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I campi trasformati in discarica e set a luci rosse: la rabbia di chi li coltiva

Un cittadino denuncia degrado, abusi e silenzi istituzionali

I campi trasformati in discarica e set a luci rosse: la rabbia di chi li coltiva

I campi trasformati in discarica e set a luci rosse: la rabbia di chi li coltiva

I prati di via De Gasperi, a Druento, non sono terra di nessuno. E non sono nemmeno un parco giochi improvvisato, una discarica abusiva o un rifugio per comportamenti che nulla hanno a che fare con il rispetto del territorio. A ricordarlo, con parole dure e senza filtri, è un cittadino che su Facebook ha deciso di dire basta a una situazione che va avanti da troppo tempo, nell’indifferenza generale.

«Non sono né la vostra discarica, né il vostro hotel a luci rosse e neanche la vostra area cani», scrive. Perché quei prati, davanti al golf, all’Oca Ceca e lungo la sterrata, sono proprietà privata, coltivata e curata da chi continua a credere nell’agricoltura come presidio ambientale e civile. Nonostante questo, l’accesso pedonale e ciclabile non è mai stato negato: passeggiate sì, bici sì, cani sì — ma al guinzaglio e sulla strada. Il problema è ciò che è arrivato dopo.

Rifiuti abbandonati, macerie scaricate come se nulla fosse, auto che entrano senza alcun titolo, cani lasciati liberi a correre in mezzo ai seminativi, moto da cross lanciate nei campi. E poi scene che con il verde non c’entrano nulla: «camporelle in pieno giorno, mentre passano minori in bici». Un quadro che trasforma un’area agricola in una zona franca, dove le regole sembrano sospese e la tolleranza è diventata resa.

Il punto, però, non è solo il degrado. È anche — e soprattutto — l’illegalità diffusa. Perché scaricare rifiuti in un’area agricola non è una ragazzata: l’abbandono illecito di rifiuti è punito dal Testo Unico Ambientale con sanzioni amministrative che possono superare i 3.000 euro, e nei casi più gravi diventano reato penale. Entrare con veicoli motorizzati in terreni privati o agricoli senza autorizzazione configura violazione di proprietà privata, con multe e possibili denunce. Lasciare cani liberi nei campi coltivati non è solo maleducazione: può comportare sanzioni comunali e responsabilità civili per danni alle colture. Le moto da cross nei campi? Transito vietato, sequestro del mezzo e sanzioni che arrivano a diverse centinaia di euro.

Eppure, nonostante le segnalazioni, le denunce e le lamentele, nulla cambia. Da qui l’esasperazione: «Siccome le denunce non fanno paura ho deciso che il problema lo risolvo io stesso». Parole che non invocano violenza, ma che raccontano una frattura ormai evidente tra chi il territorio lo vive e lo tutela, e chi lo usa come sfondo per fare quello che vuole. Un campanello d’allarme che non può essere liquidato come uno sfogo social.

Nel mirino finisce anche il Comune. «Caro ufficio tecnico, cara giunta, sindaco compreso», scrive il cittadino, «anziché speculare sui diritti di costruzione, potreste tutelare il principale motivo per cui la gente vive qui?». Il verde e la natura, non come slogan, ma come bene concreto da difendere. Perché senza controlli, senza segnaletica, senza sanzioni applicate davvero, la retorica ambientale resta carta buona per i comunicati, mentre i campi diventano discariche.

La questione di Druento non è marginale. Racconta una verità scomoda: il verde sopravvive solo se qualcuno lo difende, e difenderlo significa far rispettare le regole, non limitarsi a celebrarlo. Altrimenti tanto valeva vivere altrove. «Sennò stavamo già tutti in via Lagrange».

Le immagini del degrado

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