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15 Gennaio 2026 - 23:25
Trump si addormenta nello Studio Ovale mentre firma la legge che riporta il latte intero nelle scuole: incidente o segnale politico?
Una bottiglia di latte sul Resolute Desk, bambini schierati accanto ai produttori lattiero-caseari, telecamere puntate. La scena è ordinaria, quasi da cerimonia scolastica, e proprio per questo sorprende quando l’inquadratura indugia sul volto del presidente Donald Trump: gli occhi si chiudono per alcuni secondi mentre la Segretaria all’Agricoltura Brooke Rollins continua a illustrare i passaggi tecnici della legge. Accanto alla scrivania, una bambina strattona la madre e sussurra, senza intento polemico: il presidente si è addormentato. In pochi istanti la firma di un provvedimento destinato a incidere sulle mense scolastiche di milioni di studenti viene oscurata da un dettaglio visivo che diventa virale. È in questo contesto che prende forma il ritorno del latte intero nelle scuole pubbliche degli Stati Uniti, tra numeri, interessi economici e una comunicazione politica che vive anche di simboli.
Il provvedimento firmato il 14 gennaio 2026 si chiama Whole Milk for Healthy Kids Act e modifica in modo mirato le regole dei pasti scolastici federali. La legge consente alle scuole di offrire, oltre al latte scremato e a quello all’1% già previsti, anche latte intero e latte al 2% di grassi. È una correzione rispetto ai vincoli introdotti con l’Healthy, Hunger-Free Kids Act del 2010 e con le successive regole del United States Department of Agriculture (USDA) entrate in vigore dal 2012, che avevano ristretto le scelte ai soli prodotti a basso contenuto di grassi, con limitazioni stringenti anche per le versioni aromatizzate. La platea coinvolta è ampia: circa 30 milioni di studenti che ogni giorno partecipano ai programmi federali della National School Lunch Program e della School Breakfast Program.
Alla firma erano presenti, oltre a Brooke Rollins, il Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., allevatori, rappresentanti del settore e un gruppo bipartisan di parlamentari. Tra questi il senatore Roger Marshall (repubblicano, Kansas), il senatore Peter Welch (democratico, Vermont), il presidente della Commissione Agricoltura della Camera Glenn Thompson e la deputata Kim Schrier. L’USDA ha annunciato un’implementazione rapida, con indicazioni operative immediate e una fase di regolamentazione per consentire ai distretti scolastici di adeguare contratti e menu. La Casa Bianca ha collegato esplicitamente la misura alle nuove Dietary Guidelines for Americans 2025–2030, pubblicate a inizio gennaio, presentandole come parte di un messaggio politico più ampio centrato sull’idea di “cibo reale”.
Trump de burlaba de Biden y le llamaba "sleepy Biden" pues ahora es Trump el que se queda dormido.
— Santy Así Mero! (@SantyRuize) January 15, 2026
Que pretenden los padres que le llevan a sus hijas ante un p3dófil0 y su élite ? pic.twitter.com/4HINu8BKqT
Per comprendere il peso della svolta occorre guardare al percorso normativo degli ultimi quindici anni. Le riforme avviate durante l’amministrazione Obama avevano puntato a innalzare gli standard nutrizionali dei pasti scolastici, limitando grassi saturi, calorie e sodio e riducendo l’uso di zuccheri aggiunti. Nel tempo sono state introdotte alcune flessibilità, ma l’impianto sul latte è rimasto restrittivo. Il nuovo intervento legislativo agisce proprio su quel punto, restituendo alle scuole una maggiore autonomia. Le associazioni dei produttori lattiero-caseari parlano di una correzione attesa, sostenendo che l’eliminazione del latte intero abbia ridotto il consumo complessivo senza produrre benefici proporzionati sul piano della salute.
È durante l’illustrazione di questi aspetti tecnici che avviene l’episodio destinato a catalizzare l’attenzione mediatica. Le immagini, diffuse inizialmente dal Corriere e rilanciate da testate e piattaforme internazionali, mostrano Donald Trump con gli occhi chiusi per alcuni istanti. Le interpretazioni si moltiplicano: c’è chi parla di stanchezza, chi di un breve sonno, chi ridimensiona come un semplice battito di ciglia prolungato. La Casa Bianca reagisce parlando di ritmi di lavoro intensi e respingendo ogni lettura legata alla salute del presidente. Il video si inserisce in una sequenza di episodi recenti in cui Trump è apparso affaticato durante eventi pubblici, alimentando un dibattito che va oltre il merito della legge.
A questo punto interviene anche il mondo medico, soprattutto sui media. Il cardiologo Jonathan Reiner, già consulente del vicepresidente Dick Cheney, invita alla cautela ma sottolinea che episodi di sonnolenza diurna meritano, in generale, attenzione clinica. Altri specialisti avanzano ipotesi diverse basandosi esclusivamente sui filmati. In assenza di informazioni sanitarie ufficiali, ogni diagnosi resta però congetturale. La questione diventa rapidamente politica: in una capitale abituata a scrutinare ogni gesto dei leader, l’età e la resistenza fisica diventano argomenti di scontro, anche alla luce delle frequenti dichiarazioni del presidente sulla propria lucidità e sui test cognitivi superati.
Durante reunião na Casa Branca, Trump parece cochilar e VÍDEO viraliza
— Bruno (@Brunoantifas) January 15, 2026
Maior potência bélica está nas mãos desse sujeito que DORME no meio de uma reunião. Note que no fim do vídeo ele toma um susto e acorda.pic.twitter.com/GtKnnEuyrN
Al di là dell’immagine, la sostanza riguarda mense, bilanci pubblici e abitudini alimentari. Il ritorno del latte intero si inserisce in un quadro di ripensamento delle politiche nutrizionali federali. Le Dietary Guidelines for Americans 2025–2030 segnano un allontanamento dal messaggio “low-fat a tutti i costi” e riconoscono che il latte intero può far parte di un’alimentazione equilibrata, mantenendo però il limite del 10% delle calorie totali dai grassi saturi. L’attenzione si sposta sull’insieme della dieta: qualità delle proteine, consumo di frutta e verdura, cereali integrali, riduzione degli alimenti ultraprocessati e degli zuccheri aggiunti. Per le scuole questo significa rivedere capitolati di acquisto, forniture e programmi di educazione alimentare.
Una parte della comunità di sanità pubblica guarda alla riforma con prudenza. Diversi studi hanno attribuito alle regole introdotte nel decennio scorso un contributo, seppur limitato, al rallentamento dell’obesità infantile. Il timore non è legato al latte intero in sé, ma all’aumento complessivo dei grassi saturi in una popolazione già esposta a diete squilibrate fuori dall’ambiente scolastico. Gli esperti ricordano che le nuove regole su zuccheri aggiunti e sodio restano un pilastro e che l’equilibrio dei menu dipenderà dall’applicazione concreta delle linee guida.
Sul piano pratico, le scuole potranno ampliare l’offerta di latte, mantenendo vincoli severi sugli zuccheri per le versioni aromatizzate. I distretti dovranno aggiornare i contratti con i fornitori per garantire qualità, fortificazione vitaminica ed etichettatura corretta. L’USDA ha indicato un percorso rapido, ma la riuscita dipenderà dalla capacità amministrativa locale e dalla risposta degli studenti, che restano il vero banco di prova.
La fotografia dello Studio Ovale con la bottiglia di latte è anche un messaggio politico. Parla agli Stati agricoli del Midwest, ai territori lattiero-caseari come Wisconsin e Vermont, e a un settore che chiede sostegno in una fase di mercato instabile. Dall’altro lato, organizzazioni sanitarie e associazioni per l’alimentazione scolastica chiedono che la maggiore flessibilità non indebolisca gli obiettivi di salute pubblica. Ne emerge un compromesso mobile: più libertà sul profilo lipidico del latte, maggiore attenzione su zuccheri e processi industriali, più responsabilità nella composizione dei pasti.
Resta il dettaglio che ha fatto scivolare la discussione dal merito alla scena. In pochi secondi, la domanda su cosa sia meglio servire nelle mense è stata sostituita da quella sullo stato di vigilanza del presidente. È il riflesso di una politica ipermediatizzata, in cui l’immagine rischia di sovrastare la sostanza. La prudenza impone di distinguere tra segnali visivi e fatti verificabili, chiedendo trasparenza senza trasformare un video in una diagnosi.
Di quel 14 gennaio 2026 restano così due storie parallele. Una riguarda una legge bipartisan che modifica in modo visibile le politiche nutrizionali scolastiche, riallineandole a nuove linee guida federali. L’altra è mediatica: pochi secondi di occhi chiusi che diventano titolo, meme e strumento di polemica. Nel frattempo, nei magazzini dei distretti scolastici si rivedono ordini e menu. Il bicchiere di latte intero può tornare sul vassoio, ma il suo significato dipenderà dall’equilibrio complessivo del pasto e dalla capacità delle scuole di spiegare, prima ancora che servire, cosa significa mangiare in modo consapevole.
Fonti:
United States Department of Agriculture (USDA)
Whole Milk for Healthy Kids Act
Dietary Guidelines for Americans 2025–2030
National School Lunch Program
School Breakfast Program
Corriere
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