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03 Gennaio 2026 - 11:27
L'assessore regionale Andrea Tronzano
La Regione Piemonte ha messo mano a uno dei nodi più delicati per lo sviluppo economico del Piemonte: sapere quali spazi produttivi esistono, dove si trovano e in quali condizioni versano. Da questa esigenza nasce la mappatura degli immobili e delle aree industriali avviata la scorsa primavera, un’iniziativa voluta e coordinata dall’assessore regionale alle Attività produttive Andrea Tronzano, che oggi conta oltre settanta siti censiti e si avvia verso la sua fase conclusiva.
L’obiettivo è quello di far confluire le aree mappate in una vetrina digitale dedicata alla ricerca di potenziali investitori e acquirenti, strutturata e consultabile, pensata per rendere immediatamente visibile l’offerta di spazi produttivi disponibili e intercettare nuovi insediamenti. Un passaggio che si inserisce in una più ampia strategia regionale di attrazione degli investimenti e che mira a costruire un catalogo aggiornato, trasparente e omogeneo delle opportunità insediative presenti sul territorio piemontese.
L’operazione è rivolta a soggetti pubblici e privati e riguarda aree di almeno 5 mila metri quadrati e immobili industriali con una superficie lorda di pavimento pari o superiore ai mille metri quadrati, già disponibili oppure dismessi ma recuperabili. Spazi che, nelle intenzioni della Regione, potrebbero tornare a svolgere un ruolo produttivo, favorendo il riuso dell’esistente, evitando nuovo consumo di suolo e contrastando fenomeni di degrado e abbandono.
Nel perimetro della mappatura rientrano sia aree greenfield, cioè terreni edificabili, sia aree brownfield, costituite da fabbricati e terreni industriali già urbanizzati, anche quando necessitano di interventi di bonifica o di ristrutturazione. La ricognizione non si limita quindi a censire superfici immediatamente pronte all’uso, ma include anche contesti più complessi, restituendo una fotografia realistica e senza filtri del patrimonio produttivo regionale e delle sue criticità.
La manifestazione di interesse, in scadenza il 26 gennaio, rappresenta l’ultimo passaggio operativo prima della messa online della vetrina digitale, che renderà consultabili le aree censite. La raccolta delle candidature è avvenuta attraverso la piattaforma MOON – Modulistica Online della Regione Piemonte, coinvolgendo enti pubblici, proprietari privati, imprese e intermediari. Alcuni dei siti individuati sono già stati trasmessi anche alla piattaforma nazionale Invest in Italy, promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, segno che una prima selezione è già stata effettuata.
La mappatura rientra nel progetto regionale Team Attrazione, che funge da punto di accesso unico per chi intende investire in Piemonte e accompagna le fasi di individuazione, valutazione e promozione dei siti produttivi, anche attraverso i canali nazionali e internazionali.
Dal punto di vista geografico, Torino e l’area metropolitana rappresentano la parte numericamente più consistente dei siti mappati. Tra gli immobili già censiti figurano, tra gli altri, l’ex Sacal di Carmagnola, l’area di Grugliasco un tempo sede di una sottostazione elettrica e gli ex magazzini comunali di via Cimarosa, edificati dall’Amministrazione militare tra gli anni Quaranta e Cinquanta. Nel capoluogo, un ruolo centrale è svolto dalle grandi aree ex Fiat di Mirafiori, come l’ex Dai di corso Settembrini e l’ex reparto Gommatura.

Accanto al torinese, rilevante è anche la presenza di immobili nel Canavese, dove la mappatura copre complessivamente circa 3 mila ettari, una porzione significativa del patrimonio produttivo regionale. Qui rientrano ampie porzioni dell’area ex Olivetti di San Lorenzo a Ivrea, insieme a parti dell’area Icona e del Palazzo Uffici, oltre agli stabilimenti ex Olivetti di Scarmagno e Agliè, complessi industriali di grandi dimensioni che hanno attraversato diverse fasi produttive prima della dismissione. A questi si aggiungono l’ex Pininfarina tra San Giorgio e Bairo, legata alla filiera dell’automotive, e l’ex Alcan di Borgofranco, altro sito industriale di rilievo.
Si tratta di un patrimonio eterogeneo, fatto di capannoni, fabbricati produttivi, aree logistiche e terreni industriali, che richiede valutazioni puntuali in termini di destinazione urbanistica, accessibilità, infrastrutture e costi di recupero. Secondo le prime stime della Regione Piemonte, in Piemonte potrebbero essere complessivamente oltre 3.500 gli ettari di superfici produttive sottoutilizzate o dismesse potenzialmente inseribili nel catalogo.
Il lavoro non nasce dal nulla. Si inserisce nel solco di una prima ricognizione avviata nel 2018 dal sistema industriale piemontese e da Confindustria Piemonte, quando venne promossa una mappatura delle aree industriali libere e dismesse del territorio regionale. Un percorso che nel tempo si è progressivamente arricchito e che oggi viene aggiornato e rafforzato grazie alla collaborazione con la Regione Piemonte.
Per il Canavese, in particolare, la sfida resta aperta: trasformare l’elenco delle grandi aree dismesse in reali occasioni di rilancio, evitando che la mappatura si limiti a certificare lo stato delle cose. La fotografia ormai è quasi completa. Resta da capire se, oltre alla mappa, arriverà anche la capacità di tradurla in sviluppo concreto, duraturo e radicato nei territori.
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