AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
05 Gennaio 2026 - 22:18
Gabriella Colosso
A Ivrea l’assessora non è in ritardo. È a scoppio ritardato. Una categoria a parte, che meriterebbe una voce autonoma nei manuali di amministrazione pubblica: quando l’iniziativa parte, l’assessore arriva. Dopo. Con calma. Magari con un post.
Succede così che i saldi invernali, evento che nel resto del mondo viene comunicato prima, durante e pure dopo, a Ivrea inizino il 3 gennaio e vengano scoperti dall’amministrazione il 5. Due giorni dopo. Come una notizia d’archivio. Come se qualcuno avesse acceso il motore, ma il botto fosse arrivato in ritardo. Appunto: scoppio ritardato.
L’assessora al Commercio Gabriella Colosso – che poi è anche assessora a Pari opportunità, Lavoro, Processi partecipativi, Recupero e sviluppo delle periferie, Politiche per l’integrazione, Tutela degli animali e probabilmente pure alle maree, se Ivrea avesse il mare – decide che sì, forse è il caso di dire ai cittadini che i saldi sono iniziati. E lo fa con tutti gli strumenti a disposizione: il sito del Comune, i social. Quando i commercianti hanno già fatto partire tutto da soli, come sempre.
Perché a Ivrea funziona così: chi lavora corre, chi amministra rincorre. E spesso inciampa.
Il consigliere comunale Massimiliano De Stefano, che ha ancora il coraggio di usare parole serie in un contesto che serio non lo è più, prova a spiegare l’ovvio. «Il commercio è una cosa seria», dice. Già questo dovrebbe essere inciso sopra la porta del Municipio. Poi aggiunge, con una diplomazia quasi commovente, che non attribuisce direttamente la colpa all’assessora.
«La comunicazione è fondamentale, deve essere capillare e pianificata. Non può essere gestita in modo improvvisato».
E invece a Ivrea è sempre improvvisata. Sempre tardiva. Sempre postuma. Ogni iniziativa che riguarda i commercianti segue lo stesso copione: si parte, si fatica, si lavora, e poi – ta-da – arriva il Comune a dire che c’era qualcosa in corso. Come l’ambulanza che arriva quando il paziente si è già rialzato da solo.
Era già successo, ve lo ricordate, con i negozi aperti in orario continuato il giovedì, con la pubblicità dell’iniziativa rimasta ferma in qualche cassetto. Anche in quel caso l’assessora si era spesa a parole – molte – ma era sembrata ai più poco operativa. Alla fine non si è mai capito di chi fosse la responsabilità, anche se in città lo sanno tutti: il commercio, più che una delega, è spesso un affare privato nelle mani di Ascom.
Insomma, a Ivrea non manca il commercio. Non mancano i negozianti. Non mancano nemmeno i saldi. Manca il tempismo. E un assessore al commercio che non funzioni a scoppio ritardato. Perché i saldi durano fino al 28 febbraio, è vero. Ma la credibilità, quella, quando parte in ritardo, spesso non recupera più.
Il commercio, ricorda ancora De Stefano, «è importante per la vitalità della città e per il tessuto economico e sociale». Vero. Ma allora bisognerebbe trattarlo come tale. Non come una pratica secondaria da sbrigare tra una delega e l’altra, quando qualcuno, all’improvviso, si ricorda che esiste.
Che poi la Colosso, su alcune cose è velocissima. Per esempio nel duplicare iniziative. La collega Patrizia Dal Santo organizza "dono sospeso" e lei "trac" arriva con la befana del vigile...
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.