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Economia
17 Gennaio 2026 - 16:59
Cinquant’anni di Piemonte Miele: la festa delle api tra orgoglio e tempesta perfetta
C’è stato un filo sottile che ha unito celebrazione e preoccupazione. A Cussanio di Fossano si sono festeggiati i 50 anni di Piemonte Miele, cooperativa che in mezzo secolo ha costruito un modello riconosciuto di qualità, tutela dell’ambiente e valorizzazione del territorio. Ma mentre si è brindato a un traguardo importante, il settore apistico piemontese – e italiano – ha continuato a fare i conti con una fase complessa, segnata dalla concorrenza estera, dai cambiamenti climatici e da un mercato che gli addetti ai lavori hanno definito una vera e propria “tempesta perfetta”.
A sottolineare il valore simbolico dell’anniversario è stato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che ha raccontato di aver iniziato la giornata “con dolcezza”, celebrando mezzo secolo di lavoro degli apicoltori piemontesi. Un impegno che, ha ricordato, ha portato il Piemonte a essere diventato la prima regione italiana per numero di alveari, grazie a una filiera che ha unito passione, competenze e attenzione all’ambiente. Durante la cerimonia, Cirio ha consegnato una targa celebrativa alla cooperativa, riconoscendone il ruolo strategico nello sviluppo agricolo e nella difesa della biodiversità.
I numeri hanno raccontato una storia solida: 425 soci attivi distribuiti in otto regioni italiane, oltre 100mila alveari gestiti, 1.500 tonnellate di miele lavorate ogni anno e un fatturato che ha raggiunto i 10 milioni di euro. Dati che hanno parlato di crescita e organizzazione, ma che non hanno cancellato le difficoltà strutturali del comparto. La produzione nazionale non è riuscita a soddisfare una domanda in costante aumento, lasciando spazio alle importazioni di miele estero, spesso proposto a prezzi con cui le aziende italiane hanno faticato a competere.
La forza di Piemonte Miele, come ha sottolineato il presidente Davide Colombo, è stata anche la straordinaria biodiversità regionale. «Nel Piemonte abbiamo una biodiversità unica, e quindi tanti tipi di miele», ha ricordato. Dalle Alpi Marittime, dove i millefiori sono stati arricchiti dalla lavanda selvatica, alla pianura con l’acacia e altri millefiori, fino alle fioriture primaverili del tarassaco e al ciliegio delle colline. Un mosaico di sapori che è nato da paesaggi diversi e ben curati, ma che è dipeso da equilibri naturali sempre più fragili.
Il cambiamento climatico è stato infatti il grande convitato di pietra. Stress idrico, sbalzi termici e fioriture irregolari hanno ridotto le rese e reso imprevedibili le stagioni apistiche. «In questo momento sul mercato abbiamo assistito alla tempesta perfetta. Perché si è prodotto poco e si è venduto male. Se sono state male le api, siamo stati male anche noi», ha avvertito Riccardo Terriaco di Mic – Miele in cooperativa. A questo si è aggiunta la pressione delle importazioni, che ha contribuito a comprimere i prezzi e ad assottigliare i margini, mettendo a rischio la sostenibilità economica di molte aziende.
La Regione Piemonte ha siglato un patto a sostegno del comparto, puntando su più spazi favorevoli alle api, su progetti di educazione ambientale e su un rafforzamento di trasparenza e tracciabilità lungo la filiera. Una direzione che ha intercettato nodi cruciali come la qualità degli habitat, la consapevolezza dei consumatori e la correttezza del mercato. Ma perché queste misure abbiano prodotto effetti concreti, hanno avvertito gli apicoltori, sono servite continuità negli interventi e controlli efficaci, capaci di rendere davvero riconoscibile e remunerato il valore del miele italiano.
L’apicoltura è rimasta una spia sensibile dello stato di salute dei territori. Se in alcune aree la produzione ha mostrato segnali di ripresa, il quadro complessivo è rimasto fragile e condizionato da un clima sempre più instabile. I cinquant’anni di Piemonte Miele hanno dimostrato che la cooperazione ha funzionato e ha creato resilienza. Ma la sfida, oggi, è stata – ed è rimasta – quella di ricostruire un equilibrio tra natura, mercato e regole. Perché senza api in salute non c’è stato futuro né per gli apicoltori né per l’intera filiera agroalimentare che da loro è dipesa.
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