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Torino 1926, Caffè Mulassano e il mito: un secolo di tramezzino

Gambero Rosso smonta l’invenzione italiana, ma Torino rivendica la sua metamorfosi culturale

Torino 1926, Caffè Mulassano e il mito: un secolo di tramezzino

Il tramezzino non nasce dal nulla e non nasce nemmeno, propriamente, a Torino. La sua origine, come spesso accade, dipende da come si sceglie di raccontarla. A ricordarlo con decisione è Gambero Rosso, che in un approfondimento dal titolo eloquente, “La dittatura del tramezzino: così il sandwich inglese ha monopolizzato il mondo (Italia inclusa)”, smonta senza mezzi termini la narrazione patriottica secondo cui il tramezzino sarebbe un’invenzione tutta italiana.

Secondo la storica rivista enogastronomica, infatti, il tramezzino altro non sarebbe che il sandwich inglese rinominato durante il Ventennio, per effetto delle politiche di autarchia linguistica. Una tesi fondata e documentata, che riporta l’origine del panino imbottito al Settecento britannico e al nome di John Montagu, IV conte di Sandwich.

Eppure, come spesso accade, la storia è più complessa - e più interessante - di una semplice attribuzione.

Ed ecco che nel cuore di Piazza Castello, a Torino, in un locale di appena 31 metri quadri di boiseries, specchi e marmi, nel 1926 accade qualcosa di decisivo. Al Caffè Mulassano, tra aperitivi eleganti e conversazioni borghesi, il sandwich inglese cambia pelle, forma, funzione e nome. Nasce il tramezzino come lo intendiamo oggi: non solo un panino, ma un oggetto culturale italiano.

Protagonisti di questa trasformazione sono Angela Demichelis Nebiolo e il marito Onorino Nebiolo, torinesi emigrati negli Stati Uniti nei primi anni del Novecento. A Detroit avevano conosciuto il sandwich come cibo pratico, moderno, adatto alla vita urbana. Quando nel 1925 tornano a Torino e rilevano il Caffè Mulassano, portano con sé una macchina per tostare il pancarré e un’idea che va oltre la semplice imitazione.

Accanto ai toast iniziano a servire pane bianco morbido, senza crosta, farcito e servito freddo. Non è più il sandwich aristocratico da tè inglese, né il panino popolare italiano, il cosiddetto 'panino gravido' citato nelle cronache ottocentesche, ma qualcosa di nuovo: più leggero, più elegante, perfettamente integrato nel rito dell’aperitivo.

È in questo contesto che si inserisce la figura di Gabriele D’Annunzio, frequentatore abituale del Mulassano. Come ricorda anche Gambero Rosso, la nascita del termine tramezzino va letta nel clima dell’epoca: negli anni Venti e Trenta il regime fascista promuove una sistematica italianizzazione dei forestierismi. Sandwich è una parola da sostituire. Il Vate, con ogni probabilità, conia tramezzino, dal termine tramezzo, “ciò che sta in mezzo”, dando al panino un nome italiano e una nuova identità semantica.

Ed è qui che Torino rivendica il suo ruolo, non in contrapposizione alla storia inglese del sandwich, ma su un piano diverso. Come sottolinea implicitamente anche Gambero Rosso, l’invenzione non è gastronomica, ma linguistica e culturale. Il tramezzino non nega il sandwich: lo rielabora, lo adatta, lo rende italiano.

Il successo è immediato. La forma triangolare, il pane soffice privo di crosta, la versatilità delle farciture lo rendono perfetto per ogni momento della giornata. Le prime combinazioni - burro e acciughe su tutte - parlano piemontese. Nel 1936, La Cucina Italiana gli dedica un articolo, consacrandolo definitivamente come classico del pranzo informale.

Oggi il Caffè Mulassano espone una targa che recita: “Nel 1926 la signora Angela Demichelis Nebiolo inventò il tramezzino”. Una frase che, letta con rigore storico, non pretende di riscrivere l’origine del sandwich, ma racconta la nascita del tramezzino come prodotto italiano, così come lo conosciamo.

La disputa tra Venezia e Torino, spesso evocata, appare allora secondaria. Come osserva Gambero Rosso, il tramezzino è un sandwich. Ma è altrettanto vero che ogni cultura rielabora ciò che eredita, trasformandolo in qualcosa di proprio.

Quando oggi addentiamo un tramezzino, un toast o un hamburger, dovremmo forse ricordare il Conte di Sandwich. Ma quando lo facciamo al banco di un bar italiano, durante l’aperitivo, stiamo partecipando a una storia diversa, nata un secolo fa in 31 metri quadri di Piazza Castello. Non una falsa origine, ma una metamorfosi riuscita.

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