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Ombre su Torino

Il gemello sbagliato: l’attentato delle Brigate Rosse alla FIAT, l’errore di persona e il sangue degli anni di piombo a Torino

Gustavo Ghirotto ferito sotto casa mentre i terroristi cercavano il fratello Giancarlo. La rivendicazione, la minaccia e una storia che racconta la ferocia della lotta armata

10 gennaio 1978: le Br gambizzano Gustavo Ghirotto

Quando la rivendicazione dell’attentato al quattordicesimo uomo della FIAT colpito durante gli anni di piombo arriva all’ANSA, qualcosa, da subito, suona strano. La telefonata, infatti, fa riferimento al “capo fabbricazione alla FIAT Rivalta” ma l’uomo rimasto a terra, Gustavo Ghirotto, di mestiere è caposala all’ufficio esperienze veicoli a Mirafiori.

Potrebbe sembrare strano ai non addetti ai lavori ma chi è addentro a certi fatti capisce subito cosa è accaduto. L’identikit fatto delle BR, infatti, corrisponde effettivamente a un uomo che di cognome fa Ghirotto ma i terroristi hanno colpito il fratello sbagliato. Di più, perché quello che cercavano è il gemello della vittima, Giancarlo, fisicamente identico e abitante a poche centinaia di metri.

Il copione dell’azione è tristemente simile a molti altri.

Verso le 19,40 Ghirotto sta parcheggiando l’auto nel garage della sua abitazione in via Don Grazioli 10, dove abita al sesto piano. Sono in tre e sembrano conoscere bene le abitudini e la puntualità del dirigente. Quando questi si avvicina alla serranda del box, infatti, sbucano fuori dal nulla e lo colpiscono furiosamente.

Dal corpo del ferito, portato urgentemente in ospedale, vengono estratti cinque proiettili che lo hanno trafitto all’avambraccio destro, alla gamba sinistra e al piede sinistro. Uno di questi ha lesionato un’arteria e solo per un caso non l’ha mandato al creatore.

Due giorni dopo le Brigate Rosse, nel solito comunicato, confermano il sospetto. Volevano colpire Giancarlo ma “l’errore di persona non ha però fatto fallire l’obbiettivo pur colpendo il fratello Gustavo dal momento che l’obbiettivo era di colpire e disarticolare la struttura gerarchica che porta avanti il progetto di ristrutturazione della Fiat”.

E poi la minaccia: “non creda il Ghirotto Giancarlo che sia finita così e di potere continuare impunemente la sua opera di attacco contro gli operai: la prossima volta non ci saranno gemelli a salvarlo.”

Fortunatamente, negli anni successivi, non si avranno notizie di attentati al gemello “giusto”.

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