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18 Gennaio 2026 - 20:16
I Conti di San Martino 2026 sono Mattia Maione, 28 anni, e Ilaria Trabucco, 26 anni
Ad Agliè il Carnevale è ripartito domenica 18 gennaio, e lo ha fatto come si fa qui: entrando dal Castello ducale, mettendo in fila i simboli, chiamando a raccolta i gruppi del territorio e presentando i volti che per un anno porteranno addosso una storia lunga 44 edizioni.
I Conti di San Martino 2026 sono Mattia Maione, 28 anni, e Ilaria Trabucco, 26 anni. Non due comparse scelte per caso, ma due nomi che nel paese girano da tempo, presenti nel “tessuto associativo” e già conosciuti dentro quel mondo che ad Agliè non si chiama Carnevale e basta, ma Carluvà d’Ajè. Tradizione sì. Ma anche appartenenza, identità, e quella specie di orgoglio locale che ogni anno si rimette il mantello e ricomincia.
Ad accoglierli, nel pomeriggio, c’era l’entusiasmo del Gruppo Storico del Carnevale alladiese, insieme agli altri gruppi carnevaleschi del Canavese e ai Pifferi e tamburi di Arnad, che hanno dato ritmo e cornice a una presentazione che non è mai solo una formalità. Perché qui la maschera non nasconde: racconta.

La presentazione delle maschere
Il sindaco, nel suo post, ha scelto un tono personale. Non solo istituzionale. Ha ricordato apertamente di aver vissuto quella parte, di averla indossata. “Per me è un’emozione speciale: nel 2012 fui io a indossare il costume del Conte Filippo”, scrive. E poi aggiunge un dettaglio che vale più di cento frasi fatte: “E allora Mattia era un giovanissimo tamburino”. La fotografia è tutta lì: la continuità non è uno slogan, è un passaggio di testimone che in paese si vede davvero, da vicino, anno dopo anno.
E infatti questo Carnevale non si regge soltanto sul programma — per quanto ricco — ma sul fatto che ad Agliè la festa funziona ancora perché c’è una comunità che la sostiene con gesti piccoli e ripetuti, che però messi insieme fanno una cosa grande. Il Carluvà è anche questo: gente che si conosce, che si ritrova, che si tramanda i ruoli senza farne una passerella.
Da qui al gran finale il calendario accompagna il paese fino a domenica 25 gennaio, quando arriverà la grande sfilata allegorica, preceduta al mattino dalla Messa con il Gruppo Storico e, a mezzogiorno, dai fagioli grassi in piazza Castello: il momento in cui la tradizione smette di essere raccontata e diventa concreta, condivisa, popolare.
Nel pomeriggio toccherà ai carri, alle bande, alle majorettes e ai pifferi aprire la sfilata, fino alla chiusura più simbolica: il rogo dell’Holoch, che come ogni anno segna la fine ufficiale del Carnevale. E anche qui il senso resta quello: una comunità che si concede una settimana di teatro collettivo per riconoscersi, ma senza dimenticare che la vera forza sta nel rito che ritorna e tiene insieme passato e presente.
In mezzo, ci sono serate per bambini, spettacoli, concerti, revival e cene: ingredienti che altrove sembrano solo intrattenimento, ma che ad Agliè diventano un modo per dirsi — senza troppe parole — che il paese c’è ancora. E che quando decide di festeggiare, non lo fa “per attirare gente”, ma prima di tutto per ritrovarsi.

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