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Lo Stiletto di Clio
15 Gennaio 2026 - 09:59
La chiesa torinese dedicata a San Francesco d'Assisi in un'immagine che risale a un centinaio di anni or sono
Negli ultimi cento anni, il pensiero di Francesco, il santo di cui nel 2026 cade l’ottavo centenario della morte, ha subito profondi stravolgimenti. Al santo, oggigiorno, si attribuiscono patenti da ecologista, sessantottino ante litteram, rivoluzionario alla Che Guevara, pacifista, militante anticaccia, pauperista dogmatico, fautore del dialogo interconfessionale, collettivista, simbolo di italianità, dissidente religioso, movimentista, ribelle underground, profeta del dubbio, animalista e via dicendo. Figura contesa tra fede (poca), ideologia e politica, il Poverello di Assisi è continuamente tirato per il saio, un po’ di qua e un po’ di là. Richiamandosi a Vincenzo Gioberti, alcuni lo esaltano come il più italiano dei santi (attribuendo la definizione a Gabriele d’Annunzio, Pio XI, Benito Mussolini o Pio XII), mentre Palmiro Togliatti lo reputava un protosocialista medievale, cioè un antesignano della lotta contro le ingiustizie sociali.

La cappelle del Sacro Monte di Orta illustrano con sculture e pitture gli episodi della vita di San Francesco

San Francesco in un affresco nella cappella del castello di Serralunga d'Alba
In realtà, il personaggio non si lascia facilmente inquadrare in rigidi schemi analitici: è troppo umano per essere soltanto un santo ed è troppo santo per essere soltanto un uomo, cosicché appare ragionevole parlare di un Francesco plurale, nonostante l’unicità della sua vicenda umana. Sta di fatto che è quasi impossibile resistere al fascino del santo che attrae, da secoli, cattolici e protestanti, non cristiani ed estranei a ogni religione, in Italia e un po’ ovunque. «Amico e fratello di tutte le creature e di tutto il creato, egli – scriveva, nel 1967, il francese Jacques Le Goff, uno fra i più autorevoli studiosi del Medioevo – ha riposto tanta sollecitudine, fraterna comprensione in tutti, tanta carità nel senso più elevato del termine, cioè amore, che la storia lo ha come ricambiato di una identica simpatia e ammirazione, affettuosa e generale». C’è però da domandarsi perché Francesco si presti a essere variamente interpretato e persino strumentalizzato.
Di certo, il Poverello di Assisi non è il profeta di un cristianesimo zuccheroso e buonista, tutto flower power o peace and love, né di una fede arcobaleno, da salotto zen, e neppure di una spiritualità patchwork che combina acqua santa, yoga e credenze astrologiche. Questa interpretazione risulta tanto anacronistica quanto superficiale perché decontestualizza il santo, ignorandone la vita e il ruolo nella società e nella Chiesa.
È vero piuttosto che Francesco, sebbene assai intransigente con se stesso e con gli altri a motivo dell’assoluta fedeltà ai principi evangelici, fu in pace con Dio, gli uomini e tutte le creature. Per contro, a dispetto della sua influenza nella spiritualità e nella cultura degli italiani, il Poverello è ben più di un simbolo nazionale o nazionalistico. Prescindendo dal fatto che la patria non era associata, nel Medioevo, all’idea di nazione come l’intendiamo oggi bensì allo spirito di appartenenza alla propria realtà comunale, colpisce immediatamente che il Cantico di frate Sole non celebri alcuna identità patriottica, ma emani gioia interiore, fraternità e speranza, unendo tutti in un unico grande abbraccio.
«Nacque al mondo un sole», proclama Dante Alighieri con tono solenne, per bocca di Tommaso d’Aquino, nell’undicesimo canto del Paradiso, dopo aver deplorato la «insensata cura de’ mortali» per i falsi argomenti che «fanno in basso batter l’ali», cioè rivolgere gli animi delle persone agli interessi terreni. Perché Francesco è l’astro che irradia la luce del rinnovamento spirituale, un radioso esempio di armonia fra la sapienza e la carità, la mitezza – che non significa ignavia né arrendevolezza – e l’amore, la giustizia e la misericordia.
Ma davvero Francesco è tuttora attuale? Erri De Luca, giornalista e scrittore di successo, già militante a tempo pieno della sinistra extraparlamentare e responsabile romano del servizio d’ordine di Lotta continua, gli ha dedicato numerose pagine significative e toccanti. «Il corso delle vicende umane non ha intaccato nessuna delle sue parole scritte e delle opere aggiunte. Nel pendolo delle epoche avvengono fasi regressive, favorevoli a spaventapasseri e illusionisti. Dilaga la credulità al posto del credo. […] In questa tale e quale epoca è più sentita la necessità di chi pratica esempi di fraternità e di rettitudine. Francesco è la voce di chi esclama: “Nel deserto battete pista di Dio”». In un tempo segnato da scetticismo, disimpegno e nichilismo, il santo continua a interpellarci e a sollecitare le nostre coscienze.
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