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14 Gennaio 2026 - 15:52
Monica Canalis
C’è un bilancio che passa quasi inosservato, perché non fa rumore, non annuncia rivoluzioni e non promette miracoli. Ma è proprio lì, tra le pieghe dei numeri e dei capitoli di spesa, che si misura la distanza tra la Regione e la vita reale delle persone. Il bilancio di previsione 2026 della Regione Piemonte, sul fronte delle politiche sociali, racconta una storia già vista: nessun coraggio, nessuna visione, molto centralismo. E a pagare il conto, ancora una volta, sono i territori e chi è più fragile.
A dirlo senza giri di parole è la consigliera regionale del Partito Democratico Monica Canalis, intervenuta il 13 gennaio in IV Commissione consiliare durante l’esame dei capitoli di bilancio dedicati al sociale. Un’analisi dura, puntuale, che smonta pezzo per pezzo l’impianto rivendicato dall’assessore Maurizio Marrone e dalla Giunta Cirio.
«Siamo di fronte a un bilancio conservativo, senza slanci e con una forte impronta centralista», attacca Canalis. «Si continua a ragionare per spesa storica, ignorando completamente ciò che sta accadendo nei Comuni e nei Consorzi socio-assistenziali».
L’assessore ha elencato con soddisfazione la continuità dei finanziamenti per Rsa e domiciliarità, invecchiamento attivo, disabilità, tutela materno-infantile, famiglie, persone senza fissa dimora, servizio civile regionale, Banco alimentare e farmaceutico, ambulatori sociali oculistici e odontoiatrici, centri antiviolenza, fondo sociale e agenzie sociali per la locazione. Dopo due anni di stop tornano anche 22 mila euro per i Consigli comunali dei ragazzi. Un elenco lungo, ordinato, che però non cambia la sostanza del problema.

«Ancora una volta restano sottofinanziati i Consorzi socio-assistenziali e la non autosufficienza», denuncia Canalis. E i numeri parlano chiaro. Gli assegni di cura della Città di Torino, i cosiddetti extra Lea, avevano una spesa storica di 55 milioni di euro l’anno fino alla legislatura Chiamparino. Nel bilancio di previsione 2026 scendono a 45 milioni. Dieci milioni in meno, mentre il voucher “Scelta sociale”, finanziato dal Fondo sociale europeo nel biennio 2023-2024, è ormai in esaurimento.
«Il rischio è un vuoto di assistenza per un numero sempre più alto di persone non autosufficienti», avverte la consigliera dem. Un rischio tutt’altro che teorico, in una regione che invecchia e in cui le famiglie sono sempre più sole a farsi carico della cura.
Ancora più grave, secondo Canalis, è quanto accade ai 46 Enti gestori delle funzioni socio-assistenziali del Piemonte. Invece di recepire l’adeguamento Istat per inflazione e caro energia, e di riconoscere l’aumento delle spese dovuto al crescente disagio sociale, il bilancio cristallizza la spesa storica a 44 milioni di euro. Non solo: per il 2027 e il 2028 è prevista una riduzione a 41 milioni.
«La Giunta Cirio non solo non adegua i fondi, ma li vincola in modo sempre più stringente», incalza Canalis. Metà delle risorse deve essere destinata obbligatoriamente alla prevenzione degli allontanamenti dei minori dalla famiglia d’origine, altri 5 milioni ai caregiver. «Scelte importanti, certo, ma che lasciano pochissimo spazio agli interventi su disabilità, non autosufficienza, contrasto alla povertà, inclusione delle marginalità e alle attività di promozione sociale».
Come se non bastasse, nel bilancio compaiono 100 mila euro per il nuovo ente di gestione delle risorse sociali, un organismo che l’opposizione contesta apertamente. «Un ente superfluo, che tradisce una volontà centralizzatrice e l’incapacità di costruire una vera alleanza con i Comuni», conclude Canalis.
Insomma, dietro i numeri freddi del bilancio 2026 si nasconde una scelta politica precisa: governare il sociale dall’alto, senza ascoltare i territori, lasciando Comuni e Consorzi a fare i conti con bisogni crescenti e risorse sempre più risicate. Una scelta che, ancora una volta, rischia di colpire chi ha meno voce per farsi sentire.
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