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L'Unione fa la forza

Schedare i bambini palestinesi. Così lo Stato supera la linea

Dal presidio per la pace al decreto sicurezza: la mano del governo Meloni sulla scuola, la paura trasformata in metodo e un’idea di sicurezza che assomiglia sempre più a controllo, repressione e discriminazione istituzionale

Schedare i bambini palestinesi. Così lo Stato supera la linea

Schedare i bambini palestinesi. Così lo Stato supera la linea

Ieri al 203° presidio per la pace di Ivrea sono intervenuto per stigmatizzare quanto stia facendo il nostro Governo, in particolare verso la scuola e gli studenti palestinesi in Italia.

“C’è una linea che uno Stato democratico non dovrebbe mai oltrepassare. È la linea che separa l’amministrazione dalla schedatura, l’inclusione dal sospetto, la scuola dal controllo politico delle identità. Il governo Meloni quella linea l’ha superata.

Con una nota ufficiale del Ministero dell’Istruzione, trasmessa tramite l’Ufficio Scolastico del Lazio, alle scuole viene chiesto di rilevare la presenza di alunni e studenti palestinesi negli istituti. Non gli studenti stranieri. Non i minori in condizioni di fragilità. I palestinesi. Uno per uno. Contati. Classificati. Segnalati. È un atto grave. Profondamente razzista.

Perché quando uno Stato decide di isolare una sola identità nazionale o etnica e di trasformarla in oggetto di censimento, non sta “raccogliendo dati”: sta costruendo una categoria sospetta.

Meloni

La scuola, che dovrebbe essere il luogo dell’uguaglianza e della tutela dei minori, viene piegata a strumento di controllo. Bambini e ragazzi diventano una variabile amministrativa non per ciò che fanno, ma per ciò che sono. Perché appartengono a un popolo oggi sotto attacco, demonizzato, disumanizzato nel dibattito pubblico.

Palestinesi: quindi diversi. Palestinesi: quindi da monitorare.

Il governo Meloni parla ossessivamente di “merito”, ma pratica la discriminazione preventiva. Parla di legalità, ma normalizza una logica che richiama le pagine più nere della storia europea: quelle in cui si comincia a contare le persone non per i loro comportamenti, ma per la loro identità.

Qual è lo scopo reale di questa rilevazione? Quale emergenza educativa giustifica un censimento selettivo su base nazionale? Perché non esistono analoghe richieste per altre comunità colpite da guerre, repressioni, esodi? La risposta è politica, non amministrativa.

Questo atto manda un messaggio chiarissimo: alcuni bambini sono più “problematici” di altri per definizione. Alcune identità sono tollerate, altre sorvegliate.

È la stessa logica che alimenta decreti securitari, repressione del dissenso, criminalizzazione della solidarietà. Una logica che trasforma la paura in metodo di governo e la scuola in un’antenna ideologica dello Stato.

Chi oggi tace di fronte alla schedatura degli studenti palestinesi, domani accetterà nuove liste, nuovi bersagli, nuove esclusioni. Perché la storia insegna una cosa sola: le discriminazioni non iniziano mai con i campi o le prigioni, ma con i moduli da compilare.

E quando uno Stato chiede agli insegnanti di contare i bambini “giusti” e quelli “sbagliati”, non è più uno Stato che educa. È uno Stato che ha già scelto da che parte stare.”

Tutto questo fa il paio con il nuovo decreto sicurezza.

La decisione del governo Meloni di procedere con Decreto-legge all’approvazione delle norme intitolate alla cosiddetta sicurezza segna un nuovo inquietante traguardo nella corsa delle destre verso quella che possiamo cominciare tranquillamente a chiamare la neo-fascistizzazione delle istituzioni italiane. Tale scelta risente chiaramente della situazione internazionale, caratterizzata dal clima di guerra, dalle posizioni guerrafondaie dell’Unione Europea e dalla continuazione del genocidio del popolo palestinese da parte del governo Netanyahu, con le armi di Stati Uniti, Germania, Italia ed altri Stati occidentali.

C’è poi la voglia e la volontà, un passo alla volta, di clonare le politiche dell’amico Donald Trump. Senza dubbio un esempio da seguire per la nostra premier, quantomeno nella misura del possibile.

In questo quadro il decreto legge sicurezza ha tra i suoi obiettivi dichiarati l’impunità totale delle forze dell’ordine, l’incentivo a trasgredire le norme senza conseguenze, la stretta repressiva nei confronti delle forme di lotta più efficaci, quali occupazione delle case e blocchi stradali e ferroviari, l’emarginazione punitiva dei settori più deboli e indifesi della società, a partire dai migranti, e il conferimento ai servizi segreti – nel Paese delle tante stragi impunite e insolute e delle innumerevoli deviazioni criminali degli stessi servizi – di poteri senza precedenti, fino a consentire l’infiltrazione nei livelli direttivi delle organizzazioni terroristiche: una sorta di legittimazione a posteriori delle attività criminali, stragi comprese, purché politicamente avallate dall’autorità politica.

Vengono appositamente ingigantite le minacce, mettendo insieme migrazioni e terrorismo e muovendosi nel solco scavato da Trump, che vuole costruire sul razzismo istituzionale la nuova identità dell’Occidente in crisi ed è disposto a travolgere ogni ostacolo normativo che si opponga a tale disegno.

Nulla a che vedere, ovviamente, con la sicurezza dei cittadini, minacciata dalla guerra all’orizzonte, dal dilagare della corruzione e dallo sgretolamento dello Stato sociale. Tutti fenomeni che il governo Meloni si propone anzi di incentivare. Il decreto falsamente intitolato alla sicurezza si configura come “braccio armato” della demolizione dello Stato di diritto, voluta da Meloni & camerati, nell’ambito di un disegno di più ampio respiro che comprende il rafforzamento dell’esecutivo con il progetto sul premierato, anche a spese dell’influenza moderatrice che dovrebbe svolgere il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la sottomissione della magistratura alla politica, l’abolizione dei limiti agli abusi di ogni genere e la fine dell’unità nazionale mediante lo spezzettamento politico, sociale ed economico del territorio con l’autonomia differenziata.

È prevedibile che l’insieme di tali misure antidemocratiche, unitamente al peggioramento delle condizioni di vita di larghe masse e al furto del futuro delle giovani generazioni – minacciate da guerra e cambiamento climatico – determinerà proteste sempre più estese e combattive. La signora Meloni e i suoi camerati si preparano a fronteggiarle con il ricorso ai tradizionali strumenti del manganello e della prigione. Improbabile che il sempre più remissivo e sconcertante Mattarella, che passerà alla storia per aver paragonato la Russia di Putin al Terzo Reich di Hitler, possa costituire un argine a tanta indecenza, se non per aspetti limitati e marginali.

Cosa fare quindi? L’unica possibilità di fermare il progetto in atto, che riprende significativamente per molti aspetti quello di Licio Gelli e della P2, è quella di mettere in moto una mobilitazione senza precedenti, di massa, consapevole dell’enorme posta in gioco su tutti i piani, a partire da quello davvero decisivo della guerra, oltre che dalla costruzione di uno schieramento politico, sindacale e culturale adeguato.

Obiettivo difficile da raggiungere, forse sì. Ma è l’unica strada da intraprendere.

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