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Ex Gondrand, demolizioni e promesse: la rigenerazione passa (di nuovo) da un supermercato

Partono le ruspe nell’area dismessa tra via Cigna e corso Venezia. Il Comune parla di rinascita e sicurezza, ma il cuore del progetto è un partenariato pubblico-privato che porta nuovi volumi commerciali in un quartiere che ne ha già parecchi

Ex Gondrand, demolizioni e promesse: la rigenerazione passa (di nuovo) da un supermercato

Ex Gondrand, demolizioni e promesse: la rigenerazione passa (di nuovo) da un supermercato

TORINO. Le ruspe mordono il cemento, la polvere si alza e, almeno sulla carta, si chiude una delle pagine più imbarazzanti della Torino contemporanea. L’ex Gondrand, enorme area industriale dismessa tra via Cigna, via Lauro Rossi e corso Venezia, per anni sinonimo di abbandono, degrado e insicurezza nel cuore della Barriera di Milano, entra ufficialmente nella fase delle demolizioni finali. Un evento che Palazzo Civico presenta come una svolta storica. Con il consueto, inevitabile, carico di promesse.

L’area, circa 38.468 metri quadrati considerando anche la contigua ex zona Carlini, è rimasta a lungo un buco nero urbano: capannoni fatiscenti, una palazzina uffici ridotta a scheletro, occupazioni abusive, spaccio, incendi, interventi delle forze dell’ordine e un senso di abbandono che i residenti denunciano da anni. A due passi dal Parco Sempione, l’ex Gondrand è diventata nel tempo il simbolo plastico di una città che parla molto di rigenerazione urbana ma spesso arriva tardi, quando il degrado ha già fatto il suo corso.

Ora però, assicurano dal Comune, si cambia passo. A certificare l’inizio della “nuova era” è il sindaco Stefano Lo Russo, che accompagna l’avvio delle demolizioni con parole cariche di significato istituzionale: «Nei giorni scorsi sono iniziate le demolizioni dell’ultima porzione dell’ex complesso Gondrand, segnando la fine di un lungo periodo di abbandono e degrado in un’area centrale tra via Cigna, via Rossi e corso Venezia. Questo passaggio rappresenta un momento importante per tutto il quartiere e per la città».

Un momento importante, certo. Ma anche molto tardivo. Perché quel “lungo periodo” non è stato un incidente di percorso, bensì una condizione durata anni, durante i quali residenti e associazioni hanno più volte segnalato problemi di sicurezza, decoro e vivibilità. Lo stesso sindaco lo riconosce, rivendicando però l’ascolto come metodo di governo: «Nel corso del nostro mandato abbiamo ascoltato le istanze dei cittadini e delle associazioni, raccogliendo con attenzione le richieste di sicurezza, decoro e servizi».

Il cuore dell’operazione, però, è bene chiarirlo subito, è un accordo di partenariato pubblico-privato. Tradotto: il Comune mette la cornice urbanistica e l’interesse pubblico dichiarato, i privati mettono il capitale e – legittimamente – le funzioni che garantiscono il ritorno economico dell’investimento. Non a caso, dopo il via libera della Giunta al permesso di costruire e in attesa del passaggio in Consiglio comunale, il progetto entra nella fase operativa con un elemento che spicca su tutti: la realizzazione di un nuovo supermercato.

Già, un altro supermercato. In un quadrante di città che, a guardarsi intorno, non sembra esattamente affamato di nuove superfici commerciali di questo tipo. Eppure è proprio questa una delle colonne portanti del progetto promosso dalla società privata All Building 1, insieme a negozi, ristoranti, attività ricettive, uffici e spazi multifunzionali. A completare il quadro, un parcheggio pubblico, una palestra e impianti sportivi. Un mix ormai classico nelle operazioni di rigenerazione urbana, dove l’interesse pubblico e quello privato camminano insieme, ma non sempre allo stesso passo.

Il Comune insiste sul fatto che non si tratti solo di costruire nuovi edifici. «La trasformazione dell’ex Gondrand non riguarda solo i nuovi edifici: è pensata per restituire qualità urbana, opportunità e vitalità all’intero quartiere», spiega Lo Russo, parlando di spazi vivi, sicuri e accessibili. Concetti condivisibili, certo, ma che non cancellano una domanda semplice, che molti residenti continuano a porsi: era davvero questo il bisogno principale della Barriera di Milano?

A rendere l’operazione ancora più strategica, almeno nelle intenzioni, c’è il collegamento con la futura Linea 2 della metropolitana, che dovrebbe trasformare l’area in un nodo di scambio e accessibilità. Anche qui, però, la prudenza è d’obbligo: i tempi della metro restano lunghi e incerti, e l’idea che la rigenerazione possa poggiare su infrastrutture ancora tutte da realizzare impone più di una cautela.

come sarà

Il cronoprogramma parla di conclusione dei lavori entro il 2027, ma la storia recente di Torino insegna che tra annunci, cantieri e varianti il confine tra previsione e realtà può diventare molto labile. Intanto, le ruspe fanno il loro lavoro e l’ex Gondrand smette finalmente di essere un luogo abbandonato.

«Un progetto che cambierà il volto di un'area della città su cui puntiamo molto», dice il sindaco. Forse sì. Ma con il freno a mano tirato è lecito ricordare che, ancora una volta, la rigenerazione urbana passa da un accordo con i privati e da un supermercato in più. Manco ce ne fosse tutto questo bisogno. Insomma.

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