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Pinerolo-Chivasso, la linea che non funziona mai: tra treni fantasma e ritardi cronici il fallimento del trasporto regionale è sotto gli occhi di tutti

Anno nuovo, disagi vecchi: cancellazioni e guasti quotidiani rendono la ferrovia inaffidabile e isolano il territorio

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Pinerolo-Chivasso, la linea che non funziona mai: tra treni fantasma e ritardi cronici il fallimento del trasporto regionale è sotto gli occhi di tutti

La sveglia suona sempre alla stessa ora, ma il viaggio no. Sulla linea ferroviaria Pinerolo-Chivasso il 2026 si apre esattamente come si era chiuso il 2025: con treni cancellati, ritardi a catena e pendolari lasciati sulle banchine senza spiegazioni convincenti. L’ennesima giornata di passione si è consumata il 12 gennaio, quando sono state soppresse le corse delle 6.46, 7.17 e 8.46 da Pinerolo, mentre i treni delle 7.46 e delle 8.17 hanno accumulato ritardi superiori ai dieci minuti. Un copione ormai noto, che rende sempre più difficile parlare di episodi isolati.

A fotografare una situazione definita «insostenibile» è Antonella Canalis, esponente del Partito Democratico, che punta il dito contro Regione, gestori dell’infrastruttura e del servizio. «Così non si può andare avanti. La Giunta Cirio, RFI e Trenitalia prendano finalmente provvedimenti», è l’appello netto che arriva dopo l’ennesimo disservizio. Un appello che trova terreno fertile tra migliaia di utenti quotidiani, per i quali la ferrovia non è una scelta, ma una necessità.

Le aspettative, questa volta, erano alte. Dopo l’interruzione estiva del servizio nel 2025 per l’installazione del sistema ERTMS, il nuovo standard europeo di controllo e interoperabilità dei treni, molti si aspettavano un salto di qualità. Più puntualità, maggiore affidabilità, una gestione moderna del traffico ferroviario. La realtà, però, ha smentito quelle attese. Ritardi, soppressioni, affollamento cronico, sporcizia dei convogli, sale d’attesa inaccessibili e difficoltà per anziani e persone con disabilità continuano a scandire la quotidianità di chi si sposta tra il Pinerolese, l’area sud e nord di Torino e il Chivassese.

Il problema, secondo le critiche politiche e dei comitati di utenti, non nasce oggi. Dal 2019, anno dell’insediamento del presidente Alberto Cirio e dell’assessore ai Trasporti Marco Gabusi, la lista delle opere mancate è lunga. Nessun passaggio a livello soppresso, nonostante le promesse: a Vinovo, ricordano dal territorio, «non è neppure iniziato lo scavo». Nessun raddoppio selettivo nei tratti più critici, nessun intervento strutturale per migliorare l’accesso dalle banchine ai treni. Anche sul fronte tecnologico, al di là dell’ERTMS, gli investimenti vengono giudicati insufficienti.

Particolarmente critica è la situazione degli apparati che regolarmente vanno in panne, causando interruzioni improvvise del servizio. A questo si aggiungono opere complementari mai realizzate o rimaste sulla carta: l’area parcheggio presso la stazione di None, il sottopasso e l’interscambio, il rallentamento nel processo autorizzativo delle ciclostazioni, elementi fondamentali per rendere il treno davvero competitivo rispetto all’auto privata.

Il disservizio del 12 gennaio, causato da un guasto a un treno tra le stazioni di Chivasso e Brandizzo, è solo l’ultimo tassello di una crisi che rischia di avere conseguenze ben più ampie. In Regione, infatti, si sta discutendo della razionalizzazione del Trasporto Pubblico Locale su gomma, in vista delle gare previste nel 2026. Una prospettiva che preoccupa. «Non si possono tagliare le corse dei bus, costose e inquinanti, se prima la Regione non rende efficiente la ferrovia, che è l’alternativa più ecologica, economica e sicura», ribadiscono dal Partito Democratico.

Il rischio è quello di un effetto domino: meno autobus, una ferrovia inaffidabile, aumento dell’uso dell’auto privata in un contesto già segnato dal caro carburanti, dal sistema di free flow autostradale e da collegamenti stradali congestionati. Un combinato disposto che, secondo Canalis, potrebbe trasformarsi in una vera bomba sociale a danno di chi utilizza il Trasporto Pubblico Locale per lavorare, studiare o accedere ai servizi essenziali.

La posta in gioco non è solo la qualità del viaggio quotidiano. Il territorio attraversato dalla Pinerolo-Chivasso rischia un progressivo isolamento. Senza un collegamento ferroviario puntuale, regolare e accessibile, aree già fragili dal punto di vista economico e demografico potrebbero imboccare una strada di regressione. Il tema è particolarmente delicato per le aree interne e montane, dove il trasporto pubblico rappresenta spesso l’unico legame stabile con i poli urbani.

Non a caso, la linea continua a occupare le ultime posizioni nelle classifiche di Pendolaria di Legambiente, diventando una sorta di simbolo negativo del trasporto ferroviario piemontese. «Il territorio della Pinerolo-Chivasso sembra davvero la Cenerentola del Piemonte», è l’accusa che ritorna, mentre i cantieri del PNRR, pur necessari, vengono indicati come un alibi che non può giustificare «un tale livello di inefficienza e trascuratezza».

Il messaggio finale è diretto. Basta spiegazioni generiche, basta rimpalli di responsabilità. «Chiediamo che l’assessore Gabusi prenda finalmente in mano la situazione e si faccia sentire con Trenitalia e RFI», è la richiesta politica, con l’obiettivo di riportare la linea fuori dal cono d’ombra prima che il disagio quotidiano si trasformi in una frattura strutturale tra istituzioni e cittadini. Perché, sulla Pinerolo-Chivasso, la pazienza dei pendolari sembra ormai arrivata al capolinea.

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