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10 Gennaio 2026 - 17:02
Vigili del fuoco, foto d'archivio
In Canavese è partita una raccolta fondi per Betty, al secolo Albertina Borin, rimasta senza casa dopo un incendio che a inizio dicembre ha reso inagibile la sua abitazione nel centro di Castellamonte. Il tetto compromesso, la canna fumaria distrutta, i locali superiori inutilizzabili: una house on fire che non ha lasciato solo danni materiali, ma una frattura improvvisa nella quotidianità.
La notizia, però, non si ferma alle fiamme. Sta nella risposta. Una risposta che in poche settimane ha messo insieme cittadini, associazioni, commercianti e Comune, trasformando l’emergenza in un’azione concreta. Non dichiarazioni di principio, ma soldi raccolti, eventi organizzati, punti di donazione attivati. Una rete che ha funzionato.
Su richiesta dell’Assessorato ai Servizi Sociali, guidato da Alessandro Musso, l’associazione Un dono per Castellamonte ha promosso una raccolta fondi per permettere a Betty di riparare il tetto e la canna fumaria e tornare a casa. Le donazioni sono arrivate tramite conto corrente, offerte lasciate nei negozi, iniziative pubbliche e appuntamenti natalizi adattati alle difficoltà, come il banchetto che ha sostituito la Babbo Walk 2025, annullata per il maltempo.

La raccolta fondi "Un tetto per Betty"
Il risultato è nero su bianco: 3.295 euro raccolti. Una cifra che dice molto più dei ringraziamenti di rito. Dice che, quando serve, il territorio risponde. E lo fa mettendo insieme realtà diverse: Croce Rossa, Pro Loco, le pasticcerie Pan Belmonte, Audisio, Goretti, Cerutto, l’associazione Tacabanda e il Comune di Castellamonte. Nessun protagonismo, nessuna vetrina personale. Solo collaborazione.
Non è stata “solo” una raccolta fondi. È stata la scelta di non voltarsi dall’altra parte. Di considerare una casa distrutta come un problema collettivo. Di dimostrare che la solidarietà, quando smette di essere uno slogan, diventa un fatto misurabile. E utile.
Per Betty significa la possibilità di rientrare nella propria abitazione. Per Castellamonte – e per il Canavese – significa qualcosa di più difficile da quantificare: la conferma che una comunità esiste davvero solo quando si riconosce nel momento del bisogno. E che ricostruire un tetto, a volte, serve anche a rimettere in piedi un’idea di fiducia condivisa.
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