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13 Gennaio 2026 - 17:50
La Torino oscura che non ti aspetti: delitti, vicoli e paure nella città noir
Torino non è solo la città delle fabbriche, dei portici eleganti e dei caffè storici. È anche una città attraversata da ombre, tensioni sociali, violenze improvvise e storie nere che affiorano dal passato e parlano, ancora oggi, al presente. È dentro questa Torino meno rassicurante che si muove Milo Julini, protagonista del nuovo libro La Torino Noir vista e narrata da Milo Julini, appena pubblicato da Baima & Ronchetti Editore.
Un volume che non si limita a raccontare delitti e cronaca nera, ma che utilizza il fatto criminale come lente per osservare la società, i suoi disagi, le sue contraddizioni, le sue paure ricorrenti. La scrittura di Julini è quella di un cronista che conosce il valore della documentazione e di uno storico che sa dare profondità ai fatti, ma anche di un narratore capace di cogliere l’aspetto intimistico e umano che si nasconde dietro ogni episodio di violenza.
«Il mio raccontare la cronaca cittadina, in particolare quella nera, scaturisce dall’osservazione del quotidiano, seppur del passato», spiega l’autore. «Si manifesta negli episodi criminali di particolare efferatezza, di ordinaria delinquenza che contribuiscono a minare il sereno vivere civile e a conferire una cappa di sospetto e timore al clima cittadino». Non è un esordio, il suo. Anche questo libro, come i precedenti, nasce dalla rielaborazione di articoli pubblicati nel tempo su diverse testate online, con un elemento fondamentale: «tutte le vicende narrate sono realmente accadute, tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del terzo Millennio».
Il volume si articola in nove capitoli e accompagna il lettore in una Torino sorprendente e spesso dimenticata. Si parte dalla criminalità giovanile nella città pre e post-unitaria, un fenomeno che rivela inquietanti analogie con l’attualità. «Queste storie fanno emergere disagio e disvalori nei giovani difficili di quel tempo», racconta Julini, che affronta anche temi poco esplorati dalla storiografia accademica, come le Còche e la Barabberia torinese, vere e proprie forme di criminalità organizzata urbana dell’Ottocento.
Emergono così i vicoli malsani e pericolosi del centro città, le risse, gli accoltellamenti, una quotidianità violenta che conviveva con l’immagine ufficiale di Torino capitale prima e città industriale poi. Non manca uno sguardo sulla delinquenza femminile, con pagine dedicate all’uso del vetriolo come strumento di vendetta amorosa, e sui reati nati da passioni incontrollate, feste finite male, coltelli che volano e destini che si spezzano.
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Il capitolo finale è forse il più originale, dedicato alla cosiddetta “Giustizia che diverte”, nel solco della tradizione del giornalismo giudiziario ironico, con un omaggio al cronista e umorista Giovanni Saragat, noto con lo pseudonimo di Toga Rasa. Un modo per ricordare che anche il racconto della giustizia può avere una dimensione narrativa capace di svelare il lato umano delle aule dei tribunali.
Il legame di Milo Julini con Torino è profondo e viscerale. Nato nel 1951, coltiva fin da bambino una passione fuori dal comune. «I miei coetanei raccoglievano le figurine dei calciatori; io invece ritagliavo dai giornali gli articoli su rapine in banca e omicidi», racconta. Accanto alla cronaca nera, cresce anche l’amore per la storia, in particolare quella del Risorgimento, rafforzato dalle celebrazioni torinesi di Italia ’61. Un percorso che trova piena maturazione negli anni Ottanta, quando, da docente universitario, inizia un lavoro sistematico di ricostruzione delle vicende criminali torinesi dell’Ottocento, basato su archivi e giornali dell’epoca.
E lo sguardo resta rivolto al futuro. «Ci sono due periodi storici che vorrei approfondire sul versante squisitamente subalpino: il Biennio Rosso e gli Anni di piombo», anticipa l’autore. Periodi complessi, densi di conflitti e violenza, che Julini intende raccontare invitando ancora una volta il lettore a camminare per Torino con occhi diversi, «immaginando d’essere circondati da un passato che rivive per il tempo di una lettura».
La Torino Noir vista e narrata da Milo Julini è così molto più di un libro di cronaca nera: è un viaggio nella memoria oscura della città, un racconto che mette in dialogo passato e presente e che restituisce a Torino tutta la sua complessità, lontano dalle cartoline e vicino alla verità delle sue strade.
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