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23 Gennaio 2026 - 00:20
Ivrea dimentica Willy
Il 20 gennaio è passato. E a Ivrea non se n’è accorto nessuno.
Era la Giornata del Rispetto, istituita a livello nazionale in memoria di Willy Monteiro Duarte, e l’Amministrazione comunale ha scelto il silenzio. Nessun gesto pubblico, nessun messaggio istituzionale, nessuna iniziativa. Come se quella ricorrenza non esistesse. Come se non riguardasse anche questa città.
A ricordarlo è stato soltanto il consigliere comunale Massimiliano De Stefano, che sul proprio profilo Facebook ha richiamato il senso profondo di quella giornata, citando le parole di una scuola: «Un’occasione importante per dire no a bullismo e discriminazioni, mettendo al centro la dignità di ogni persona». Parole semplici, chiare, che spiegano meglio di qualsiasi comunicato perché il 20 gennaio non è una data qualunque.
Willy Monteiro Duarte è stato ucciso a 21 anni per aver fatto una cosa elementare e, allo stesso tempo, sempre più rara: difendere un amico. Nato a Roma nel 1999 da una famiglia originaria di Capo Verde, cresciuto tra Paliano e Fiuggi, studiava all’Istituto Alberghiero e lavorava come aiuto cuoco. La notte del 6 settembre 2020, a Colleferro, intervenne durante una lite. Non era un violento, non era un “duro”. Era un ragazzo normale. È stato massacrato di botte da un branco. Per questo è morto.
Lo Stato italiano ha riconosciuto il valore di quel gesto. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha conferito la Medaglia d’Oro al Valor Civile. Il suo nome è entrato nelle leggi, con l’istituzione della Giornata del Rispetto, fissata proprio il 20 gennaio, giorno della sua nascita, e con il cosiddetto Daspo Willy, pensato per contrastare la violenza nei luoghi della movida. Nelle scuole, la sua storia viene raccontata come esempio di altruismo, di coraggio, di scelta consapevole contro la violenza e l’indifferenza.
Anche Ivrea, lo scorso settembre, aveva fatto la sua parte. Il Consiglio comunale aveva approvato una mozione che impegnava la Giunta a dedicare a Willy uno spazio della città: una via, una piazza, un giardino, una targa. Un atto chiaro e condiviso, pensato proprio per trasformare la memoria in qualcosa di visibile e concreto, capace di parlare alle nuove generazioni e di restare nel tempo.
Poi, però, il tempo è passato. E con lui anche gli impegni.
Il 20 gennaio 2026 è arrivato e se n’è andato senza che da Palazzo civico arrivasse un segnale. Nessuna iniziativa pubblica, nessun richiamo ufficiale, nessuna traccia visibile di un percorso avviato. Insomma, una delle tante mozioni approvate (quasi all’unanimità) e poi lasciate a marcire in un cassetto, tra buone intenzioni e priorità sempre rimandate.
La memoria, però, non funziona così. O si coltiva, o si perde. Non vive di atti formali né di votazioni archiviate, ma di gesti continui, di presenza, di coerenza. Ricordare Willy non significa soltanto intitolare qualcosa, ma dimostrare che i valori per cui è morto – rispetto, dignità, rifiuto della violenza – non sono buoni solo per i discorsi solenni o per le commemorazioni a comando, ma fanno parte della quotidianità di una comunità.
A Ivrea, il 20 gennaio è passato nel silenzio.
E il silenzio, quando si parla di rispetto, è già una risposta.
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