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09 Gennaio 2026 - 10:13
I Ray-Ban Display esistono già. Ma non per l’Italia
L’oggetto tecnologico diventa davvero desiderabile quando smette di essere annunciato e comincia a mancare. Non quando arriva, ma quando sparisce. I Ray-Ban Display, il modello più avanzato nato dall’alleanza tra Meta ed EssilorLuxottica, sono già lì: non ancora venduti in Europa, ma già introvabili. Per l’Italia, in realtà, la storia è ancora più semplice e più amara: non comincia proprio. Il debutto europeo previsto per l’inizio del 2026 è stato rinviato a tempo indeterminato, senza una nuova data, senza una finestra alternativa, senza nemmeno la cortesia di una promessa.
L’annuncio è arrivato a margine del Ces di Las Vegas, la vetrina globale dove le aziende mostrano i prototipi e, sempre più spesso, testano gli equilibri industriali dietro le quinte. La spiegazione ufficiale di Meta è lineare, quasi ovvia: domanda superiore alle attese e disponibilità limitata. Tradotto: gli Stati Uniti stanno assorbendo tutto. Le liste d’attesa americane sono lunghe, le consegne si spingono avanti nel 2026, e per questo l’inventario resta concentrato sul mercato domestico. Il resto del mondo può aspettare.
Il paradosso è che in Italia i Ray-Ban Meta “classici”, quelli senza display, non sono affatto un oggetto esotico. Si comprano, si provano, si usano: foto, video, musica, chiamate, assistente vocale. I Display, però, giocano un’altra partita. Sono il passaggio che da anni separa gli smart glasses da un gadget ben riuscito: un head-up display integrato nella lente, pensato per far comparire informazioni direttamente nel campo visivo, senza tirare fuori lo smartphone. Non più solo una fotocamera sul volto o degli speaker invisibili sulle aste, ma un’interfaccia che ti guarda mentre guardi.
Meta li definisce un «first-of-its-kind product». Non è solo retorica da keynote. Qui cambia davvero l’esperienza: la promessa è quella di una quotidianità accompagnata da micro-informazioni, non interrotta. Il rischio è l’opposto: un flusso costante che invade lo sguardo. È il confine sottile su cui si giocano tutte le tecnologie che provano a spostare l’interazione fuori dallo schermo.
Il rinvio europeo ha motivazioni industriali evidenti, ma anche un sapore strategico. Negli Stati Uniti i Ray-Ban Display non seguono il modello “clicca e ricevi”. Non si comprano online come un paio di cuffie. Serve una demo su appuntamento, in punti vendita selezionati. Sul sito Meta la procedura è esplicita: prima la dimostrazione, poi — forse — l’acquisto. E anche dopo la demo, può capitare che il prodotto sia esaurito. Un percorso più vicino all’acquisto di un’auto che a quello di un accessorio tech.
Liquidarla come marketing dell’esclusività è comodo, ma incompleto. Quando un’azienda mette barriere all’acquisto di un prodotto che dovrebbe scalare, spesso significa che la produzione non regge ancora l’urto. La demo obbligatoria serve a governare la scarsità, a evitare il caos dei resi, a selezionare chi compra davvero. Per Meta è anche un modo per educare il pubblico a una nuova interfaccia, mentre vende l’oggetto.

I RayBan Meta Display
Intanto, al Ces, l’azienda ha continuato a mostrare l’evoluzione del prodotto. Ha parlato di una funzione teleprompter integrata nel display, con schede di testo navigabili in modo discreto, e ha ribadito uno degli elementi più ambiziosi dell’esperienza Display: il controllo tramite la Meta Neural Band, una fascia da polso che usa segnali Emg per tradurre micro-movimenti della mano in comandi. È qui che la vicenda smette di essere solo una notizia di rinvio. Perché quello che manca all’Italia non è l’ennesimo gadget con l’IA, ma un tentativo concreto di spostare l’interazione fuori dallo schermo. Display sugli occhiali da una parte, gesti minimi dall’altra. Informatica ambientale, quasi invisibile. Se funziona, cambia le abitudini. Se non funziona, resta un giocattolo costoso.
Quando un’azienda parla di rinvio “a tempo indeterminato”, il mercato capisce due cose. La prima: la priorità è altrove. La seconda: la roadmap non è più un calendario, ma una variabile che dipende da produzione, componenti e logistica. Reuters ha riportato che l’espansione iniziale avrebbe dovuto includere Regno Unito, Francia, Italia e Canada a inizio 2026, ma che Meta ha scelto di concentrare l’inventario sugli Stati Uniti proprio per smaltire la coda di attesa. Non è uno slittamento di settimane. Se le consegne americane arrivano a coprire gran parte del 2026, significa che la capacità produttiva sta inseguendo la domanda col fiatone.
Per l’Italia, la questione ha un retrogusto particolare. Qui gli occhiali non sono solo un prodotto tecnologico, ma anche un simbolo industriale. EssilorLuxottica è il partner che dà forma, filiera e credibilità a un oggetto che, senza una montatura desiderabile, resterebbe un esercizio per appassionati. Il fatto che il modello più avanzato resti negli Stati Uniti mentre in Europa arriva solo la versione senza display racconta un equilibrio delicato. Meta ha bisogno di volumi e di una storia di successo. Luxottica ha bisogno che l’innovazione non diventi una nicchia geografica. Il rinvio potrebbe persino rafforzare l’alleanza, se nel frattempo la piattaforma matura e gli utenti americani fanno da beta test su scala reale. Ma intanto, per i consumatori italiani, il messaggio è chiaro: l’oggetto più interessante non è quello che puoi provare in negozio, ma quello che vedi raccontato da chi è passato dal Ces di Las Vegas.
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