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Pianeta sanità
26 Gennaio 2026 - 16:47
Nadia Conticelli e Daniele Valle
La rete oncologica piemontese resta una eccellenza riconosciuta a livello europeo, l’unica in Italia accreditata nella nuova rete europea dell’oncologia. Un primato che però rischia di restare più sulla carta che nella vita reale dei pazienti, schiacciato da problemi strutturali che nulla hanno a che vedere con la mancanza di risorse economiche e molto, invece, con le croniche inefficienze del sistema sanitario regionale.
È quanto emerso con chiarezza durante l’audizione in Quarta Commissione regionale, dove sono stati ascoltati i responsabili della Rete oncologica del Piemonte, i professori Giovanni Comandone, Carlo Airoldi e Federico Aglietta. Un confronto che ha messo nero su bianco tutte le contraddizioni di un sistema che funziona sulla carta, ma si inceppa nella pratica quotidiana.

Il nodo principale è quello dell’uniformità e della tempestività nella presa in carico del paziente oncologico: dalla diagnosi, alla cura, fino al delicatissimo post-cura. Un percorso che dovrebbe essere universale e uguale per tutti, ma che oggi rischia di diventare una lotteria territoriale. A pesare non è tanto la carenza di fondi, quanto problemi endemici come la mancata integrazione dei sistemi informatici e, soprattutto, un rapporto sempre più conflittuale con il Garante della privacy, che in Piemonte continua a bloccare qualsiasi reale sviluppo della telemedicina.
Senza strumenti digitali efficaci, spiegano i responsabili della rete, diventa quasi impossibile costruire una vera rete oncologica territoriale, soprattutto in una regione complessa come il Piemonte, con aree montane, zone interne e una popolazione mediamente anziana. Oggi, paradossalmente, non è consentito nemmeno collegare lo specialista oncologo con il computer personale del paziente a casa, né inviare comunicazioni digitali in sostituzione del cartaceo. Una situazione che frena l’innovazione e rende la presa in carico più lenta, frammentata e diseguale.
Da qui la proposta, emersa chiaramente in Commissione, di istituire un gruppo di lavoro bipartisan per sbloccare questi ostacoli. Una proposta che il Partito Democratico raccoglie senza tentennamenti. Come sottolineano i consiglieri regionali del Pd Nadia Conticelli e Daniele Valle è necessario «sbloccare il sistema per dare concretezza a progetti innovativi che oggi restano fermi ai blocchi di partenza».
Progetti che incidono direttamente sulla vita delle persone: dal sostegno economico diretto contro la tossicità finanziaria oncologica, ovvero il peso insostenibile dei costi di cura che grava su molte famiglie, alla oncogeriatria, sempre più centrale in una società che invecchia, fino ai percorsi ospedalieri urgenti dedicati ai pazienti oncologici, che oggi finiscono per intasare i Pronto Soccorso, con tutte le conseguenze del caso.
Altro tema critico emerso durante l’audizione è quello dei tempi diagnostici. La rete oncologica prevede protocolli chiari: cinque giorni per la presa in carico e trenta giorni per la consulenza multidisciplinare che definisce il percorso di cura. Tempi che però, nella realtà, vengono spesso dilatati dal problema ormai cronico delle liste d’attesa, che finiscono per colpire anche una rete che dovrebbe essere un modello di efficienza.
Infine, ma tutt’altro che marginale, la questione della specializzazione dei presidi. Non fare tutto dappertutto, ma puntare su una rete di centri di riferimento organizzati secondo il modello hub e spoke. Una scelta già compiuta dal Piemonte oltre dieci anni fa, con la DGR del 23 maggio 2015, che individuava i centri di riferimento oncologici per specifiche patologie – dall’ipofisi ai tumori cutanei, dal fegato al colon-retto, dal pancreas allo stomaco, fino a testa-collo, polmoni e area urologica – sulla base dei criteri fissati dalla DGR del 31 marzo 2014, che istituiva anche i pilastri della rete: gruppi interdisciplinari di cura, percorsi di cura e centri di accoglienza servizi.
Il Piemonte fu la prima regione italiana a muoversi in questa direzione. Una progettualità che oggi, come ricordano Daniele Valle, vicepresidente della Commissione Sanità e consigliere regionale PD, e Nadia Conticelli, non può restare al palo. Perché l’eccellenza, se non viene resa accessibile, uniforme e tempestiva, rischia di diventare solo uno slogan. E la sanità, soprattutto quella oncologica, non può permetterselo.
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