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Per chi suona la campana
11 Gennaio 2026 - 08:00
Joseph Ratzinger
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, l’Occidente proclamò la morte del comunismo come se si fosse trattato di un evento fisiologico e definitivo. In questo contesto, per iniziativa di Fidel Castro, si mise in moto un meccanismo per riorganizzare la sinistra internazionale su una nuova piattaforma ideologica. Il leader cubano riconobbe nel colonnello Hugo Chávez, presidente del Venezuela dal 2000, un vero e proprio «figlio spirituale», capace di incarnare una nuova sintesi tra marxismo, nazionalismo e mito rivoluzionario.
L’eredità di Chávez fu raccolta, alla sua morte nel 2013, da Nicolás Maduro, che ne radicalizzò gli aspetti ideologici, trasformando il Venezuela in un laboratorio di socialismo post-moderno, sostenuto da una feroce repressione interna e da una sistematica manipolazione dell’informazione e dei risultati elettorali.
Negli stessi anni, in Russia, i quadri del KGB, che avevano gestito la dissoluzione dell’Unione Sovietica, mantenevano il controllo dei gangli essenziali del potere politico, militare ed economico del Paese. Vladimir Putin, presidente della Federazione dal 2000, rilanciò il mito della «Grande Russia», proponendo una nuova sintesi tra lo stalinismo e il passato zarista, recuperato come simbolo di missione imperiale. L’invasione dell’Ucraina, nel febbraio del 2022, si inserisce pienamente in questo progetto, che punta non solo alla conquista del Donbass.
In Cina, il Partito comunista pilotò la transizione verso un neo-comunismo pragmatico, capace di unire il ferreo controllo politico all’apertura economica verso il mercato occidentale. L’ingresso nel WTO nel 2001 suggellò questa strategia: il comunismo rinunciava all’autarchia economica, ma non al monopolio ideologico e repressivo del potere. Xi Jinping, segretario generale del Partito comunista e presidente della Repubblica Popolare Cinese, presenta se stesso come un coerente realizzatore dei principi del maoismo e del marxismo-leninismo.
Parallelamente, agli inizi degli anni Duemila, si affacciava sulla scena internazionale l’islamo-marxismo. Esso adottava, sul piano operativo, le tecniche terroristiche del leninismo e, su quello culturale, le strategie del gramscismo, mirando alla destabilizzazione dell’Occidente prima ancora che alla sua conquista militare. Il cosiddetto radicalismo islamicorappresenta una contaminazione della «filosofia del Corano» con la prassi rivoluzionaria marxista importata dall’Occidente.

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In questa prospettiva, la forza del neo-comunismo, nelle sue espressioni più variegate, non risiede più nella promessa di un futuro radioso garantito dalle leggi della storia, ma nella capacità di interpretare e sfruttare la crisi dell’Occidente alla ricerca della propria identità. A questo proposito Joseph Ratzinger (poi Benedetto XVI) diagnosticò proprio in quegli anni un «odio di sé dell’Occidente»: un fenomeno patologico in cui la civiltà occidentale, pur cercando di aprirsi a valori esterni, non amava più se stessa, vedeva solo gli aspetti negativi della sua storia e rinnegava le proprie radici spirituali, evidenziando il rischio di un destino autodistruttivo qualora non avesse recuperato il senso del sacro e della propria identità cristiana.
* Frà Martino
Chi è Fra Martino? Un parroco? Un esperto di chiesa? Uno che origlia? Uno che si diverte è basta? Che si tratti di uno pseudonimo è chiaro, così com’è chiaro che ha deciso di fare suonare le campane tutte le domeniche... Ci racconta di vescovi, preti e cardinali fin dentro ai loro più reconditi segreti. E non è una santa messa ma di sicuro una gran bella messa, Amen
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