AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
17 Gennaio 2026 - 16:31
Quando chiudono i negozi resta il mercato: la scelta di Monteu da Po per salvare lo spirito di comunità
Il mercato del lunedì di Monteu da Po non solo resta: raddoppia la scommessa. L’amministrazione comunale ha deciso che l’appuntamento settimanale in piazza Bava proseguirà in via sperimentale per tutto il 2026, dalle 8 alle 13.30, con l’obiettivo dichiarato di trasformare la prova in una scelta strutturale. Una decisione che, letta da fuori, può sembrare una delle tante comunicazioni di routine. Ma nei piccoli paesi non è mai “solo” un mercato. È un segnale. E spesso è anche una linea di confine tra un borgo che tiene e uno che lentamente si spegne.
La prosecuzione del mercato è stata deliberata in attesa dell’intervento di riqualificazione di piazza Bava, finanziato dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2025, che dovrebbe concretizzarsi entro l’anno. Non si parla solo di qualche ritocco estetico: l’obiettivo è rendere lo spazio più funzionale e fruibile, con opere pensate anche per chi il mercato lo fa davvero, ogni settimana, al freddo e al sole. Tra gli interventi previsti, infatti, ci sono anche le colonnine elettriche per gli ambulanti: un dettaglio tecnico che, nella pratica, significa lavorare meglio, in sicurezza, senza arrangiarsi ogni volta con soluzioni precarie.
Il mercato in sperimentazione prevede 10 posteggi complessivi, ma alcuni risultano ancora disponibili. Il Comune apre quindi la porta a nuovi operatori del commercio su area pubblica e a imprenditori agricoli autorizzati secondo il quadro normativo nazionale, invitandoli a presentare domanda per l’assegnazione.
C’è un altro elemento che merita attenzione, perché racconta bene quale direzione stia tentando di prendere Monteu da Po: per l’intero 2026, proprio perché si tratta di una fase preparatoria verso l’istituzione definitiva, non saranno applicati canoni di occupazione del suolo pubblico né la tassa rifiuti. È una scelta che alleggerisce i costi di chi lavora e incentiva l’adesione, un modo concreto per non lasciare che l’esperimento muoia soffocato dalla burocrazia e dai balzelli.

Il mercato a Monteu da Po
Ma la notizia vera non è solo amministrativa. È sociale. Il sindaco Elisa Ghion parla di “riscontri positivi” e definisce il mercato “un’importante occasione settimanale per i cittadini”, utile per acquistare prodotti freschi e locali, ma anche come vetrina per artigiani e commercianti. Poi arriva la frase che, più di tutte, descrive il punto: con la scomparsa dei negozi di vicinato, il mercato diventa un servizio essenziale. Non un vezzo. Non un evento. Un pezzo di paese che ancora resiste.
Ed è qui che Monteu da Po diventa un caso che parla oltre i suoi confini. Perché il tema riguarda centinaia di piccoli borghi italiani: luoghi che spesso vengono celebrati con parole altisonanti nei discorsi ufficiali, ma che nella vita vera rischiano l’erosione lenta della quotidianità. Un paese non muore solo quando chiude la scuola o quando non nascono più bambini. Muore anche quando spariscono i gesti normali: comprare frutta, fare due parole, vedere facce note, avere un posto dove “succede qualcosa” senza dover prendere l’auto e andare altrove.
In questo senso, il mercato non è soltanto un luogo di scambio economico. È un presidio di comunità. Ed è una dinamica riconosciuta anche in esperienze di scala più grande: in varie città e territori si sta tornando a considerare i mercati come spazi capaci di produrre socialità e rigenerazione urbana. A Bologna, ad esempio, è stato approvato un progetto che definisce i mercati rionali “luoghi di rigenerazione urbana e di socialità”, con iniziative culturali e attività pensate per rimettere al centro questi spazi pubblici.
Monteu da Po, ovviamente, non è Bologna. Ma il cuore del ragionamento è lo stesso: se perdi i luoghi di incontro, perdi anche l’identità collettiva. Nei paesi piccoli il rischio è ancora più netto, perché la rete di alternative è ridotta. Se chiude l’ultimo negozio, non ne apre un altro a due isolati di distanza. E se il mercato non c’è, resta solo lo spostamento verso i grandi centri, con il risultato di svuotare ulteriormente il borgo.
L’amministrazione comunale lo dice apertamente in una nota congiunta firmata dal sindaco, dal vicesindaco Graziella Giacomini e dall’assessore Giuseppe Deluca: il mercato può diventare un “luogo di incontro e condivisione”, oltre che uno strumento per sostenere l’economia locale e ridurre la dipendenza dai grandi centri commerciali. È un discorso che non punta alla nostalgia, ma alla concretezza. Perché l’economia di prossimità non è una favola: è un’infrastruttura sociale, e senza infrastrutture sociali un paese diventa un dormitorio sparso tra colline e strade provinciali.
La direzione, inoltre, si aggancia a un altro trend che negli ultimi anni ha visto crescere la centralità dei mercati contadini e della vendita diretta. Coldiretti, per esempio, ha evidenziato in passato la crescita dei mercati contadini, indicandoli come realtà capaci di mantenere vivo il tessuto economico e sociale, in controtendenza rispetto alla crisi del commercio tradizionale. E analisi più recenti hanno ribadito che la vendita diretta può portare benefici economici, ridurre sprechi e rafforzare il legame tra produttore e comunità.
Tradotto sul territorio: avere un mercato significa anche dare spazio ai produttori agricoli, valorizzare il chilometro zero, far circolare reddito dentro la zona invece di spostarlo altrove. E significa offrire alle famiglie la possibilità di fare spesa con qualità, prezzo chiaro e relazione diretta. Non è “folklore”: è una microeconomia reale.
Per questo l’invito finale del Comune non è un passaggio formale. È una chiamata: agli ambulanti e agli imprenditori agricoli perché colgano l’opportunità dei posteggi disponibili, e ai cittadini di Monteu da Po e dei comuni vicini perché continuino a partecipare. Perché un mercato vive se qualcuno lo fa e qualcuno lo frequenta. E nei borghi italiani, spesso, basta poco per far ripartire un pezzo di normalità: una piazza che torna ad animarsi, una mattina in cui non si sente solo silenzio, un appuntamento fisso che scandisce le settimane.
A Monteu da Po, il lunedì mattina può diventare questo. Non una parentesi. Ma un’abitudine che tiene il paese ancorato a se stesso.
Per informazioni e presentazione delle domande, gli operatori possono contattare il Comune al numero 0119187813 e scaricare il modulo dal sito istituzionale.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.