenti scolastici sul piede di guerra
Hanno vinto un concorso pubblico. Hanno studiato per mesi, superato prove selettive, affrontato graduatorie, attese e rinvii. E oggi scoprono che lo Stato ha deciso di cambiare le regole quando la partita era già finita.
È da qui che nasce la lettera aperta firmata dai vincitori del concorso ordinario per dirigenti scolastici di diverse regioni italiane, tra cui Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana e Marche. Una lettera che non usa toni urlati, ma che mette nero su bianco una denuncia pesante: una scelta normativa che rischia di cancellare diritti già acquisiti.
Il problema esplode con la legge di bilancio 2025. Dentro una manovra economica approvata con voto di fiducia è stata inserita una modifica che riguarda direttamente le assunzioni dei dirigenti scolastici. Una modifica che, spiegano i firmatari, “stravolge gli impegni presi dallo Stato” e rimette tutto in discussione.
Per capire cosa sta succedendo bisogna fare un passo indietro.

Negli ultimi anni il Ministero ha attivato due canali di reclutamento: il concorso ordinario, aperto a tutti, e un concorso riservato. Nel 2024, per coprire rapidamente i posti vacanti, si è fatto ampio ricorso al concorso riservato. Una scelta che aveva però una contropartita chiara: i posti utilizzati in anticipo sarebbero stati restituiti al concorso ordinario negli anni successivi.
Una garanzia scritta nelle norme e ribadita più volte. Una garanzia su cui molti vincitori hanno costruito aspettative legittime.
Oggi quella promessa vacilla.
Con la nuova legge di bilancio, il meccanismo di restituzione dei posti è stato cancellato. Tradotto in parole semplici: i posti che dovevano tornare ai vincitori del concorso ordinario potrebbero non tornare più.
“Non stiamo chiedendo scorciatoie – scrivono i firmatari – ma il rispetto di regole che erano chiare quando abbiamo partecipato e vinto il concorso”. Una frase che sintetizza bene il senso della protesta: non una battaglia corporativa, ma una questione di correttezza istituzionale.
Il nuovo assetto normativo, infatti, rischia di produrre situazioni paradossali. In alcune regioni potrebbe accadere che vengano assunti più dirigenti dal concorso riservato che da quello ordinario. Un ribaltamento che, secondo i vincitori, “svuota di significato il concorso pubblico come strumento di selezione basato sul merito”.
C’è poi un altro aspetto che preoccupa, forse ancora di più. La norma potrebbe creare disuguaglianze tra vincitori dello stesso concorso. Alcuni assunti subito, altri lasciati in attesa indefinita, non per mancanza di posti ma per una scelta normativa sopravvenuta.
“Essere vincitori non dovrebbe avere scadenza – osservano – e non può dipendere dal momento in cui si entra in ruolo o dalla regione in cui si è collocati”. Un principio semplice, che richiama direttamente la parità di trattamento sancita dalla Costituzione.
I numeri rendono la questione ancora più concreta. Prima dell’entrata in vigore della legge di bilancio risultavano ancora da restituire decine di posti: quasi cento in Lombardia, oltre sessanta in Veneto, più di trenta in Piemonte. Posti che ora rischiano di essere definitivamente persi.
Secondo i firmatari, questa situazione espone anche lo Stato a un rischio evidente: un’ondata di ricorsi. “Una norma che crea disparità tra vincitori dello stesso concorso non può che generare contenzioso”, si legge nella lettera, con conseguenze sul buon andamento della Pubblica Amministrazione.
Per questo l’appello finale è diretto e trasversale. Ai sindacati, chiamati a non restare in silenzio. Alla politica, di maggioranza e di opposizione, sia a livello nazionale sia regionale. L’obiettivo è uno solo: ripristinare un meccanismo che garantisca il rispetto degli impegni presi.
“Chiediamo che venga salvaguardato ciò che era stato promesso – scrivono – non solo per tutelare i vincitori del concorso ordinario, ma per difendere la credibilità delle istituzioni”.
Perché il punto, alla fine, va oltre la scuola. Se lo Stato può cambiare le regole dopo un concorso pubblico già concluso, allora il problema riguarda tutti. Riguarda la fiducia nei concorsi, nelle leggi, nelle parole delle istituzioni.
Insomma: non si cambiano le regole in corsa. E se lo si fa, non ci si può stupire quando chi ha rispettato quelle regole decide di farsi sentire.
I vincitori della Lombardia: Crispino Pasquale, Pascarella Violanda, Ramundo Luana Maria, Guglielmo Garofalo, Francesca Scisci, Francesca Barcellari, Marco Lavaggi, Domenico Barone, Rosella Pauletti, Simone Rossi, Angelo Avitabile, Eva Zappimbulso, Alessandra Cenci, Francesco Fumagalli, Marco Plebani, Feliciana Capretta, Giuseppe Alberti, Monica Faustini, Michela Zanoletti, Rossella Fusco, Franca Di Mauro, Giovanni Mascotto, Luigi Petta, Benedetta Ambrosi, Chiara Pasqualini, Monica Faustini, Luigi Ernesto Arrigoni, Jusy Iuliano, Maurizio d’Adamo, Valentina Berisonzi, Lorena Figini
I vincitori del Piemonte: Gregorio Alessandra, Schito Lucia, Chiara Tinuzzo, Valentina Chiesa, Angelo Borreca, Sonia Santandrea, Emanuele Capozzi, Moreno Gallo Carrabba, Leila Pedrazzi, Monica Grilli
I vincitori del Veneto: Crulli Lamberto, Lo Friddo Giuseppe, Elena De Bianchi, Petrosino Antonio, Pagano Annunziata, Paola Battistin, Nicola Sgarbossa, Teresa Bressan, Paolo Retinó, Rebecca Pellegrini, Vittoria Bevilacqua, Maria Rita Cortese, Roberta Olivotto, Monica Caeran, Massimiliano Lettieri, Roberta Viel, Marco Antonello, Linea Vincenzo, Tommaso Donatucci, Anita Dalle Donne, Stefania Piazza
I vincitori della Toscana: Sveva Ricci, Chiara Esposito, Samantha Donati, Pierluigi Martano, Lucia Schito
I vincitori delle Marche: Olimpia Natelli
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