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29 Novembre 2025 - 14:23
L’assalto alla redazione torinese de La Stampa, avvenuto ieri da parte di attivisti Pro-Pal durante il corteo parallelo che ha seguito la manifestazione ufficiale, è diventato nel giro di poche ore un caso politico nazionale. Una frattura, dicono molti, nella tenuta democratica della città. Una soglia superata. A rendere più pesante la percezione dell’accaduto non è soltanto la violenza contro un giornale – già di per sé un atto gravissimo – ma la matrice attribuita dagli inquirenti e da buona parte del mondo politico: la responsabilità dei collettivi legati al centro sociale Askatasuna, accusato di aver “pianificato e rivendicato” l’irruzione.
Il primo a intervenire, come spesso accade nelle ore più buie per la vita civile del Paese, è stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha fatto pervenire al direttore Andrea Malaguti e alla redazione de La Stampa la sua solidarietà, unita alla ferma condanna della violenta irruzione nella sede del quotidiano.
Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha telefonato al direttore del quotidiano per esprimere a lui e a tutti i giornalisti della testata la solidarietà per ciò che è accaduto. Per Meloni quanto accaduto rappresenta "un fatto gravissimo che merita la più assoluta condanna, ribadendo che la libertà di stampa e informazione è un bene prezioso da difendere e tutelare ogni giorno".
Il punto più caldo riguarda proprio Askatasuna. L’assessore regionale Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia), delegato della Regione Piemonte al Comitato Sicurezza e Ordine Pubblico, ha adottato toni durissimi, che ora agitano tanto il dibattito cittadino quanto quello nazionale. «Non si può più aspettare: il centro sociale Askatasuna deve essere sgomberato d’urgenza, prima che la spirale di violenza salga a un livello irreparabile». Parole che non lasciano margini di interpretazione.
Secondo Marrone si tratta di «un attacco pianificato, attuato e rivendicato apertamente dai collettivi di Askatasuna, in una palese e strategica escalation di violenza». A sostegno della sua tesi cita «le immagini inequivocabili pubblicate online durante i minuti della devastazione». Per questo, racconta l’assessore, «al Tavolo del Comitato Sicurezza e Ordine Pubblico ho chiesto l’interruzione immediata del progetto di collaborazione che il Comune di Torino continua a perseguire».
Un passaggio che riapre la disputa politica tra Regione e Comune: Marrone punta il dito contro l’amministrazione Lo Russo, accusandola di un approccio “troppo morbido”. «Il sindaco ripete che non è l’immobile a compiere gli atti di violenza, ma non possiamo ignorare che si tratta di un gruppo organizzato che rivendica di utilizzare quella struttura come base operativa».
Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo definisce quanto accaduto «una deriva gravissima», un «attacco diretto alla democrazia e alla libera informazione». Annuncia inoltre un incontro urgente con il presidente della Regione Alberto Cirio, i giornalisti del quotidiano e il direttore Andrea Malaguti. «Difendere la stampa – afferma – è un principio inderogabile. Lo Stato non permetterà mai che bande organizzate decidano chi può parlare e chi deve tacere».

Zangrillo individua in Torino «la capitale italiana della violenza antagonista» e chiede un intervento deciso: «Chi usa cortei o tensioni internazionali per colpire persone e istituzioni va isolato e fermato».
Sulla stessa linea, il vicepremier Matteo Salvini, che su X definisce l’assalto «atto vergognoso, inaccettabile, violento», aggiungendo una provocazione: «Sono modalità che piacerebbero ad Hamas, ma che fanno orrore a chi crede nella libertà». Affermazioni destinate a pesare, e che confermano quanto lo scontro politico si stia ora spingendo su un terreno più ideologico che amministrativo.
Tono istituzionale ma non meno severo da parte del prefetto di Torino Donato Cafagna, uscito oggi dal Cosp con una ricostruzione dettagliata. «Il questore ha riferito compiutamente sulle attività delle forze di polizia: l’intervento è stato immediato, una volta individuato il mini corteo di circa 700 persone che agiva fuori dalla manifestazione principale». Per Cafagna non ci sono dubbi: «Evidentemente c’era un disegno violento che apparteneva ai centri antagonisti, non alla manifestazione ufficiale».
Il prefetto inserisce l’assalto in un quadro più ampio: «Negli ultimi mesi abbiamo registrato una sequenza di attacchi a obiettivi specifici: trasporti, stazioni ferroviarie, aeroporto, la sede della Città Metropolitana, le Ogr, Leonardo. Ora si è superato un limite, perché è stata aggredita la sede di un giornale nazionale».
Cafagna è esplicito: «Serve una risposta giudiziaria forte. Molti partecipanti all’occupazione violenta sono già stati identificati». E sul nodo Askatasuna è altrettanto chiaro: «Più volte abbiamo verificato che all’interno del centro sociale fossero presenti soggetti destinatari di misure di sicurezza per attività violente. Occorre arrivare a una consequenzialità nelle scelte».
Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica di Fratelli d'Italia, scrive sui social: "Oggi una delegazione di Fratelli d'Italia porterà la solidarietà di tutto il partito alla redazione de La Stampa, colpita in modo ignobile da un gruppo di estremisti Pro-Pal legati ai centri sociali, al grido di slogan che non si sentivano dai tempi più oscuri di questa repubblica. È incredibile che la sinistra, che spesso si erge a paladina della libertà di stampa, sia molto timida o addirittura assente nel condannare il criminale assalto alla redazione di un giornale, solo perché fatto dalla teppaglia violenta e antidemocratica dei centri sociali. Continueremo a difendere la libertà di stampa e il diritto all'informazione plurale così come ci batteremo sempre per garantire la libertà di espressione a chi la pensa diversamente da noi. È alla base della democrazia".
In poche ore, la vicenda ha messo a nudo fragilità che attraversano Torino da mesi: una presenza antagonista considerata sempre più organizzata, un sistema di sicurezza che deve inseguire gruppi mobili e imprevedibili, una politica che non trova una linea condivisa. Per alcuni l’assalto alla sede della Stampa rappresenta solo un punto di arrivo, o forse di non ritorno, nell’escalation. Per altri è invece il segnale che occorre fare un passo avanti nelle politiche di ordine pubblico, non solo repressivo ma strategico.
Al netto delle posizioni, la città si ritrova unita almeno su un punto: la solidarietà ai giornalisti, ribadita anche oggi da tutte le sigle sindacali e dalle associazioni di categoria. «Dobbiamo tutelare il diritto all’informazione», ha concluso il prefetto Cafagna. «E il diritto dei cittadini a essere informati liberamente».
Nel frattempo la redazione continua a lavorare, come sempre. Una normalità ostinata che, dopo la violenza di ieri, assume il valore più alto.
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