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Al via il Carnevale di Ivrea con le Alzate degli Abbà

Due domeniche di rito e festa: i dieci piccoli priori escono dalle loro case, tra tamburi, applausi e storia viva, dando ufficialmente inizio allo Storico Carnevale

Al via il Carnevale di Ivrea con le Alzate degli Abbà

Al via il Carnevale di Ivrea con le Alzate degli Abbà

A Ivrea torna uno dei momenti più intensi, riconoscibili e identitari dello Storico Carnevale: quello delle Alzate degli Abbà, la cerimonia che segna l’ingresso ufficiale in scena dei dieci piccoli priori scelti ogni anno per rappresentare le cinque parrocchie storiche della città. È un rito antico, solenne e insieme festoso, che si ripete uguale a se stesso da secoli e che continua a emozionare un’intera comunità, capace di ritrovarsi attorno ai suoi simboli più profondi.

Le Alzate sono il primo vero battito del Carnevale eporediese. In quei pomeriggi d’inverno, durante la Terzultima e la Penultima domenica prima del Carnevale, le porte delle abitazioni degli Abbà si aprono una dopo l’altra e la città si ferma. I bambini escono tra gli applausi, accompagnati dagli Aiutanti di Campo e dal Generale, mentre il suono dei tamburi scandisce il passo del corteo che attraversa le vie cittadine. È un momento carico di emozione, in cui la storia si fa viva e passa di mano in mano, dagli adulti ai più piccoli, senza perdere forza.

Il rito è sempre lo stesso e proprio per questo continua a funzionare. Gli Aiutanti di Campo fanno uscire ciascun Abbà dall’abitazione, lo presentano alla folla, il Generale saluta militarmente e il Sostituto del Gran Cancelliere dà lettura del verbale ufficiale. Un atto formale, solenne, che viene firmato dall’Abbà, dai genitori, dal Generale e dai testimoni, a sancire un incarico che non è solo simbolico ma profondamente sentito: da quel momento, quei bambini diventano a tutti gli effetti i capi della festa per le loro parrocchie.

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La prima Alzata, in programma il 1° febbraio, vedrà protagonisti Celeste Bortolot per San Grato, Francesco Brucchietti per San Maurizio, Diletta Irma Pistoia per Sant’Ulderico, Nicolò Clemente per San Lorenzo e Matilda Caglioti per San Salvatore. La seconda Alzata, prevista per l’8 febbraio, porterà invece sotto i riflettori Viola Rossi per San Grato, Margherita Ganio per San Maurizio, Allegra Maria Bergantin per Sant’Ulderico, Lea Bessolo per San Lorenzo e Chiara Perotta per San Salvatore. Le cerimonie prenderanno il via alle 14.30 dalla Parrocchia di San Grato e proseguiranno, tappa dopo tappa, nelle altre parrocchie cittadine, per concludersi attorno alle 16.30 a San Salvatore.

Da quel momento in poi il Carnevale entra nel vivo anche per loro. A partire dal Giovedì Grasso, gli Abbà indosseranno i tradizionali costumi rinascimentali, sfileranno a cavallo accompagnati da un palafreniere e parteciperanno a tutti i momenti ufficiali della festa. Il punto più alto arriverà nella serata del Martedì Grasso, quando avranno l’onore e la responsabilità di appiccare il fuoco agli Scarli nelle piazze delle rispettive parrocchie: un gesto carico di significato, che chiude simbolicamente il Carnevale e rinnova il patto tra la città e la sua storia.

La figura dell’Abbà affonda le radici nei secoli ed è uno degli elementi più antichi e affascinanti dello Storico Carnevale di Ivrea. In origine non erano bambini, ma giovani priori delle parrocchie, a capo delle Badie, associazioni popolari che raccoglievano la gioventù locale e accompagnavano il delicato passaggio all’età adulta. Erano loro a guidare i cortei carnevaleschi, ultimi eredi di quei “tutori del disordine” che, per un tempo limitato, avevano il compito di sovvertire le regole per rafforzare la coesione della comunità. Gli Abbà reggevano una picca con un pane, simbolo concreto della loro autorevolezza e della responsabilità affidata loro.

Con la scomparsa delle Badie tra Settecento e Ottocento, il ruolo venne progressivamente affidato ai bambini, trasformando l’Abbà in ciò che conosciamo oggi: un ponte vivente tra passato e presente, un simbolo di continuità che rende il Carnevale di Ivrea qualcosa di unico. Ancora oggi, attraverso le Alzate, la città rinnova questo rito collettivo, ricordando a se stessa che la tradizione non è nostalgia, ma un’eredità che si trasmette, passo dopo passo, applauso dopo applauso, di generazione in generazione.

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