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Ivrea in Azione
19 Gennaio 2026 - 07:27
Matteo Renzi
Premessa... Chi ricopre un incarico elettivo non ha il compito di adeguarsi al silenzio quando emergono dubbi evidenti nella base e nei territori. Ha invece il dovere di dare voce a quelle domande, di spiegare le proprie posizioni e di farlo con lealtà, senza ambiguità e senza scorciatoie.
Casa riformista oggi ha un progetto e idee riconoscibili. È un dato politico che non può essere ignorato. Ed è proprio questa chiarezza che, con sincerità, faccio fatica a ritrovare nel partito in cui ho creduto sin dai tempi di Siamo Europei e nella costruzione di Azione.

Azione nasceva con una missione precisa: rappresentare un riformismo moderno, europeo, pragmatico. Oggi però il suo posizionamento appare incerto, oscillante tra destra e sinistra, più per mancanza di una linea dichiarata che per una strategia consapevole.
Fare il centro non significa stare nel mezzo. Significa affrontare i contenuti senza farsi condizionare dagli schieramenti, ma anche sapere con chiarezza dove si vuole andare. Il bipolarismo non si rompe per dichiarazione d’intenti: è una struttura politica e culturale solida, che può essere scalfita solo da una proposta coerente e riconoscibile.
A Ivrea, e lo rivendico con orgoglio, siamo riusciti in ciò che a livello nazionale appare quasi impossibile. Abbiamo superato il bipolarismo, collocandoci fuori dagli schemi tradizionali, tra una sinistra e una destra entrambe competitive. Un risultato costruito con lavoro, credibilità e visione.
Ed è proprio l’esperienza locale a rendere ancora più evidente un altro aspetto spesso rimosso: anche la nostra coalizione, nata dal cosiddetto Terzo Polo, ha mostrato fin da subito tutte le sue contraddizioni. I candidati eletti in Consiglio comunale sono stati i primi a prendere le distanze dalla coalizione grazie alla quale erano stati eletti. Una scelta che parla da sola e che dimostra come l’opportunismo politico si insinui ovunque, soprattutto quando manca un’identità chiara. In quel passaggio è emersa senza ambiguità una collocazione di destra, ben lontana da qualsiasi idea di riformismo autentico.
Proprio per questo pesa ancora di più aver visto incrinarsi, a livello nazionale, il progetto comune tra Azione e Italia Viva: due partiti simili per cultura politica e visione riformista. Le divisioni personali hanno avuto la meglio sul lavoro collettivo, lasciando una base disorientata e un’occasione mancata.
Oggi quella confusione è evidente. In Azione convivono sensibilità che guardano a destra e altre che guardano a sinistra, non per scelta politica chiara, ma per assenza di una traiettoria definita. E quando un partito non chiarisce la propria direzione, finisce per indebolirsi.
In questo contesto, va riconosciuto a Matteo Renzi un elemento di chiarezza: aver scelto di non inseguire la retorica del “grande centro”, ma di lavorare a un’area riformista. Meno ambizione nominale, più concretezza politica. È una scelta che può piacere o meno, ma che ha il merito della definizione.
Il riformismo non vive di equidistanze permanenti, ma di capacità di incidere. E incidere significa, a un certo punto, scegliere. Non per rinnegare la propria identità, ma per renderla efficace. La testimonianza, da sola, non basta.
Ciao!!
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