AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
14 Gennaio 2026 - 15:41
L'assessore regionale Maurizio Marrone
Il conto, alla fine, torna sempre lì. E continua a far discutere. Nel bilancio previsionale della Regione Piemonte per il triennio 2026–2028, presentato in questi giorni a Palazzo Lascaris, le politiche sociali restano sostanzialmente immutate nelle cifre complessive, ma tornano a emergere con forza le scelte politiche che più dividono la maggioranza di centrodestra e le opposizioni. Al centro della polemica, ancora una volta, il Fondo Vita Nascente e la riproposizione delle cosiddette stanze dell’ascolto negli ospedali pubblici, sempre più percepite come il simbolo di un welfare piegato allo scontro ideologico.
Il bilancio illustrato dall’assessore al Welfare Maurizio Marrone ricalca infatti quasi in fotocopia quello degli anni precedenti. Restano stabili le risorse destinate a Rsa e assistenza domiciliare, disabilità, invecchiamento attivo, adozioni internazionali, politiche per la famiglia e il materno-infantile, contrasto alla povertà, Banco alimentare e farmaceutico, ambulatori sociali e centri antiviolenza. Nessuna svolta, nessun investimento strutturale nuovo per affrontare emergenze ormai croniche, a partire dal disagio adolescenziale e dalla non autosufficienza degli anziani, completamente assenti dalle priorità di bilancio.
Confermati anche i fondi per i cosiddetti progetti innovativi di welfare, già finiti nel mirino delle opposizioni per iniziative dal valore sociale discutibile e dall’impatto difficilmente misurabile. Aumentano invece le risorse per il servizio civile regionale, con l’indicazione – rivendicata dallo stesso Marrone – di impiegare i volontari nel contrasto al degrado urbano e allo spaccio di droga. Previsti inoltre 100 mila euro per l’ente gestore delle risorse sociali voluto dalla Lega, chiamato a “controllare” come i Comuni spendono i fondi regionali.
Ma è sul capitolo più controverso che si accende lo scontro politico. Nel bilancio 2026 torna lo stanziamento di 940 mila euro per il Fondo Vita Nascente, destinato alle associazioni pro-vita. Un rifinanziamento che porta a oltre 4,1 milioni di euro la cifra complessiva investita dalla giunta Cirio, dal 2022 a oggi, in progetti apertamente contestati da una larga parte del Consiglio regionale.
Per Alice Ravinale e Valentina Cera di Alleanza Verdi Sinistra, «nonostante l’aumento dei problemi sociali, Marrone continua a occuparsi più di propaganda che delle necessità reali delle persone». Le consigliere ricordano come, nell’ultimo bando, solo metà delle risorse del Fondo Vita Nascente sia stata effettivamente assegnata, mentre il resto è stato trasferito ai servizi sociali comunali. Sul passato della misura, inoltre, pesano tre ricorsi alla Corte dei Conti relativi alle rendicontazioni degli anni precedenti.
Ancora più dura la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Sarah Disabato, che parla di «una cifra monstre, soldi dei cittadini spesi in mancette alle associazioni pro-vita, con scarsa trasparenza e controlli poco chiari». Secondo il M5S, quelle risorse avrebbero dovuto rafforzare i consultori, sostenere la prima infanzia, aumentare i servizi alle famiglie e abbattere le rette degli asili nido. «La giunta Cirio – accusa Disabato – ha invece scelto la propaganda ideologica».
A rendere il clima ancora più teso è la riapertura della Stanza dell’ascolto all’ospedale Sant’Anna di Torino, annunciata attraverso un avviso pubblico della Città della Salute. Una decisione che per le opposizioni rappresenta l’ennesimo tentativo di aggirare nei fatti la Legge 194, introducendo nei percorsi sanitari spazi gestiti da soggetti con un chiaro orientamento anti-scelta.
La consigliera del Partito Democratico Nadia Conticelli parla di «un utilizzo vergognoso di fondi pubblici della sanità e dell’assistenza a fini ideologici, mentre la sanità piemontese registra un disavanzo che supera i 268 milioni di euro». Italia Viva, con la segretaria provinciale Mariangela Ferrero, annuncia nuove manifestazioni e il ricorso alle vie legali: «Non accetteremo che si continui a coprire i vuoti di una politica senza contenuti facendo demagogia sui corpi delle donne».

Durissima anche la presa di posizione di Rifondazione Comunista. Il segretario regionale Alberto Deambrogio definisce le stanze dell’ascolto «luoghi di pressione psicologica e colpevolizzazione», affidati ad associazioni con «chiari orientamenti anti-scelta». «Le risorse pubbliche – sottolinea – dovrebbero essere investite nel potenziamento dei consultori e nel garantire un accesso sicuro e libero all’interruzione volontaria di gravidanza, non nel finanziare chi vuole riportare indietro le lancette dei diritti civili».
Di fronte a questo fronte compatto di critiche, la replica dell’assessore Marrone si limita a rivendicare un aumento complessivo delle risorse rispetto al passato e un welfare più “diretto”. Ma per le opposizioni i numeri raccontano tutt’altra storia: milioni di euro destinati a una battaglia ideologica, mentre i servizi territoriali restano sottofinanziati e i bisogni sociali continuano ad accumularsi.
Insomma, il bilancio 2026 non è soltanto un documento contabile. È una scelta politica chiara. E per una parte crescente del Consiglio regionale e della società piemontese è una scelta che allontana il welfare dalla tutela dei diritti e lo trascina dentro una guerra culturale combattuta, ancora una volta, con i soldi pubblici.
Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.