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Volpiano paga per via Pinetti: oltre 225 mila euro per chiudere (dopo 17 anni) la partita dei terreni occupati "provvisoriamente"

Firmata la determina che impegna le somme per acquisire le aree e liquidare gli indennizzi: la sanatoria arriva dopo anni di rinvii

Volpiano paga per via Pinetti: oltre 225 mila euro per chiudere (dopo 17 anni) la partita dei terreni occupati "provvisoriamente"

Volpiano paga per via Pinetti: oltre 225 mila euro per chiudere (dopo 17 anni) la partita dei terreni occupati "provvisoriamente"

Volpiano e via Pinetti: il caso è semplice da spiegare, anche se è durato una vita amministrativa intera. Una strada nata come soluzione “provvisoria” su terreni privati è diventata indispensabile per la viabilità del paese, ma per anni è rimasta lì senza un titolo definitivo: niente esproprio chiuso, niente acquisizione regolarizzata. Il risultato è che oggi il Comune deve fare quello che avrebbe dovuto fare molto prima: sanare e pagare.

E l’ultima novità, quella che trasforma la storia in un conto vero, è arrivata a fine 2025. Non più discorsi, non più rimpalli: un atto ufficiale che mette in fila cifre e impegni di spesa. E dice chiaramente che questa vicenda, adesso, costa.

Il Comune di Volpiano ha firmato una determina che dà il via alla fase decisiva dell’operazione: acquisizione sanante delle aree di via Pinetti e della rotatoria. In pratica: il Comune fa diventare sue quelle porzioni di terreno su cui insiste la strada, ma lo fa seguendo una procedura speciale prevista dalla legge quando un’opera pubblica è stata realizzata o mantenuta su proprietà privata senza che tutto fosse stato sistemato in tempo.

È una parola burocratica che suona “tecnica”, ma il significato è politico: si chiude la pratica non perché lo si è programmato, ma perché ormai è inevitabile. E perché un provvisorio che dura diciassette anni non è più provvisorio: è una scelta. O, peggio, una mancanza di scelta.

Il punto non è che via Pinetti non serva. Serve eccome. È utile, ha reso più fluida una parte di paese e ha dato una soluzione concreta a un nodo viabilistico. Il punto è un altro: la gestione. La differenza tra costruire un’opera e governarla. Perché una cosa è fare una strada, un’altra è lasciare che quella strada resti per anni appoggiata su terreni privati come se bastasse chiamarla “temporanea” per mettersi al riparo dalla realtà.

E la realtà, prima o poi, presenta il conto.

Il totale impegnato dal Comune, amministrato dal sindaco Giovanni Panichelli, per la procedura è di 225.871,31 euro. È la cifra complessiva che comprende tutto ciò che serve per arrivare all’acquisizione delle aree e per liquidare le somme dovute ai proprietari coinvolti.

Giovanni Panichelli, sindaco di Volpiano

Dentro questo totale ci sono due blocchi, che raccontano bene — meglio di qualsiasi dichiarazione politica — che cosa stiamo pagando davvero.

Il primo blocco è quello che pesa di più sul piano simbolico: 103.961,97 euro definiti “indennizzi”, una spesa una tantum. Qui dentro c’è il cuore del problema: non si sta pagando per un’opera nuova, non si sta investendo per migliorare un servizio. Si sta pagando per rimettere in ordine un errore, o un rinvio, o un’abitudine amministrativa: l’uso di un bene privato senza un percorso chiuso fino in fondo.

Il secondo blocco è la parte “classica” di un’espropriazione: 121.909,33 euro per l’esproprio vero e proprio dell’area. È la cifra che fa diventare quelle aree comunali, mettendo finalmente fine all’ambiguità.

Sommandoli, si arriva a quella soglia che ormai è il numero chiave di tutta la vicenda: oltre 225 mila euro. Una cifra che non arriva dal nulla. Arriva dal tempo, dalle omissioni, dalla mancanza di una scelta definitiva quando la scelta era più semplice e sicuramente meno costosa.

La determina racconta anche un dettaglio che rende il caso ancora più concreto: tra i proprietari destinatari delle comunicazioni c’è una persona deceduta nel 2025, e le quote vengono provvisoriamente ripartite tra gli eredi fino alla definizione della successione. È la fotografia perfetta di cosa succede quando un procedimento rimane fermo troppo a lungo: non cambiano solo le amministrazioni, cambiano anche le vite delle persone coinvolte.

E a questo punto la domanda torna sempre lì, come un chiodo fisso che nessun atto amministrativo può togliere: perché ci si arriva solo adesso?

Perché per anni la parola “temporaneo” ha fatto da coperta. Temporaneo il tracciato, temporaneo l’accordo, temporanea l’occupazione. Poi passa un anno, poi ne passano due, poi ne passano dieci. E temporaneo diventa sinonimo di “non affrontato”. Non risolto. Non chiuso.

La politica, quando vuole, trova spazio in bilancio per tante cose. Qui lo spazio lo ha trovato perché non c’era più alternativa: tra richieste, valutazioni, calcoli e pressione esterna, il Comune ha dovuto trasformare una storia tenuta in sospeso in un procedimento formale e conclusivo.

Il che, attenzione, non è un male: chiudere è necessario. Pagare il dovuto è necessario. Sistemare la situazione è doveroso.

Ma sarebbe un errore raccontarla come una conquista. Questa non è una vittoria. È una regolarizzazione tardiva. È la differenza tra governare una vicenda e inseguirla.

E la morale di via Pinetti, a Volpiano, è una di quelle che in municipio si conoscono benissimo ma che raramente diventano notizia finché non saltano fuori le cifre: il provvisorio non è gratis. Prima o poi diventa una riga di bilancio. E quando diventa una riga di bilancio, non è più una questione tecnica. È una questione di responsabilità.

Perché una strada può essere utile. Ma se ci metti diciassette anni a darle una forma legale, allora non stai solo costruendo viabilità: stai costruendo un problema. E alla fine, quel problema, lo pagano tutti.

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