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Brandizzo apre il Carnevale: ecco la storia della Bela Cusotera

La vigilia dell’Epifania segna l’inizio ufficiale del Carnevale con la Veglia della Befana e la presentazione della Corte

La Corte 2025

La Corte 2025

Il Carnevale di Brandizzo entra nel vivo la vigilia dell’Epifania, come vuole una tradizione che non conosce scorciatoie né pause. Lunedì 5 gennaio 2026, al ristorante La Pineta, la Pro Loco darà il via ufficiale al Carnevale con la Veglia della Befana, una serata che da 55 edizioni segna il passaggio simbolico tra le feste natalizie che si chiudono e il Carnevale che prende spazio, voce e volti.

Durante la cena saranno presentati i componenti della 55ª Corte del Carnevale 2026: verranno svelati i nomi della nuova Bela Cusôtera, del Gran Giardiniere, delle dame e dei paggetti. Musica, convivialità e allegria accompagneranno una serata che resta uno dei momenti più identitari del calendario brandizzese. Come ogni anno, saranno ospiti graditi tutti i personaggi del Carnevale dal 1951 al 2025, Bele Cusôtere e Gran Giardinieri, insieme alla Corte uscente e ai rappresentanti dei Carnevali dei paesi limitrofi, in un intreccio che è memoria ma anche rete, scambio, continuità.

Perché se è vero che l’Epifania tutte le feste porta via, a Brandizzo fa soprattutto una cosa: apre ufficialmente le porte al Carnevale. E lo fa ricordando chi, fino a oggi, ha incarnato quella tradizione.

Gli ultimi protagonisti, presentati durante il Veglione della Pro Loco al Bocciodromo di via Einaudi, sono stati Silvana e Maurizio Picuccio, cugini, chiamati a vestire i panni più riconoscibili del Carnevale brandizzese.

La Bela Cusôtera è stata Silvana Picuccio, nata nel 1981, cresciuta e residente a Brandizzo. Laureata in Economia, impiegata di banca, dirigente sindacale per passione, ha raccontato il suo ruolo partendo dalla dimensione più personale. «Sono mamma e seguo con grande soddisfazione e appagamento i miei tre figli. Fare la mamma è la cosa più meravigliosa che mi potesse capitare». Due di loro, Rebecca e Giosuè, hanno condiviso con lei l’esperienza in Corte.

Accanto a lei, nel ruolo di Gran Giardiniere, Maurizio Picuccio, nato nel 1976, odontotecnico di professione, sportivo, appassionato di ginnastica dinamica militare, camperista convinto e tifoso granata senza illusioni. «Fegato distrutto dal Toro», dice con autoironia. Ma la sua giornata ha una sola vera priorità: «Arrivare a casa e abbracciare la famiglia».

Con loro, la Corte era composta dai paggetti Martina Curtoni e Giosuè Gavioli, e dalle dame Emma Biscotti, Rebecca Gavioli, Alice Merolla e Giorgia Picuccio. Volti giovani, famiglie coinvolte, un Carnevale che continua a passare di mano senza perdere il filo.

Ora il testimone è pronto a essere consegnato. La vigilia dell’Epifania non chiude soltanto un ciclo: ne apre uno nuovo. E a Brandizzo, da oltre cinquant'anni, questo passaggio ha sempre lo stesso nome: Carnevale.

LA STORIA DE LA BELA CUSOTERA

In foto Margherita Ferrero, la prima Bela Cusotera nel 1951

Ma qual è la storia e la leggenda della Bela Cusotera, maschera della tradizione popolare di Brandizzo?
La Cusotera, accompagnata da sempre dal suo Gran Giardiniere, venne ideata nel 1951 dagli animatori delle veglie invernali e della filodrammatica locale di quel tempo.
Furono Giovanni Matta, Vittorio Germano, Giovanni Magnetti e Pietro Ostellino a fantasticare di una favolosa giovinetta, che per vivere faceva la verduraia a Brandizzo che, nel lontano 1706, ai tempi dell'assedio francese si rese benemerita per la causa di Torino e il Piemonte compiendo eroici atti di coraggio per la sua terra.
La giovane portava nascosti negli zucchini, raccolti nel suo orto, messaggi segreti mandati dalla Rocca di Verruà Savoia, in mano ai Piemontesi, alla capitale assediata dalle armate francesi del generale La Feuillade.
Con coraggio e sprezzo attraversò le linee avversarie, subendo continui controlli e avances sboccate dei soldati francesi, recando i messaggi nella Torino assediata, mantenendo i collegamenti tra le Reali truppe Piemontesi.
Dopo la vittoria piemontese i Duchi Savoia elogiarono il coraggio temerario della popolana di Brandizzo, che fu portata in trionfo da Torino a Brandizzo.
Gli organizzatori del Carnevale brandizzese del 1951 vollero così ricordare l’eroismo di questa intraprendente verduraia, coltivatrice di zucche, scegliendola per essere la maschera brandizzese.
Venne chiamata “Cusotera”, donna di fede patria e di intrepido coraggio, divenendo simbolo delle donne di Brandizzo. A lei fu posto accanto un giovane gentiluomo denominato “Gran Giardiniere”, rappresentante della gioventù brandizzese.
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