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Il Canavesano imbruttito

La guerra come chiacchiera da bar: quando morire al fronte diventa noioso

Dalle “guerre giuste” ai tifosi armati, passando per NATO, democrazia esportata e carneficine umanitarie: il fallimento morale e politico dell’Occidente raccontato senza ipocrisie

La guerra come chiacchiera da bar: quando morire al fronte diventa noioso

La guerra come chiacchiera da bar: quando morire al fronte diventa noioso

Alla fine ci sono riusciti, sono riusciti a far parlare di guerra un po’ tutti, allo stesso modo di come si parla di calcio, ormai la guerra è entrata nel parlare, anzi, nel chiacchierare quotidiano, quindi, potrebbe sembrare superfluo, addirittura scontato, parlarne ancora. Pochi giorni fa, sulla scorta della notizia dell’ennesimo italiano partito volontario per combattere contro l’esercito risso con addosso l’uniforme delle milizie ucraine, da un ragazzo che forse non aveva neanche 25 anni, mi sono addirittura sentito dire “Che noia questa guerra, quasi quasi parto anch’io, tanto qui non ho niente da fare e almeno non ne sento più parlare”. Intanto, anche se a certe notizie viene lasciato poco spazio, in Ucraina sono già diversi i volontari italiani caduti al fronte ed allora credo, invece, che possa essere utile parlare di guerra, ma parlarne in maniera diversa. Per cominciare, la si smetta di parlare di “guerre giuste”, le “guerre giuste” non esistono e non sono mai esistite! La si smetta di dire cazzate, di confondere la gente, di parlare di lotta all’inquinamento, niente inquina e uccide più delle guerre. Si cominci a rappresentare gli interessi degli italiani, oggi addirittura costretti, per mere motivazioni politiche, a pagare il gasolio più della benzina. Si cerchi di far ragionare le persone, di creare lavoro e prospettive positive per il futuro, non si lasci che i nostri ragazzi vadano a morire per una guerra che non è loro, non è nostra, che comunque finirà, non ci porterà nulla di buono. Qualcuno, fra quelli che dicono di rappresentare l’Italia, ben vestiti e molto ben pagati, spieghi ai nostri giovani che non bastano ore, giorni, mesi e anni, spesi a combattere sui videogiochi per fare un soldato. 

Cosa c’è di giusto nell’andare al fronte a uccidere gente che nemmeno si conosce? Cosa c’è di giusto nel tornare in Patria dentro una bara di metallo?

Non sono state giuste le “Crociate”, non è stata giusta l’evangelizzazione forzata delle popolazioni delle Americhe e di quelle Australi, evangelizzazione, condotta con una ferocia sino ad allora mai vista sui campi di battaglia, che nascondeva grandi interessi economici e mire di potere. Si sono cancellate dalla faccia della Terra intere popolazioni e intere civiltà nella “pelosa” lotta al paganesimo ed ora si vorrebbe continuare a fare la stessa cosa, non più in nome di Dio ma in nome della “democrazia” e della “libertà”, per liberare il mondo dai “dittatori”, dalla “droga”, dal “terrorismo” e da qualsiasi cosa o persona non piaccia al “libero” e “democratico” Occidente dove, fra l’altro, si consumano più droghe che nel resto del mondo. 

Non trovo giusto esportare con l’uso della forza il nostro modello di vita, sempre più simile a quello americano, in altri Paesi; non lo trovo democratico e non riesco a vedere nulla di umanitario nella carneficina di Gaza, nel rapimento di Maduro e nel colpo di Stato in Venezuela. Non ho visto civilizzazione in ciò che abbiamo combinato in Serbia, in Iraq, in Afghanistan e in Libia.

Cosa vuol dire civilizzare un popolo che già aveva una sua civiltà? Chi stabilisce cos’è e chi è più civile? Magari ad altre latitudini siamo noi ad essere considerati incivili, ma poi, noi che vorremmo essere i creatori della “tolleranza”, com’è che siamo così intolleranti nei confronti di chi vive rispettando usi, costumi, tradizioni e credi religiosi diversi dai nostri? Ma dove sta scritto che il nostro modello di vita, importato “gratis” direttamente dagli U.S.A., sia quello giusto e dove sta scritto che oggi, finita la stagione degli omaggi, per esportare l’illuminato stile di vita occidentale, sia necessario ricorrere a bombe, missili e al “sacrificale” versamento di sempre nuovo sangue, necessario ad ingraziarsi l’esigente e spietato “dio denaro”? 

Noi in quello che ancora viene descritto, sebbene non lo sia più da tempo, come il “ricco Occidente”, siamo portati a credere di vivere in democrazia, ma alla luce di quanto sta accadendo, chi, in buona fede, si può ancora dire certo che la “democrazia occidentale” sia una reale garanzia di pace?

Riflettere sulle promesse, le delusioni, i colpi di scena della storia è più necessario che mai, ormai nulla è rimasto dell’idea di pace perpetua che ingenuamente la gente ha creduto potesse essere garantita dalla N.A.T.O. e dal rispetto degli accordi e dei diritti internazionali. E’ essenziale comprendere il passato per ridare slancio alla lotta contro i crescenti pericoli di guerra, i nostri politici, tutti, indipendentemente dal fatto che si professino di destra, di centro o di sinistra, hanno fallito e l’hanno fatto nel peggiore dei modi. 

Siamo nel XXI° secolo e sembra di essere tornati allo sgretolamento dell’Impero Romano, nella ferocia, nella corruzione e nel disprezzo della vita umana, oggi molto ben rappresentato dal decadente “Impero Americano”. La storia che sin dalle elementari abbiamo studiato ci ha proposto in primo piano, rispetto a personaggi che avrebbero meritato sicuramente più spazio, condottieri, imperatori, monarchi ed anche papi, che la storia l’hanno modellata secondo le loro mire espansionistiche e le loro convenienze economiche. Il mondo senza guerre, che tanti in buona fede auspicano e tanti in mala fede dicono di auspicare, alla fine, pare ottenibile sempre e solo con nuove guerre, nuove stragi e nuove atrocità. 

Ora la guerra è nuovamente in Europa e pare che alla fine, così come fu ai tempi dell’attacco alla Serbia, che si concluse con la creazione di due nuovi protettorati americani: Bosnia e Kosovo, saremo nuovamente costretti all’ennesimo “intervento umanitario”. Era il 1999 e con Massimo D’Alema Presidente del Consiglio e Sergio Mattarella Vicepresidente e poi Ministro della Difesa in sostituzione di Carlo Scognamiglio, in due mesi di “bombardamenti umanitari”, in nome della “pace”, della “libertà” e della “democrazia”, facemmo più morti fra i kosovari albanesi di quanti ne aveva fatti l'esercito serbo in un anno e mezzo di repressione. L’intervento della N.A.T.O. per sbandierati motivi «umanitari» si risolse in una “carneficina umanitaria”. 

La guerra è questa, da qualunque parte la si guardi è una sconfitta per l’umanità; da qualunque parte la si voglia osservare, lascia sul campo morte e dolore, quindi, le guerre, non fosse altro che per l’odio che generano nei sopravvissuti, sono sempre propedeutiche a creare il terreno fertile per altre nuove guerre. 

D'alema

Ancora oggi, nonostante siano passati secoli, i mussulmani ricordano le Crociate, evidentemente il tempo non è servito a cancellarne l’orrore sotto la sabbia. Le guerre sono queste e a dircela tutta, che mondo avremmo mai potuto vedere e avere senza la guerra fra Sparta e Atene, senza le conquiste dell’Impero Romano, senza la “Rivoluzione francese”, senza la “guerra di secessione” americana, senza la “Rivoluzione d’ottobre” in Russia, senza la prima e la seconda guerra mondiale, senza il bombardamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki?  

Soprattutto, che mondo sarebbe stato senza il genocidio degli indiani d’America?

Probabilmente mancherebbe all’appello la grande superpotenza economica e militare che oggi muove gli interessi economici di oltre mezzo mondo, sarebbe senz’altro tutto diverso, ma una cosa è certa, tutti coloro che oggi parlano di pace, esattamente come ieri, parlano di una pace da raggiungere sempre attraverso una nuova guerra.

Ora bisogna capire il perché si giunge sempre a tal punto, forse, sin dalla notte dei tempi, l’uomo ha quale obiettivo principale quello di sottomettere altri uomini, solo che oggi, visti i moderni mezzi d’informazione, si arriva anche a cercare il consenso popolare per partire e andare ad ammazzare della gente che in definitiva non ha nessuna intenzione di farci del male, non ci conosce, non la conosciamo, non sa dove viviamo e noi, allo stesso modo, non abbiamo nessuna conoscenza di dove e di come vive.

Oggi e questo lo trovo a dir poco disgustoso, per le guerre come per lo sport, si cercano i “tifosi” e così, mentre in Ucraina si muore, mentre nel Donbass i cittadini aiutano in ogni modo l’esercito russo, intervenuto per porre fine al massacro quotidiano operato dal 2014 a loro danno dalle milizie ucraine; mentre in Palestina l’esercito israeliano sta continuando la sua opera di morte, propedeutica all’estinzione del popolo palestinese; mentre gli Stati Uniti d’Americadecapitano il Governo venezuelano e si impadroniscono delle riserve petrolifere del Venezuela; mentre un giorno si e l’altro pure Trump minaccia di invadere Groenlandia, Iran e Siria e mentre l’Africa è martoriata da oltre 30 conflitti, in Congo da più di 20 anni si muore per il controllo di risorse minerarie come coltan, oro e cobalto, gli italiani, tolta la maggioranza che se frega di tutto e tutti, ma credo sia così ovunque, si dividono in “tifosi ucraini”, “tifosi russi”, “tifosi americani”, “fan di Trump”, “tifosi della grande Unione Europea”, “fan di Ursula Von der Lyen” o “fan di Giorgia Meloni”, senza contare, poi, che in Italia ci sono anche e ancora, milioni di discepoli di Mario Draghi, di Mario Monti e Romano Prodi, disgustoso, certo, ma è la realtà. Realtà, humus ideale per il proliferare dell’odio, della devastazione economica, sociale e morale del nostro Paese.  

La verità è che la pace è un sogno ed a sognare, a potersi permettere di sognare, nel mondo come in Italia, sono sempre di meno. Soprattutto, alle grandi multinazionali della guerra, così come sino a ieri a quelle del farmaco, non fa comodo che miliardi di persone possano sognare di vivere in pace e magari anche in salute, così, dietro l’angolo della vita di tutti noi, non a caso ci sono sempre nuovi problemi, nuove emergenze e difficoltà, certamente utili alla dispersione dei sogni.

Sarebbe importante vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni. Bisognerebbe imparare a tollerare, ad apprezzare le differenze ed a rigettare con forza ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è senz’altro la guerra. Ma la pace, sebbene auspicata dai più, in definitiva appare come una meravigliosa utopia perché richiede almeno quattro condizioni essenziali che mai, attentamente, si sono create e messe insieme nella storia dell’umanità: verità, giustizia, amore e libertà.

In ultimo una domanda per i tifosi americani, per i fan di Trump, della “Baronessa Ursula”, della “mamma cristiana Giorgia” e per i fanatici europeisti: “Cosa sarebbe accaduto se la Russia avesse fatto in Messico ciò che gli Stati Uniti d’America hanno fatto in tutti gli Stati una volta appartenenti all’Unione Sovietica e al “Patto di Varsavia?”.

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