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Corpi, luce e riflessi: la mostra di Andrea Francavilla alla Trinità

La Pro Loco inaugura il 2026 culturale con una mostra intensa e meditata

Corpi, luce e riflessi: la mostra di Andrea Francavilla alla Trinità

Corpi, luce e riflessi: la mostra di Andrea Francavilla alla Trinità

Il nuovo anno si è aperto a Cuorgnè, sul fronte delle iniziative culturali, con una mostra fotografica organizzata dalla Pro Loco e patrocinata dal Comune. A esporre le proprie opere è stato Andrea Francavilla, artista che ha portato i suoi scatti negli spazi dell’ex-Chiesa della Trinità, trasformata per tre giorni – da venerdì 9 gennaio a domenica 11, con orario continuato dalle 10 alle 19 – in una galleria aperta alla città. All’inaugurazione di venerdì mattina erano presenti la presidente della Pro Loco Jenny Cocozza e diversi esponenti dell’amministrazione comunale. Prima del taglio del nastro è stato lo stesso Francavilla a guidare i presenti tra le immagini, illustrando il proprio metodo di lavoro, la scelta dei soggetti e le preferenze stilistiche.

Francavilla predilige gli esseri umani e gli animali, mentre mostra minor interesse per i paesaggi. Le persone mi attraggono perché mi raccontano sempre qualcosa; gli animali perché sono difficili da ritrarre. Per farlo occorrono molta pazienza ed insieme molta prontezza. Al contrario, considera la fotografia paesaggistica più semplice: I panorami sono lì, pronti per essere immortalati, alla portata di chiunque si ritrovi una macchina fotografica tra le mani.

A dominare la scena sono soprattutto le figure femminili, in particolare ballerine e nuotatrici. La danza e lo sport rappresentano per il fotografo un terreno fertile su cui sperimentare effetti raffinati e soluzioni visive coinvolgenti. Molte delle ragazze ritratte sono allieve della Scuola di Danza di Rivarolo, ambiente che frequenta spesso e che gli consente libertà di movimento nella ricerca di soggetti e spazi. La maggior parte degli scatti, fatta eccezione per quelli ambientati in luoghi riconoscibili come il Castello Malgrà di Rivarolo o l’ex Manifattura di Cuorgnè, è realizzata in interni, con sfondi monocromatici: nero assoluto oppure tinte chiare e uniformi. Una scelta che concentra lo sguardo dell’osservatore sul corpo e sul movimento, ora morbido e aggraziato, ora armoniosamente acrobatico. In altri lavori Francavilla sperimenta giochi di luce ed effetti-specchio, sfruttando riflessi simili a quelli dell’acqua di una piscina per moltiplicare i volti delle nuotatrici.

Il taglio del nastro della mostra

Tra le immagini più suggestive spicca il ritratto della figlia mentre suona il violino, ma non mancano scatti che mettono in evidenza il fascino enigmatico di volti velati o la tenerezza di una madre con un neonato tra le braccia. Gli piacerebbe lavorare anche sui ritratti di coppia, ma ammette che è raro riuscirci per la scarsa disponibilità dei soggetti. Un’affermazione che sorprende nell’epoca dei selfie onnipresenti, ma che forse non lo è poi così tanto: un conto è l’autoscatto rapido e autoreferenziale, altro è affidarsi allo sguardo di un artista deciso ad andare oltre le apparenze.

Le fotografie di Francavilla danno l’impressione di cogliere l’attimo, come se fossero scattate d’istinto. In realtà, spiega, sono studiate, progettate, quasi mai casuali. Poi capita l’occasione imprevista, soprattutto con gli animali. È il caso di una tigre dello Zoom, colta mentre si accuccia ai bordi di una pozza d’acqua, o di due uccelli che irrompono improvvisamente nella scena, arricchendo uno scatto a lungo preparato.

Proprio i piccoli volatili rappresentano una delle sue sfide preferite: È facile riprendere falchi ed aquile in volo; ben più difficile riuscire a fermare l’attimo in cui un uccellino s’invola o si posa. Ogni fotografia è accompagnata da una didascalia non descrittiva, ma composta da massime, riflessioni filosofiche o commenti personali. Le ho volute per un motivo preciso – spiega – Spingono a soffermarsi sulla fotografia, a guardarla invece di scivolarvi sopra con lo sguardo.

La fotografia, per Andrea Francavilla, è prima di tutto passione. Una passione nata da bambino, quando riuscì a farsi regalare dal padre una Agfa Pocket. La sua carriera lavorativa si è svolta all’Olivetti, dove ha frequentato a lungo la sezione fotografica del Dopolavoro aziendale. La prima macchina “importante” arrivò grazie alla moglie; la prima digitale fu acquistata in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Nel tempo ha cambiato più volte attrezzatura, affidandosi spesso al mercato dell’usato, dato che i modelli professionali nuovi hanno costi proibitivi. La macchina migliore è una Canon da 8.000 euro, ma il vero salasso sono gli obiettivi: si arriva a 26.000 euro per uno solo. Fortunatamente, osserva, è facile trovare ottimi apparecchi di seconda mano.

Quella di Cuorgnè rappresenta la terza mostra personale per Francavilla, dopo l’esordio al Bistrot Bar di Castellamonte e la partecipazione a una collettiva a Chivasso. A Cuorgnè ha trovato il sostegno della Pro Loco e il patrocinio del Comune, chiudendo il cerchio di un’esposizione che ha aperto l’anno culturale cittadino all’insegna dell’immagine e della riflessione.

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