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La Voce degli animali
13 Gennaio 2026 - 22:56
Il pappagallo salvato dai vigili del fuoco nel gelo del bosco
Non sempre le storie che restano addosso hanno come protagonisti delle persone. A volte sono fatte di silenzi, di attese, di uno sguardo rivolto verso l’alto mentre il freddo stringe e il tempo passa. È una di quelle storie che nasce tra i boschi di Settimo Rottaro e Caravino, in una sera d’inverno qualsiasi, ma destinata a non esserlo più.
Arhen non è “un pappagallo”. È un Ara addestrato al volo libero, ma soprattutto è il compagno di lavoro e di vita di Guglielmo Wilson, illusionista professionista con oltre vent’anni di esperienza, noto per i suoi spettacoli dedicati a famiglie e bambini, costruiti intorno a un’idea di magia che non passa dalla costrizione, ma dalla fiducia. Nei suoi show i pappagalli non sono comparse: volano, tornano, scelgono. Arhen è uno di loro, parte integrante di un percorso artistico e umano che non ammette sostituzioni.
Quel giorno Wilson sta facendo ciò che fa da sempre: addestramento, routine, rispetto dei tempi dell’animale. Arhen sale, si posa su un ramo alto. Poi qualcosa cambia. Nel cielo compaiono delle poiane. Non c’è aggressione, ma basta la loro presenza a rompere l’equilibrio. Arhen resta fermo. Non scende. Il corpo si irrigidisce, la paura prende spazio. Il bosco, lentamente, smette di essere un luogo neutro.
Il freddo arriva in fretta. Il terreno sotto è ghiacciato, le ombre si allungano, la luce scompare. Arhen resta immobile a diversi metri da terra. Non è un animale selvatico che prima o poi se ne andrà. È un pappagallo addestrato, abituato a rispondere, ma in quel momento bloccato, vulnerabile. L’attesa non è più un’opzione. Ogni minuto che passa aumenta il rischio. Il freddo non è fastidio, è pericolo reale.
La decisione di chiedere aiuto pesa. Guglielmo Wilson conosce il valore del lavoro dei Vigili del Fuoco, sa quante emergenze affrontano ogni giorno. Ma sa anche che Arhen, così, non può cavarsela da solo. Chiama. Spiega la situazione con precisione, chiarendo subito un punto fondamentale: non si tratta di un animale destinato a volare via, ma di una vita che dipende da un intervento esterno. Dall’altra parte trova ascolto, serietà, rispetto. Nessuna promessa spettacolare, solo la certezza che, appena possibile, qualcuno sarebbe arrivato.
Quando la Squadra 81 dei Vigili del Fuoco di Ivrea entra nel bosco, è già buio. Le condizioni sono tutt’altro che favorevoli: visibilità ridotta, terreno scivoloso, freddo intenso. Un primo tentativo non va come previsto. Le luci spaventano Arhen, che si sposta ancora più all’interno, su un albero più alto. È il momento in cui si capisce che non esistono soluzioni rapide, che serviranno pazienza, competenza e sangue freddo.
I vigili del fuoco lavorano come fanno sempre: senza clamore. Seghetti, corde, manovre controllate. Ogni gesto è misurato, pensato per ridurre al minimo i rischi. L’albero viene accompagnato lentamente verso terra. Arhen, ormai stremato dal freddo e dal buio, è in uno stato di semi-torpore. Resta fermo fino alla fine, come se avesse affidato tutto a quelle mani sconosciute che si muovono sotto di lui.
Quando il tronco tocca terra, la tensione si scioglie. Wilson può finalmente prendere Arhen e portarlo al caldo. Non c’è esultanza, solo un sollievo profondo, fisico, quasi doloroso. Arhen è salvo. E con lui lo è anche un pezzo di quella magia che non si vede sul palco, ma che tiene insieme un lavoro, una relazione, una scelta di vita.
Il giorno dopo Wilson scrive. Lo fa senza cercare visibilità, ma con il bisogno sincero di dire grazie. Ringrazia la Squadra 81 dei Vigili del Fuoco di Ivrea, parla di professionalità, di umanità, di rispetto. Ricorda che dietro ogni intervento ci sono studio, formazione continua, preparazione tecnica, esperienza. Sottolinea che i Vigili del Fuoco non si improvvisano e non sono solo soccorritori, ma punti di riferimento, presenza concreta quando qualcuno ha bisogno. Angeli in divisa, li definisce, ma spiegando perché.
Arhen si riprende rapidamente. Torna alle sue abitudini, al suo ruolo silenzioso ma fondamentale. Wilson prova anche a ringraziare i vigili del fuoco con un gesto materiale. Non viene accettato. È normale, gli viene detto. In cambio, un invito che vale più di qualsiasi compenso: portare il figlio in caserma, per vedere da vicino cosa significa davvero quel lavoro.
In questa storia non ci sono eroi da copertina. C’è un pappagallo che senza aiuto non ce l’avrebbe fatta, un illusionista che ha saputo chiedere aiuto senza esitazioni inutili, e dei professionisti che hanno fatto il loro dovere con competenza e rispetto per la vita, in tutte le sue forme. Sul palco Guglielmo Wilson costruisce illusioni. In quella sera d’inverno, tra i boschi del Canavese, la realtà ha fatto il suo numero migliore. E non aveva bisogno di applausi.
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