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Fibra veloce per lo Stato, attese infinite per i cittadini: la banda ultralarga accelera nei palazzi pubblici ma rallenta davanti alle porte di casa

La Corte dei conti certifica progressi concreti ma avverte: la nuova tempistica è definitiva e il divario territoriale resta un nodo irrisolto

Fibra veloce per lo Stato

Fibra veloce per lo Stato, attese infinite per i cittadini: la banda ultralarga accelera nei palazzi pubblici ma rallenta davanti alle porte di casa

La banda ultralarga in Italia procede a velocità diverse e il quadro che emerge dall’ultima delibera della Corte dei conti sullo stato di avanzamento del Piano banda ultralarga – Aree bianche restituisce l’immagine di un progetto che ha recuperato terreno, ma che resta segnato da ritardi strutturali e da una forte disomogeneità territoriale. A fronte di risultati ormai prossimi al completamento nelle sedi della pubblica amministrazione e nelle aree industriali, la diffusione della fibra ottica nelle abitazioni civili continua a procedere più lentamente, costringendo lo Stato a rivedere obiettivi, tempi e risorse.

La programmazione complessiva del Piano riguarda 8,3 milioni di unità immobiliari, di cui 6,3 milioni da connettere con tecnologia Ftth (Fiber to the home) e 2 milioni tramite Fwa (Fixed wireless access). A fine ottobre 2025, secondo i dati esaminati dalla magistratura contabile, risultavano coperte in Ftth il 77% delle unità immobiliari attese, pari a 4,8 milioni di edifici, mentre sul fronte Fwa la copertura si fermava al 61%, con 1,25 milioni di unità effettivamente raggiunte. Numeri che certificano un avanzamento importante, ma che restano inferiori alle previsioni originarie, quando il completamento appariva più vicino.

Il divario è evidente se si guarda al settore pubblico. Le sedi delle pubbliche amministrazioni e le aree industriali risultano connesse al 99,8%, con 27.141 collegamenti realizzati su 27.183 previsti. Un dato che racconta una corsia preferenziale per gli edifici pubblici, dove la concentrazione degli interventi, la semplificazione delle procedure e l’interesse diretto dello Stato hanno consentito di superare ostacoli che, nelle abitazioni private, continuano a rallentare la posa della fibra.

La Corte dei conti sottolinea come, rispetto a novembre 2024, si sia registrata una decisa accelerazione. Sul versante Ftth, il tasso di copertura nelle abitazioni civili è cresciuto del 14%, mentre quello riferito a sedi P.A. e aree industriali ha segnato un aumento ancora più consistente, pari al 20,8%. Progressi definiti “sensibili”, che tuttavia non bastano a colmare il ritardo accumulato negli anni precedenti.

Proprio alla luce di questi ritardi, la Corte osserva che la nuova tempistica legata allo slittamento del cronoprogramma dovrebbe considerarsi definitiva, prevedendo l’ultimazione dell’88% dei collaudi entro il 2025 e del restante 12% nel 2026. Un cambio di passo che, di fatto, sposta il traguardo finale del Piano oltre le scadenze inizialmente annunciate, sancendo una revisione strutturale delle aspettative.

Per sostenere questo nuovo obiettivo, il Ministero delle imprese e del made in Italy ha rafforzato il sistema di governance, intensificando il monitoraggio, il coordinamento tra Infratel, concessionario e amministrazioni territoriali e la definizione puntuale dei target. La magistratura contabile evidenzia come «segnali tangibili di tali azioni sono rinvenibili, oltre che nella riduzione del numero dei comuni definiti critici (dai 136 di agosto 2025 ai 116 di ottobre dello stesso anno), nella revisione dei piani economico-finanziari di fine 2024, che ha riequilibrato la sostenibilità dell’intervento mediante l’aumento del contributo pubblico (+660 milioni di euro), nella proroga delle concessioni e nell’introduzione di meccanismi di subentro, con un incremento medio del valore contrattuale pari a circa un quarto dell’aggiudicazione originaria».

Si tratta di interventi che hanno inciso in modo significativo sull’architettura finanziaria del Piano. L’aumento del contributo pubblico di 660 milioni di euro rappresenta un passaggio cruciale per garantire la sostenibilità di un progetto che, nella sua fase attuativa, si è rivelato più oneroso del previsto. Allo stesso tempo, la proroga delle concessioni e i meccanismi di subentro sono stati pensati per evitare blocchi operativi e consentire il completamento delle infrastrutture nei territori più complessi.

Nonostante questo sforzo correttivo, la Corte dei conti mantiene un approccio prudente. Il percorso verso il conseguimento dei target previsti per il 2026, si legge nella delibera, «risulta però ancora lungo», soprattutto in alcune realtà regionali. Il dato territoriale è uno degli elementi più critici dell’intero Piano. Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta si collocano infatti sotto la soglia del 70% di realizzazione per quanto riguarda gli obiettivi legati alle abitazioni civili. In Liguria ed Emilia-Romagna, le difficoltà si estendono anche agli obiettivi relativi alle sedi della pubblica amministrazione, segno di problematiche strutturali che vanno oltre il semplice ambito residenziale.

In otto regioni il tasso di realizzazione oscilla tra il 70 e il 90%, mentre solo nelle restanti otto risulta superata la soglia del 90%, avvicinandosi a una condizione di sostanziale completamento. Una distribuzione disomogenea che riflette la complessità geografica e amministrativa del Paese, con aree montane, piccoli comuni e vincoli urbanistici che rendono più difficoltosa la posa della fibra rispetto ai contesti urbani più densi.

Nel quadro complessivo, la Corte invita comunque a considerare anche le quote aggiuntive già in fase avanzata. Oltre 441.000 unità immobiliari, pari al 7% del target, risultano già in fase di collaudo, mentre circa un milione di unità, pari a circa il 16%, è attualmente in fase di lavorazione. Sul piano territoriale, l’infrastruttura Ftth ha raggiunto 5.144 Comuni italiani, mentre la copertura Fwa interessa 4.671 Comuni, segno di una diffusione ormai capillare della rete, anche se non ancora tradotta ovunque in connessioni effettivamente disponibili per i cittadini.

Un capitolo particolarmente critico riguarda il ricorso alle penali per governare i ritardi registrati nelle fasi progettuali e autorizzative. Su questo fronte, il giudizio della Corte dei conti è netto. Secondo la magistratura contabile, il ricorso alle penali «ha mostrato un’efficacia ridotta». I numeri sono eloquenti: solo il 2% delle penali previste è stato incassato, mentre più della metà risulta oggetto di contenzioso, con conseguenze che rallentano ulteriormente il percorso attuativo e indeboliscono la capacità sanzionatoria dello Stato.

Alla luce di questo scenario, la Corte ha raccomandato al Ministero delle imprese e del made in Italy, anche tramite il concedente Infratel Italia, di rafforzare ulteriormente controlli e interventi correttivi per assicurare il rispetto del nuovo cronoprogramma. Un invito che suona come un monito: senza una governance ancora più stringente e strumenti realmente efficaci, il rischio di nuovi slittamenti resta concreto.

Il bilancio che emerge è quello di un Piano che ha finalmente imboccato una fase di accelerazione, ma che paga il prezzo di scelte iniziali troppo ottimistiche e di una complessità operativa sottovalutata. La quasi totale copertura delle sedi pubbliche rappresenta un risultato strategico per la digitalizzazione dello Stato, ma il ritardo nelle abitazioni civili continua a pesare sulla vita quotidiana di milioni di cittadini e imprese, soprattutto nelle aree interne e periferiche.

La banda ultralarga, nel disegno originario, doveva essere uno strumento di riequilibrio territoriale e di riduzione del divario digitale. Oggi appare invece come un’infrastruttura in costruzione permanente, avanzata ma non ancora compiuta, con il 2026 indicato come traguardo definitivo. Resta da capire se questa nuova scadenza segnerà davvero la fine del percorso o se il Paese dovrà fare ancora i conti con una promessa tecnologica realizzata solo a metà.

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