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13 Gennaio 2026 - 12:13
Cinque gol, zero paura: la Juventus travolge la Cremonese e irrompe nella corsa scudetto
Lo Stadium applaude, la classifica si muove e la Juventus manda un segnale che non può più essere ignorato. Contro la Cremonese finisce 5-0, una partita chiusa in fretta, senza calcoli e senza paura. Il risultato è netto, il gioco pure. I bianconeri volano al terzo posto, agganciando Roma e Napoli, a un punto dal Milan e a quattro dall’Inter. Con una precisazione doverosa: anche chi ha una gara in meno ora sa che la Juve c’è, eccome se c’è.
Il successo nasce da un approccio feroce. Non c’è studio, non c’è attesa. La Juventus entra in campo per comandare e lo fa subito, con intensità e idee chiare. La Cremonese prova a reggere, ma viene schiacciata da un ritmo che non riesce a sostenere. Dopo pochi minuti è evidente che la partita ha una sola direzione.
Il primo gol arriva presto e certifica una superiorità che non è solo fisica ma anche mentale. Bremer svetta su tutti e indirizza il match, pochi minuti dopo David raddoppia e toglie ossigeno agli ospiti. In mezzo, un palo che racconta meglio di tante parole l’inerzia della gara. La Juve è padrona del campo, muove palla con velocità, occupa gli spazi con ordine e colpisce senza fronzoli.

Il dato che colpisce è la naturalezza con cui i bianconeri arrivano al tiro. Yildiz si muove tra le linee, McKennie allarga il campo, Thuram e Miretti si infilano negli spazi come se il copione fosse scritto da settimane. Non c’è improvvisazione, c’è organizzazione. Ed è forse questa la notizia più rilevante.
Nel mezzo di una partita a senso unico, però, arriva l’unico vero momento di confusione: quello arbitrale. Prima un rigore concesso e poi tolto alla Cremonese, una decisione che lascia perplessi e che appare difficilmente spiegabile anche dopo l’intervento del Var. Poi, sul fronte opposto, un penalty assegnato alla Juventus per un tocco di mano che sembra più figlio del regolamento interpretato in modo meccanico che del buon senso. Non a caso, persino Spalletti ammette che lui quel rigore non lo avrebbe mai fischiato. Il problema non è il risultato, mai in discussione, ma il messaggio che passa: confusione totale. Se il Var deve correggere tutto, allora tanto vale lasciargli il fischietto. Così com’è, il sistema non funziona.
Tornando al campo, la Juventus non si lascia distrarre. Segna ancora, dilaga e nella ripresa non abbassa il ritmo, cosa che in passato sarebbe stata quasi automatica. Qui no. La squadra continua a giocare, a cercare il gol, a divertirsi. McKennie prima provoca l’autogol, poi firma il quinto. Di Gregorio, quando chiamato in causa, risponde presente e nega almeno la soddisfazione della rete della bandiera.
La Cremonese esce ridimensionata, la Juve esce rafforzata. Non solo per il punteggio, ma per la sensazione di solidità che trasmette. Bremer è una certezza, Miretti cresce partita dopo partita, David sembra finalmente libero di testa e di gambe. È una squadra che corre, ma soprattutto pensa.
I numeri raccontano un cambio di passo evidente. Da quando la panchina è cambiata, la Juventus viaggia a una media punti da alta classifica vera. Non è un fuoco di paglia, è una continuità che inizia a pesare anche psicologicamente sulle avversarie. Chi guarda la classifica oggi non può più liquidare i bianconeri come una comparsa.
C’è ancora strada da fare, il campionato è lungo e il mercato può aggiungere ulteriori tasselli. Ma una cosa è chiara: questa Juventus non aspetta più gli eventi, li provoca. Gioca per vincere, non per sopravvivere. E quando segna cinque gol senza mai dare l’impressione di forzare, significa che qualcosa è cambiato davvero.
Resta l’amaro per un arbitraggio che, anche in una serata di festa, riesce a far discutere. Ma il campo ha parlato forte e chiaro. La Juve è tornata a fare la Juve. E ora, per tutti, è meglio farci i conti.
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