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Tra natura e castelli: l’immaginario pittorico di Vittorio Avondo

Pittore, intellettuale e collezionista, protagonista della pittura di paesaggio e artefice del recupero del castello di Issogne

Tra natura e castelli: l’immaginario pittorico di Vittorio Avondo

Vittorio Avondo (1836-1910)

Chissà se la ricorrenza, in un’Italia che si alimenta di rievocazioni pubbliche e private, sarà celebrata. Cade quest’anno il centonovantesimo anniversario della nascita di Vittorio Avondo, uomo colto e raffinato, pittore, archeologo, amatore e cultore d’arte. Importante riferimento della pittura di paesaggio, non solo piemontese, per un ventennio Avondo diresse il Museo civico di Torino, al quale donò la propria collezione di quadri. Le sue opere sono, oggi, assai quotate.

Nato il 10 agosto 1836 a Torino da una famiglia benestante della Valsesia, Vittorio Avondo ebbe modo di viaggiare in Italia e nel nord dell’Europa. A Ginevra conobbe Antonio Fontanesi (1818-1882), soggiornò a Parigi e fu in contatto coi maggiori pittori dell’epoca. Una rivelazione furono, per lui, i paesisti francesi attraverso i quali si avviò verso un linguaggio pittorico volutamente semplificato.

Nel 1857 Avondo si stabilì in Roma: a quel periodo risalgono alcune suggestive opere ispirate alla campagna laziale. In seguito, l’artista soggiornò frequentemente in Piemonte, specie nel Vercellese e nel Canavese. Nel 1862 entrò in contatto con Carlo Pittara (1835-1891) e i giovani della Scuola di Rivara, il sodalizio che tanto contribuì a sprovincializzare la pittura italiana. Successivamente, per approfondire gli studi sull’arte del Medioevo, fu di nuovo a Roma e a Firenze.

Di lui è stato scritto: «Attraverso una meditata attenzione ai movimenti innovatori e la disponibilità a esperienze diverse, ma sempre guidato da un sentimento poetico della natura, […] riuscì a conciliare le suggestioni provenienti dalla pittura del Fontanesi con la robusta “prosa del vero” della Scuola di Rivara, raggiungendo esiti personalissimi che possono [...] apparire, talvolta, già sulla linea dei primi impressionisti».

Nel 1872 Avondo acquistò il castello d'Issogne

Nel 1872 Avondo acquistò il castello d'Issogne

Vittorio Avondo, Campagna nei pressi di Gattinara, 1867

Vittorio Avondo, Campagna nei pressi di Gattinara, 1867

Nel 1872, a una pubblica asta, Vittorio Avondo acquistò il castello di Issogne, nella bassa Valle d’Aosta, col proposito di restaurarlo, riportandolo all’antico splendore. Trasferitosi nel maniero assieme al noto architetto Alfredo D’Andrade(1839-1915) e al conte Federico Pastoris (1837-1884), lavorò con passione e competenza. Si trattava di ricostruire il tetto, riparare i soffitti, i serramenti e gli infissi, recuperare le suppellettili e gli arredi dispersi. Si legge in una vecchia pubblicazione: «Quando il maniero passò a Vittorio Avondo, esso era assai rovinato e quasi privo di mobili; ma, sotto la polvere e lo squallore, sotto le rovine causate dall’indifferenza e dall’incuria, egli riconobbe lo splendore di un tempo, egli sentì che poteva e doveva ridare vita e bellezza alla dimora dei conti di Challant!».

Il restauro pose fine a un periodo di degrado rovinoso del castello. «Moltissimi poi furono i poeti ed i letterati che passarono da Issogne per ammirare la principesca dimora restituita alla sua bellezza e molti di loro, ospiti di Avondo, vi soggiornarono anche a lungo». Fra i tanti, è sufficiente menzionare Giosuè Carducci (1835-1907) a cui si devono questi versi (1887): «Vidi e rivissi, Avondo, e par io dico / gentilezza moderna al tempo antico». Proprio a Issogne, Giuseppe Giacosa (1847-1906) ebbe l’ispirazione per «Una partita a scacchi», l’opera di teatro che narra la storia d’amore della bella Iolanda e del paggio Fernando, sullo sfondo di un Medioevo un po’ artificioso e fantastico.

Nel 1907 Vittorio Avondo donò il castello allo Stato italiano che lo cedette, dopo la seconda guerra mondiale, alla Regione Valle d’Aosta. Morì a Torino il 14 dicembre 1910.

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