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21 Gennaio 2026 - 08:09
Macron scrive a Trump sulla Groenlandia, Trump pubblica tutto: l’Artico diventa il nuovo fronte di scontro tra USA ed Europa?
All’una passata di notte, sulla piattaforma Truth Social, è comparso uno screenshot sgranato. In alto una dicitura chiara: “Note from President Emmanuel Macron, of France”. Sotto, poche righe in inglese, scritte in modo informale. “My friend… I do not understand what you are doing on Greenland.” Seguiva un invito inatteso: un vertice G7 (Gruppo dei Sette) a Parigi, dopo Davos, con la presenza “ai margini” di ucraini, danesi, siriani e russi, e una cena all’Eliseo il giovedì prima del rientro negli Stati Uniti.
Quel messaggio, reso pubblico dal presidente americano Donald Trump, non era un falso. L’entourage del presidente francese Emmanuel Macron ne ha confermato l’autenticità. In poche righe si è così concentrato uno dei nodi geopolitici più delicati del momento: il futuro della Groenlandia, il rapporto fra Europa e Stati Uniti, gli equilibri interni alla NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) e il ruolo dell’Artico nella nuova competizione globale.
Nel testo condiviso da Trump, Macron si è rivolto all’interlocutore come a un amico, ha cercato convergenze su Siriae Iran, poi ha posto il punto centrale: non capisco cosa stai facendo sulla Groenlandia. La frase ha toccato il nodo della questione. Da mesi, l’amministrazione americana ha rilanciato l’idea di portare l’isola sotto un controllo diretto statunitense, prima evocando ipotesi negoziali, poi lasciando filtrare pressioni economiche e, secondo alcuni allarmi europei, anche valutazioni di tipo militare.
Macron was speaking to world leaders in Davos, days after US President Donald Trump announced new tariffs for countries that oppose his plan to own Greenland. pic.twitter.com/4I2CeZdYN1
— TRUMP DAILY NEWS 2025 (@Trump2025News) January 20, 2026
Nello stesso messaggio, Macron ha proposto un G7 a Parigi con un formato inedito, capace di rimettere nello stesso perimetro politico Kyiv e Mosca, seppure senza una partecipazione formale, insieme al Regno di Danimarca, che mantiene la sovranità sulla Groenlandia, e alla Siria, snodo ancora aperto della partita mediorientale. L’Eliseo ha fatto sapere che la posizione francese non cambia: rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale, in pubblico come in privato.
La Groenlandia è un territorio autonomo all’interno del Regno di Danimarca. Copenhagen gestisce difesa e politica estera, mentre il governo locale controlla gran parte delle competenze interne. Gli abitanti sono circa 56.000, distribuiti su un territorio vastissimo, in larga parte coperto dai ghiacci. L’interesse degli Stati Uniti non è nuovo. Nel 1946 l’amministrazione Truman aveva già avanzato un’offerta di acquisto. Nel 2019 Trump aveva rilanciato l’ipotesi, ricevendo una risposta netta: la Groenlandia non è in vendita. All’epoca lo scontro portò alla cancellazione di una visita ufficiale americana a Copenhagen, dopo che la premier Mette Frederiksen aveva definito l’idea “assurda”. Da allora, la posizione danese non è cambiata.
A rendere l’isola centrale oggi è una combinazione di fattori: lo scioglimento dei ghiacci che apre nuove rotte artiche, la presenza di risorse minerarie e terre rare, e soprattutto la rilevanza militare della Pituffik Space Base, ex Thule Air Base, avamposto fondamentale per l’allerta missilistica e le operazioni spaziali. Dal 2023 la base è passata sotto l’egida della U.S. Space Force (Forza Spaziale degli Stati Uniti), segnando un salto strategico che lega la Groenlandia non solo alla difesa tradizionale, ma alla competizione spaziale e tecnologica globale.
La proposta di Macron di un G7 a Parigi dopo Davos è apparsa come una mossa calcolata. Ha forzato i formati abituali, riportando Mosca, esclusa dal G8 nel 2014, in una zona di contatto politico, pur senza un rientro formale. Allo stesso tempo ha tentato di collegare i dossier che oggi si intrecciano: guerra in Ucraina, instabilità in Medio Oriente, ridefinizione dell’Artico. Secondo ambienti francesi, l’obiettivo è stato quello di creare uno spazio di dialogo per evitare azioni unilaterali sul dossier Groenlandia e riportare il confronto dentro una cornice multilaterale.
La scelta di Trump di rendere pubblici messaggi privati ha seguito una strategia già vista. Oltre al testo di Macron, il presidente americano ha diffuso anche un messaggio del segretario generale della NATO, Mark Rutte, per mostrare presunte aperture riservate. L’effetto è stato opposto a quello cercato. Parigi e Copenhagen hanno irrigidito le posizioni e ribadito pubblicamente che la sovranità della Groenlandia non è negoziabile.
La risposta europea è stata compatta. Mette Frederiksen ha parlato della difesa della Groenlandia come di una “preoccupazione comune” dell’Alleanza Atlantica. Diversi Paesi europei, secondo ricostruzioni di stampa, hanno rafforzato la cooperazione nell’Artico insieme a Danimarca e autorità groenlandesi. Il messaggio è politico prima che militare: l’Artico non è una terra senza regole.
Il nodo NATO resta centrale. Un’azione unilaterale contro un territorio del Regno di Danimarca, membro dell’Alleanza, aprirebbe scenari senza precedenti, toccando direttamente l’articolo 5 sulla difesa collettiva. È anche per questo che Macron ha tentato di riportare il dossier in un contesto di consultazione strutturata. Al contrario, la pubblicazione dei messaggi privati da parte di Trump ha cercato di dimostrare che esistono margini interni all’Alleanza per una “soluzione” americana sul Groenlandia, anche se le posizioni ufficiali raccontano altro.
Sul piano simbolico, Trump ha condiviso anche immagini generate dall’AI (Intelligenza Artificiale) che raffigurano la Groenlandia come territorio statunitense. Una comunicazione pensata per normalizzare un’idea che, sul piano giuridico, non ha fondamento. È una forma di pressione che punta a costruire consenso, ma che rischia di alimentare escalation politiche e diplomatiche.
Nel frattempo, è riemersa anche la leva economica. Dopo la pubblicazione del messaggio, Trump ha minacciato nuove tariffe contro la Francia, colpendo settori simbolici come vino e champagne. Una dinamica già vista in passato, usata per influenzare posizioni politiche degli alleati. Per Parigi, il rischio è una nuova frattura commerciale mentre l’Unione Europea prova a rafforzare la cooperazione su difesa e transizione energetica.
Chi segue il dossier ricorda bene il precedente del 2019. Allora come oggi, la risposta di Copenhagen è stata chiara: la Groenlandia non è in vendita. Ciò che è cambiato è il contesto. Alle ipotesi di acquisto si sono sostituite minacce economiche e una comunicazione più aggressiva. Su un punto, però, la linea resta invariata: la sovranità del Regno di Danimarca e l’autogoverno della Groenlandia non sono oggetto di trattativa.
Le conversazioni private circolate in queste ore mostrano una diplomazia a due livelli. Da una parte, Macron ha cercato di mantenere aperti i canali con Trump, trovando convergenze su Siria e Iran per poi incardinare il dossier Groenlandia in un processo gestibile. Dall’altra, la cautela di Mark Rutte, impegnato a non smentire in pubblico la linea dell’Alleanza. La distanza fra retroscena e dichiarazioni ufficiali non è anomala: è parte del funzionamento della diplomazia, soprattutto quando si tenta di disinnescare una crisi.
Nel breve periodo si aprono diversi scenari. Il primo è una decompressione controllata, con un G7 a Parigi in formato ridotto e consultazioni parallele su Groenlandia, Ucraina e Medio Oriente. Il secondo è un’escalation verbale e commerciale, con tariffe e contro-misure che lasciano il dossier aperto come strumento di pressione. Il terzo, più remoto ma evocato nel dibattito pubblico, è uno strappo istituzionale, con una mossa unilaterale americana che avrebbe conseguenze gravi per NATO, ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) e rapporti transatlantici. Al momento non esistono decisioni ufficiali in questa direzione.
Per l’Europa, la posta in gioco è alta. L’Artico non è più una periferia geopolitica, ma una frontiera strategica fatta di rotte, risorse e infrastrutture critiche. Accettare che il futuro della Groenlandia venga discusso a colpi di post e minacce commerciali significherebbe creare un precedente pericoloso. La proposta di Macron va letta come il tentativo di riportare il confronto dentro procedure riconoscibili, con regole e responsabilità condivise.
Resta un ultimo elemento, metodologico. La scelta di trasformare messaggi riservati in contenuti virali segna un cambiamento profondo. La fiducia, elemento centrale della diplomazia, viene esposta al giudizio immediato dei social. Parigi ha ribadito di mantenere la stessa linea in pubblico e in privato, ma ogni canale che diventa pubblico rende il successivo più prudente e meno efficace. In un contesto di crisi, questa dinamica pesa quanto le decisioni politiche.
Il caso Groenlandia è diventato un test di credibilità per l’Occidente. Non riguarda solo un’isola artica, ma il rispetto delle regole, delle alleanze e dei processi multilaterali. Pubblicando il messaggio di Macron, Trump ha tentato di spostare il confronto sul terreno della forza comunicativa. Proponendo un G7 a Parigi, Macron ha cercato di riportarlo su quello delle istituzioni. La scelta ora spetta ai governi coinvolti: accettare una diplomazia fatta di pressioni e reazioni, oppure provare a governare il conflitto attraverso strumenti condivisi, più lenti ma più stabili.
Fonti utilizzate:
Truth Social, Eliseo, Governo francese, Governo danese, NATO, U.S. Space Force, Reuters, Associated Press, Politico, Financial Times, Washington Post
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