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Bandiera palestinese, il caso non è chiuso. Tutta colpa di Luca Spitale... E Violetta? Era una terrorista!

Dopo la spiegazione della vicesindaca Dal Santo, il Comitato per la Palestina chiarisce le ragioni della protesta e accusa l’amministrazione di non aver verificato l’assenza del vessillo prima della fiaccolata olimpica

La bandiera della Palestina è tornata a sventolare dal Municipio. Non era censura, era sartoria

Luca Spitale

E non c’è il due senza il tre. Dopo la polemica scoppiata per la bandiera della Palestina tolta dal balcone del Municipio e dopo la spiegazione fornita dalla vicesindaca Patrizia Dal Santo ("strappata dal vento e ricucita personalmente") interviene di nuovo il Comitato per la Palestina, che chiarisce le ragioni della protesta.

«Le nostre polemiche – spiegano – non erano né pretestuose né basate sul nulla. Siamo un comitato per la Palestina e, nel momento in cui abbiamo notato l’assenza della bandiera palestinese, per di più a ridosso della fiaccolata per le Olimpiadi che vede la partecipazione dell’entità sionista, ci siamo legittimamente posti delle domande. Prima di diffondere il nostro comunicato abbiamo chiesto spiegazioni a Spitale, presidente del Consiglio comunale ed esponente della maggioranza, che ci ha risposto di non saperne nulla. Alla luce di questa risposta e del valore simbolico della giornata di martedì, in cui sarebbe passata la fiaccolata, abbiamo ritenuto necessario intervenire pubblicamente. Dato che il presunto episodio dello strappo della bandiera è avvenuto lunedì, perché la maggioranza non ci ha contattato, vista l’importanza della giornata di martedì? Avremmo fornito noi stessi una bandiera, risolvendo la questione senza alcuna polemica e garantendo la presenza del simbolo palestinese durante la fiaccolata».

Il Comitato entra poi nel dettaglio di ciò che, a loro avviso, sarebbe stato sufficiente fare. «Bastava che Spitale prendesse seriamente il nostro messaggio e si accertasse dell’assenza della bandiera consultandosi con i e le sue colleghe di maggioranza. A quel punto, la Dal Santo avrebbe potuto informare lui e noi dello strappo avvenuto per il vento. Avremmo immediatamente fornito noi stessi una bandiera palestinese da appendere in sostituzione e in tempo per la fiaccolata».

Per il Comitato, quanto accaduto rappresenta «un atto di mancanza di fiducia nei confronti di cittadini e cittadine che si impegnano attivamente per supportare il popolo palestinese, la sua Resistenza e le lotte di liberazione di tutti gli oppressi e di tutti i popoli, compreso il nostro».

Da qui una serie di domande rivolte direttamente all’amministrazione.

«Perché un’amministrazione che si dice aperta alla partecipazione attiva dei cittadini e vicina al popolo palestinese non li prende seriamente se questi comunicano l’assenza della bandiera palestinese? I cittadini attivi servono solo se organizzano una manifestazione in cui sfilare oppure anche quando fanno notare mancanze importanti?».

E ancora: «Noi a Spitale mica abbiamo dato dei giudizi in merito all’assenza della bandiera: abbiamo solo comunicato l’assenza e chiesto spiegazioni. Non abbiamo meritato neanche una verifica e un riscontro. Ovvio che non ci restava che prenderne atto e trarre le debite conclusioni, comunicandole alla stampa. È così che funziona la coerenza di un impegno».

bandiera

Infine, un auspicio e una precisazione.

«Mentre ci auguriamo che in futuro l’amministrazione possa considerare l’impegno attivo della cittadinanza una voce a cui dare più fiducia, piuttosto che da rimbalzare e da cui poi difendersi, chiudiamo constatando la nostra distanza dalle polemiche tra maggioranza e opposizione sulla Resistenza palestinese».

Nel mirino finiscono anche le dichiarazioni della vicesindaca.

«Ha ribadito di essere al fianco del popolo palestinese e non dei “terroristi”. Tuttavia, dalle sue parole emerge una solidarietà condizionata: il popolo palestinese sembra poter essere sostenuto solo finché subisce bombardamenti, apartheid e occupazione illegale senza reagire. Quando reagisce per autodeterminarsi come suo diritto, all’improvviso è terrorista. Classico discorso colonialista e razzista: quando la resistenza la fanno gli italiani bianchi per una manciata di anni di occupazione va bene, quando la fanno i meno bianchi per ottant’anni di genocidio a fuoco lento allora non va più bene».

Il Comitato aggiunge che «non è un caso che solo nove Paesi su 195 al mondo, più l’Unione Europea, considerino Hamas terrorista, per lo più Paesi occidentali o allineati all’Occidente», ricordando inoltre che «l’esistenza di Hamas è il risultato diretto di 78 anni di mancato rispetto del diritto internazionale da parte dell’Occidente» e che «sulle sue azioni è stata costruita una massiva propaganda, basata su falsità poi smentite in sordina dai media per mancanza di prove».

Viene infine richiamato il principio secondo cui «la resistenza armata contro un’occupazione militare è riconosciuta dal diritto internazionale come un diritto universale, ed è richiamata persino nelle encicliche papali».

La chiusura è affidata a un ultimo affondo: «Chiudiamo con una riflessione carnevalesca: non sappiamo il motivo per il quale litighino Cantoni e la Dal Santo. Sappiamo però che Violetta, per loro, sarebbe considerata una terrorista».

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