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Parigi rallenta sotto la neve: trasporti in affanno, voli cancellati e una città costretta a fermarsi

La nevicata del 7 gennaio 2026 trasforma il silenzio dell’alba in un test di tenuta per aeroporti, mobilità urbana e reti europee: sicurezza prima di tutto, ma i disagi si allargano a catena

Parigi rallenta sotto la neve: trasporti in affanno, voli cancellati e una città costretta a fermarsi

Parigi rallenta sotto la neve: trasporti in affanno, voli cancellati e una città costretta a fermarsi

La prima cosa che si percepisce non è il bianco, ma il silenzio. All’alba di mercoledì 7 gennaio 2026, in diversi quartieri di Parigi, il traffico scompare come se qualcuno avesse abbassato un interruttore. I passi diventano ovattati, i ponti sulla Senna sembrano sospesi, i rumori consueti si ritirano. Poi arrivano le notifiche sui telefoni: autobus sospesi, limite di velocità abbassato a 70 chilometri orari, inviti a verificare lo stato dei voli. La neve, caduta con continuità dalla sera precedente, trasforma la città in un paesaggio fragile e mette sotto pressione un sistema di mobilità progettato per funzionare senza attriti, non per fermarsi.

La nevicata che investe la capitale francese dalla serata di martedì non è estrema nei numeri, ma lo è negli effetti. Pochi centimetri, tra i 3 e i 5, localmente fino a 7, bastano a rendere scivolosi marciapiedi e carreggiate. A complicare il quadro intervengono brevi fasi di pioggia gelata, il cosiddetto gelicidio, che riducono l’efficacia degli interventi di salatura e rallentano lo sgombero. Le autorità invitano a limitare gli spostamenti e a ricorrere al telelavoro. In alcune aree dell’Île-de-France, i trasporti scolastici vengono sospesi per l’intera giornata. Non è un’emergenza spettacolare, ma una crisi di attrito, fatta di rallentamenti, decisioni preventive e margini di errore ridotti.

Negli aeroporti il primo impatto è immediato. A Roissy–Charles-de-Gaulle (CDG), lo scalo principale della capitale, nella sola mattinata del 7 gennaio vengono cancellati circa 100 voli. A Orly, il secondo aeroporto parigino, le soppressioni si attestano attorno a 40. Ai tagli si sommano ritardi diffusi, legati alle operazioni di de-icing, il trattamento antighiaccio degli aeromobili, e alla gestione di una capacità di pista ridotta. La Direzione generale dell’aviazione civile francese (DGAC – Direction générale de l’aviation civile) interviene modulando i movimenti: già il 5 gennaio aveva chiesto alle compagnie una riduzione del 15 per cento dei voli su CDG e Orly, misura poi ricalibrata con l’intensificarsi del maltempo.

Nelle ore centrali della giornata, secondo quanto riportato da testate specializzate, le riduzioni diventano più marcate su archi temporali specifici. A Charles-de-Gaulle, tra le 9 e le 14, il taglio dei movimenti arriva fino al 40 per cento, mentre a Orly si tocca il 25 per cento nelle prime ore del mattino. Non sono percentuali estese all’intera giornata operativa, ma finestre mirate per consentire lo sgombero della neve e il trattamento massivo degli aeromobili. La logica è chiara: ridurre prima per evitare congestioni dopo, proteggendo la sicurezza in pista e in volo. Per i passeggeri, il messaggio del Ministero dei Trasporti resta invariato: controllare lo stato del volo e raggiungere gli scali con mezzi pubblici quando possibile.

In città, la fragilità si manifesta soprattutto sulla gomma. La rete RATP (Régie autonome des transports parisiens), in coordinamento con Île-de-France Mobilités, sospende progressivamente tutte le linee di autobus a partire dalle 7 del mattino. La decisione riguarda la sicurezza di conducenti e passeggeri e comporta una ripresa solo graduale nel corso della giornata, compatibilmente con le condizioni del manto stradale. Sul ferro, la situazione regge meglio. La metropolitana funziona in modo quasi regolare, con criticità concentrate sulle tratte aeree, in particolare la Linea 6. I servizi RER (Réseau Express Régional) e Transilien registrano invece ritardi e interruzioni localizzate, con blocchi temporanei su tratti del RER C, delle linee N e U e sulla linea V tra Versailles-Chantiers e Massy-Palaiseau.

Sulla viabilità regionale scatta il Piano Neve-Verglas al livello 3. Il limite di velocità viene fissato a 70 chilometri orari su gran parte della rete, mentre i mezzi pesanti oltre le 3,5 tonnellate subiscono divieti o limitazioni, con possibilità di stoccaggio temporaneo e chiusure puntuali di arterie sensibili come la RN118. È una gestione prudente, pensata per prevenire incidenti a catena più che per garantire la fluidità del traffico.

Quello che accade a Parigi non resta confinato entro i suoi confini. La perturbazione ha effetti a raggiera su una parte consistente dell’Europa nord-occidentale. Nei Paesi Bassi, la giornata è particolarmente difficile: all’aeroporto di Amsterdam–Schiphol si registrano fino a 800 cancellazioni, con oltre 1.000 passeggeri costretti a trascorrere la notte nello scalo. Anche la rete ferroviaria olandese funziona a regime ridotto, con guasti agli scambi e tratte fermate per neve e ghiaccio. Il maltempo coinvolge anche Belgio e Regno Unito, generando ritardi sui collegamenti internazionali e nuove ripercussioni su un sistema Eurostar già provato nei giorni precedenti da interruzioni nel Tunnel della Manica. Il risultato è un mosaico di criticità, con finestre di miglioramento alternate a nuovi rallentamenti locali.

Il motivo per cui Parigi si ferma quando la neve “tiene” non sta solo nei centimetri accumulati. Conta la temperatura del suolo, l’orario della precipitazione, la durata e la tipologia della neve. Quando alle nevicate si sommano pioggia gelata e rigelo notturno, le superfici diventano insidiose in pochi minuti. Il vento e l’umidità rallentano sia lo sgombero sia il de-icing. In questo episodio, la vigilanza meteo interessa più volte l’Île-de-France, con segnalazioni di accumuli moderati ma persistenti, sufficienti a incrinare la routine urbana.

parigi

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Nel corso della giornata di mercoledì 7 gennaio, i bollettini meteo indicano un progressivo miglioramento sul Nord della Francia, pur con residui di ghiaccio e disagi su alcuni nodi ferroviari e tramviari. La ripresa del servizio autobus viene annunciata come graduale. Negli aeroporti, la normalizzazione dipende dal recupero degli aeromobili e dalla riorganizzazione delle flotte dopo le cancellazioni mattutine. Alcune rotte tornano regolari già tra pomeriggio e sera, altre accumulano ritardi a cascata che si trascinano fino a giovedì 8 gennaio. La raccomandazione resta quella di consultare i canali ufficiali delle compagnie e degli scali.

Sul fronte dei diritti dei passeggeri, la neve riporta alla luce un tema spesso frainteso. Il Regolamento (CE) n. 261/2004 dell’Unione Europea stabilisce che, in caso di cancellazione, il viaggiatore ha diritto a rimborso o riprotezione e all’assistenza durante l’attesa, che comprende pasti, comunicazioni e, se necessario, l’hotel. La compensazione economica non è invece dovuta quando il disservizio dipende da circostanze eccezionali. Neve e ghiaccio rientrano generalmente in questa categoria. Questo non esonera però le compagnie da una gestione diligente della fase successiva all’evento. Se il disservizio si prolunga per inefficienze organizzative, l’eccezionalità può essere messa in discussione. Conservare ricevute e documentazione resta fondamentale.

Il ministro dei Trasporti, Philippe Tabarot, invita alla cautela e richiama l’attenzione sul rischio delle piogge gelate, difficili da prevedere e capaci di colpire in modo irregolare anche quando la nevicata sembra in attenuazione. Il suo messaggio accompagna una strategia basata su tagli selettivi ai voli nelle finestre più sensibili e sulla sospensione del trasporto su gomma quando le condizioni lo impongono. È una scelta di realismo operativo più che di spettacolarizzazione dell’emergenza.

Parigi, nelle giornate ordinarie, vive sull’affidabilità della sua rete. La neve persistente cambia i tempi e i gesti: si procede più lentamente, si pianifica di più, si rinuncia a una parte della mobilità per ridurre i rischi. L’esperienza degli ultimi anni ha però affinato protocolli e priorità: presidi sulle tratte aeree, squadre dedicate agli scambi ferroviari, attenzione agli accessi in pendenza. In filigrana resta il tema della resilienza urbana, fatta di investimenti nello sgombero, di informazione in tempo reale e di comportamenti individuali che, sommati, riducono il margine di caos quando la neve decide di fermarsi.

I numeri aiutano a leggere la giornata: 100 voli cancellati a Charles-de-Gaulle nella mattina del 7 gennaio, 40 a Orly, 70 chilometri orari come limite di velocità su gran parte dell’Île-de-France con l’attivazione del Piano Neve-Verglas. Non sono cifre eccezionali, ma raccontano una città che rallenta per proteggersi.

Eventi come questo non sono la norma, ma nemmeno un’eccezione assoluta. Restano nelle fotografie dei boulevard imbiancati e nei registri operativi di aeroporti, aziende di trasporto e prefetture. In una grande metropoli europea, l’affidabilità non si misura sull’assenza di problemi, ma sulla capacità di governarli quando l’imprevisto si presenta. La neve, quando resta, costringe tutti a rallentare. Farlo con metodo e trasparenza è la vera prova di tenuta.

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