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21 Gennaio 2026 - 08:35
Ankara senz’acqua: perché una capitale da 5 milioni di abitanti è rimasta con i rubinetti a secco
Una mano si è fermata a mezz’aria, la pinza sospesa, la luce del riunito puntata sul volto del paziente. In uno studio dentistico del centro di Ankara, un intervento di routine si è interrotto all’improvviso: l’acqua ha smesso di scorrere, gli strumenti si sono bloccati, la procedura non poteva proseguire. Senza irrigazione, il rischio di infezione è immediato. Il dentista ha rinviato tutto. È un episodio minimo, quotidiano, ma spiega meglio di qualsiasi grafico cosa significhi vivere in una capitale europea senza acqua corrente. Dall’inizio di gennaio 2026, ampie zone della città hanno registrato rubinetti a secco per ore, in alcuni casi per l’intera giornata. La crisi idrica si è intrecciata con interruzioni elettriche programmate che hanno mandato fuori uso pompe, autoclavi e ascensori, trasformando un’emergenza ambientale in un problema urbano diffuso. La vicenda, raccontata anche da Le Monde, non è isolata: è il segnale di una città arrivata al limite, stretta tra infrastrutture sotto stress e la peggiore siccità degli ultimi cinquant’anni.

Secondo i dati della Direzione Generale di Meteorologia turca, il 2025 è stato un anno eccezionalmente secco. Le precipitazioni sono diminuite di circa il 26–27 per cento rispetto alla media di lungo periodo e il numero di giorni piovosi ha toccato il minimo da oltre mezzo secolo. In diversi mesi chiave, Ankara ha registrato valori negativi record. Questo contesto climatico ha preparato il terreno all’emergenza idrica esplosa tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.
Nel sistema di bacini che alimenta la capitale, gli afflussi sono crollati. Il direttore generale dell’Amministrazione Idrica e Fognaria di Ankara (ASKİ), Memduh Akçay, ha dichiarato che nel 2025 l’acqua arrivata alle dighe si è fermata a circa 182 milioni di metri cubi, contro una media storica compresa tra 400 e 600 milioni. È, secondo le stesse autorità cittadine, la fase più secca degli ultimi cinquant’anni. I dati aggiornati pubblicati da ASKİ a metà gennaio 2026 indicavano un riempimento complessivo degli invasi intorno al 12–13 per cento. Ancora più critico è il dato sull’“attivo utilizzabile”, cioè la quantità di acqua realmente pompabile senza compromettere il trattamento: poco più dell’1 per cento. È questo valore, più della percentuale complessiva, a spiegare il ricorso ai tagli programmati.
Alla scarsità fisica si è aggiunto un fattore strutturale. La popolazione metropolitana di Ankara è quasi raddoppiata dagli anni Novanta e oggi supera i cinque milioni di residenti. L’espansione urbana ha interessato aree in quota, con reti di distribuzione che richiedono maggiore pressione e più energia per spingere l’acqua verso l’alto. In questi quartieri basta un calo di tensione o il fermo di una pompa per lasciare interi isolati senza fornitura.
Dall’inizio di gennaio 2026, ASKİ ha adottato una gestione a pressione ridotta e turnazioni ufficializzate con avvisi frequenti. In distretti come Mamak, Altındağ, Çankaya e in diversi comuni dell’area metropolitana, i residenti hanno segnalato acqua ridotta a un filo o interruzioni prolungate, soprattutto nelle zone più elevate. Le file alle fontane pubbliche sono diventate una presenza quotidiana, in particolare nei quartieri popolari.
La municipalità ha cercato di contenere l’emergenza attivando sistemi di pompaggio straordinario per prelevare acqua anche sotto le soglie operative abituali. L’obiettivo dichiarato è stato evitare i tagli nei fine settimana e guadagnare tempo in attesa delle piogge. Si tratta di una misura tecnica delicata, che riduce il rischio immediato ma non può compensare l’assenza di nuove precipitazioni. Senza piogge significative, hanno avvertito i tecnici, l’effetto resta temporaneo.
Quando l’acqua è mancata, la città ha rallentato. Nei condomìni, i serbatoi si sono svuotati in poche ore, le caldaie si sono fermate, il riscaldamento è andato a singhiozzo. In quartieri come Çankaya e Yenimahalle, le assemblee condominiali hanno iniziato a discutere l’acquisto di cisterne aggiuntive e pompe di riserva. Nelle attività commerciali che dipendono dall’acqua corrente – parrucchieri, bar, ristoranti, studi dentistici e cliniche veterinarie – molte prestazioni sono state rinviate. L’episodio dello studio dentistico racconta come l’emergenza sia entrata anche nella sanità di prossimità, non solo nei grandi ospedali. Nei distretti più colpiti, come Mamak e Altındağ, le immagini di residenti in fila con taniche e bottiglioni sono state documentate quotidianamente dai media locali.
La crisi è diventata rapidamente terreno di scontro politico. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha accusato l’amministrazione metropolitana, guidata dall’opposizione del Partito Popolare Repubblicano (CHP), di cattiva gestione e scarsa pianificazione. Il Comune di Ankara e ASKİ hanno replicato indicando come causa principale la siccità storica, aggravata dai cambiamenti climatici e da un’urbanizzazione che accelera il deflusso delle piogge senza consentire la ricarica degli invasi. I dati meteorologici ufficiali rafforzano la spiegazione climatica, pur senza cancellare le responsabilità legate a infrastrutture datate e manutenzione.
A complicare ulteriormente il quadro sono arrivate le interruzioni elettriche. Dall’inizio di gennaio si sono susseguiti blackout programmati sulle reti di Başkent EDAŞ, il distributore elettrico regionale. Si tratta di lavori di manutenzione su una rete sotto carico e invecchiata, ma l’impatto sull’acqua è stato immediato: senza elettricità le pompe si fermano e la pressione crolla. Distretti come Çankaya, Keçiören, Mamak, Altındağ, Akyurt e Çubuk hanno registrato spegnimenti che in alcuni casi sono durati gran parte della giornata, soprattutto nella fascia 9–17, tra il 2 e il 18 gennaio. Il ministero dell’Energia ha escluso rischi di blackout nazionali, parlando di interventi locali. Per i cittadini, però, la distinzione ha contato poco: nei giorni di lavori elettrici, la mancanza d’acqua si è spesso protratta oltre le finestre ufficiali.
Perché Ankara ha sofferto più di altre città? La capitale dipende da un sistema di invasi interconnessi e da grandi impianti di trattamento, come İvedik, che devono distribuire acqua su un territorio vasto e con forti dislivelli. Con invasi al 12–13 per cento e un attivo utilizzabile intorno all’1 per cento, ogni variazione di domanda o di alimentazione elettrica ha prodotto effetti a catena. Non è solo una questione climatica. La domanda è cresciuta negli anni, il suolo urbano è sempre più impermeabile e una parte della rete è vecchia e soggetta a perdite. Il Comune ha citato rotture improvvise, come quelle registrate a Alacaatlı nel distretto di Çankaya, che hanno imposto chiusure non programmate.
Quanto potrà durare la crisi? Anche con il pompaggio straordinario, senza piogge abbondanti il margine resta minimo. I tecnici hanno indicato l’intero inverno come finestra critica, mentre i lavori sulla rete elettrica proseguiranno per rafforzare cabine e dorsali. La normalità, almeno nel breve periodo, non è vicina.
I dati verificabili confermano il quadro. I livelli degli invasi pubblicati da ASKİ mostrano un riempimento stabile intorno al 12–13 per cento e un attivo utilizzabile poco sopra l’1 per cento, con prelievi giornalieri che sfiorano 1,4 milioni di metri cubi nell’area metropolitana. Le testate locali continuano a segnalare interruzioni frequenti, anche non programmate, in distretti come Çankaya, Yenimahalle, Gölbaşı e Polatlı. I bollettini di Başkent EDAŞ hanno elencato quasi ogni giorno interruzioni elettriche tra il 2 e il 19 gennaio, con finestre lunghe soprattutto nei distretti extraurbani.
La crisi idrica di Ankara non appare come un incidente passeggero. È il risultato dell’incontro tra clima sempre più secco, infrastrutture che invecchiano e una domanda in costante crescita. Le immagini delle file alle fontane nei quartieri popolari e l’intervento dentistico interrotto raccontano la stessa vulnerabilità. Le autorità locali hanno messo in campo misure tampone, il governo centrale ha spinto sullo scontro politico, ma nel breve periodo la variabile decisiva resta l’andamento delle precipitazioni. Senza piogge invernali e accumuli nevosi adeguati, la primavera potrebbe non bastare a ricaricare invasi già oggi ridotti al minimo operativo. Nel frattempo, la capitale turca si è trovata costretta a fare i conti con una nuova normalità, fatta di turnazioni, attese e adattamento forzato.
Fonti: Le Monde; Direzione Generale di Meteorologia turca; Amministrazione Idrica e Fognaria di Ankara (ASKİ); Başkent EDAŞ; comunicati del Comune Metropolitano di Ankara
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