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Julio Iglesias accusato di abusi e lavoro forzato: cosa c’è davvero dietro le denunce del 2021?

Smentite pubbliche, due ex dipendenti che parlano di controllo e violenze, un’inchiesta giornalistica internazionale e l’intervento della Audiencia Nacional (massimo tribunale penale spagnolo): tutti i fatti verificabili di un caso che ora entra nel perimetro della giustizia

Julio Iglesias accusato di abusi e lavoro forzato: cosa c’è davvero dietro le denunce del 2021?

Julio Iglesias accusato di abusi e lavoro forzato: cosa c’è davvero dietro le denunce del 2021?

Julio Iglesias respinge con decisione accuse che, per la loro gravità e per il profilo dell’uomo coinvolto, stanno producendo un effetto dirompente sul piano mediatico e giudiziario. Due ex dipendenti lo accusano di abusi e di condizioni di lavoro oppressive avvenute nel 2021 nelle sue residenze tra Repubblica Dominicana e Bahamas. Il cantante, oggi ottantaduenne, ha affidato la sua risposta a un messaggio pubblicato su Instagram nella notte tra il 15 e il 16 gennaio 2026, negando ogni addebito e definendo le accuse “assolutamente false”. È da qui che prende forma un caso complesso, in cui si intrecciano testimonianze, inchieste giornalistiche e i primi passi della magistratura spagnola.

Le residenze caraibiche di Julio Iglesias, affacciate sull’oceano, vengono descritte dalle due donne come luoghi chiusi, nei quali la libertà personale sarebbe stata fortemente limitata. Secondo il loro racconto, uscire senza autorizzazione era quasi impossibile e la vita quotidiana sarebbe stata scandita da controlli continui. Le accuse parlano di turni di lavoro estenuanti, fino a sedici ore al giorno, assenza di riposi, verifiche sui telefoni personali e, in un caso, di rapporti sessuali non consensuali. Nell’altro, di contatti fisici indesiderati e umiliazioni ripetute. Le due donne, identificate con gli pseudonimi Rebeca e Laura, erano rispettivamente una domestica e una fisioterapista al servizio dell’artista.

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La denuncia è stata depositata il 5 gennaio 2026 presso la Fiscalía de la Audiencia Nacional, il massimo organo giudiziario spagnolo competente per determinati reati di rilevanza nazionale o internazionale. Le querelanti sono assistite dall’organizzazione Women’s Link Worldwide, con il sostegno di Amnesty International. Nel fascicolo si ipotizzano reati che vanno dalla tratta di esseri umani a fini di lavoro forzato e servitù, fino ai delitti contro la libertà sessuale, oltre a lesioni e violazioni dei diritti dei lavoratori. Si tratta, va chiarito, di qualificazioni giuridiche prospettate nella denuncia, che dovranno essere valutate dalla magistratura alla luce delle prove.

Un ruolo centrale lo ha avuto l’inchiesta giornalistica congiunta di elDiario.es e Univision Noticias, pubblicata il 13 gennaio 2026 al termine di tre anni di lavoro. I giornalisti riferiscono di aver raccolto testimonianze, messaggi, documentazione medica e dichiarazioni di altri ex dipendenti che, a loro avviso, rafforzerebbero il racconto delle due donne. Parte di questo materiale potrà ora essere esaminato dalla Procura. Alcuni articoli, in particolare della stampa britannica, hanno inoltre riportato la presunta imposizione di visite mediche e test di salute sessuale alle lavoratrici. Anche questo elemento, allo stato, resta confinato alle dichiarazioni giornalistiche e non costituisce un accertamento giudiziario.

La risposta di Julio Iglesias è stata netta. Nel post pubblicato su Instagram, il cantante afferma di non aver mai abusato, costretto o mancato di rispetto a nessuna donna e annuncia l’intenzione di difendere la propria dignità. La smentita è stata ripresa dalle principali agenzie di stampa e dai media internazionali. A rappresentarlo in Spagna è l’avvocato penalista José Antonio Choclán, noto per la difesa di figure pubbliche in procedimenti complessi. Al momento, dalla difesa non sono arrivati ulteriori dettagli, se non la volontà di contestare integralmente la ricostruzione delle querelanti.

Le organizzazioni che assistono Rebeca e Laura hanno spiegato pubblicamente le ragioni della scelta della giurisdizione spagnola. La nazionalità dell’indagato, la tipologia dei reati ipotizzati e la necessità, espressa dalle donne, di ottenere protezione come testimoni sono tra gli elementi richiamati. Secondo Women’s Link Worldwide e Amnesty International, le due lavoratrici si troverebbero in una condizione di particolare vulnerabilità, legata alla loro situazione socioeconomica e al rapporto di dipendenza dal datore di lavoro. Anche il presunto criterio di selezione del personale, basato su caratteristiche anagrafiche e fisiche, è un aspetto menzionato negli atti e nelle interviste, che dovrà essere verificato.

Dal punto di vista giuridico, la competenza della Audiencia Nacional si fonda sulla Ley Orgánica del Poder Judicial (LOPJ). In particolare, l’articolo 23 consente ai tribunali spagnoli di occuparsi di reati commessi all’estero quando l’indagato è cittadino spagnolo e ricorrono determinate condizioni, come la doppia punibilità e l’assenza di procedimenti effettivi in altri Paesi. L’articolo 65 attribuisce alla Sala de lo Penal della Audiencia Nacional la competenza per i delitti commessi fuori dal territorio nazionale nei casi previsti dalla legge. Le riforme sulla cosiddetta giustizia universale hanno ristretto nel tempo questo ambito, ma mantengono spazi di intervento basati sul principio di personalità attiva. Nel caso Iglesias, la Procura ha aperto delle diligencias preliminari e ha previsto l’ascolto delle due donne come testimoni protette.

Le reazioni non si sono fatte attendere. In Spagna e all’estero, esponenti politici di maggioranza e opposizione hanno chiesto un accertamento rigoroso dei fatti, ribadendo al tempo stesso il principio della presunzione di innocenza. Alcuni amministratori locali hanno sollevato il tema della possibile revoca di onorificenze legate alla figura del cantante, mentre altri hanno invitato alla cautela. Sul piano mediatico, le principali testate internazionali hanno dato ampio spazio sia alle accuse sia alla smentita dell’artista.

Ora l’attenzione si concentra sui prossimi passaggi. La Fiscalía de la Audiencia Nacional dovrà valutare se sussistono i presupposti per promuovere un procedimento penale o se, al contrario, archiviare il fascicolo o indicare un foro diverso come competente. Si tratta di tempi che possono richiedere mesi. Parallelamente, la difesa di Julio Iglesiaspotrà presentare memorie e istanze a tutela del proprio assistito.

Al momento, alcuni elementi sono certi. Julio Iglesias nega categoricamente ogni accusa. La denuncia è stata formalmente presentata il 5 gennaio 2026 ed è sostenuta da Women’s Link Worldwide e Amnesty International. I fatti denunciati si collocano tra gennaio e ottobre 2021 e riguardano le residenze caraibiche dell’artista. Restano invece da chiarire la qualificazione giuridica definitiva delle condotte contestate e la competenza finale del giudice, così come diversi dettagli fattuali emersi sulla stampa, che attendono riscontri ufficiali.

Il profilo pubblico di Julio Iglesias, con oltre 300 milioni di dischi venduti, premi Grammy e numerose onorificenze, amplifica l’impatto del caso. La vicenda mette alla prova il sistema giudiziario e l’informazione, chiamati a distinguere con precisione tra accuse, smentite e fatti accertati, evitando semplificazioni e anticipazioni di giudizio.

Fonti: elDiario.es, Univision Noticias, Instagram (account ufficiale di Julio Iglesias), Women’s Link Worldwide, Amnesty International, Ley Orgánica del Poder Judicial (Spagna).

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