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Il Canavesano imbruttito

Democrazia in coma irreversibile. E l’Italia continua a farsi del male da sola

Tra politici che non rappresentano più nessuno, media che vendono illusioni e cittadini costretti a scegliere tra spesa e visite mediche, il Paese affonda nell’autoflagellazione mentre la guerra viene raccontata come un destino inevitabile

Democrazia in coma irreversibile. E l’Italia continua a farsi del male da sola

Schlein e Conte

L’italiano, per quanto laico e miscredente possa essere, si porta dentro l’impronta cristiana-cattolica, il senso profondo del peccato e dell’espiazione, anche per colpe altrui. In merito Aristotele ci avrebbe parlato di “catarsi”, della purificazione dalle passioni, dei sentimenti di pietà e paura che si insinuano nello spettatore quando assiste a una tragedia.

Chi cade può risorgere, quante volte l’abbiamo sentito e non solo in Chiesa, ma credo che, a pancia piena, col portafoglio straripante dei nostri soldi, quelli che ci vengono quotidianamente rapinati sotto forma di tasse, gabelle, multe, contravvenzioni, ticket, tributi, imposte dirette e indirette, i tanti che vorrebbero i nostri figli al fronte a combattere contro i cattivi russi, non sappiano neanche cosa significhi cadere e credo che abbiano anche poca memoria di cosa significhi sbucciarsi le ginocchia. 

Detto che nel prossimo futuro, quindi, non ci sarà da aspettarsi nessuna risurrezione, mi pare che a nessuno interessi prendere atto di un fatto inequivocabile: la nostra “democrazia” è ormai deceduta dentro le urne elettorali. A sentire i “nostri” politici, ormai a pieno titolo non più rappresentanti del volere popolare, si è provato di tutto, dalle “sante alleanze” contro l’islamismo che ci arriva via mare a bordo di trasandati barconi alle “alleanze scientifiche” contro il “covid19” e le sue innumerevoli e interminabili variati; dalle campagne d’odio contro la Russia alle corali dimostrazioni d’affetto nei confronti di Israele; dal “campo largo” del centro-sinistra dove oggi Schlein e Conte sono convinti di poter raccogliere di tutto, ripercorrendo sentieri che nel recente passato, fra ulivi e margherite, portarono importanti vittorie alla sempre valida e di moda “nuova legge elettorale” del centro-destra, ma stavolta con annesso premierato. Ci manca solo il ricorso al defibrillatore e alla respirazione bocca a bocca e poi la nostra classe dirigente le avrà tentate tutte. 

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 Zelensky

Tutte, ma non l’unica cosa che dovrebbe fare per resuscitare la democrazia in Italia: andarsene!

Il giudizio popolare è ogni volta sempre più inequivocabile, l’ultimo, quello dei Campani, dei Pugliesi e dei Veneti, si è tradotto nelle condoglianze per la morte della partecipazione al voto. 

Gli italiani, a ragione, sono ormai stufi, stanchi, arrabbiati e non ci stanno più a recitare la parte dei fessi che si nutrono di bugie e promesse nell’attesa della solita e inevitabile “presa per il culo”.

I media per l’ennesima volta ci hanno ammorbato con le manifestazioni pro Ucraina di Calenda, l'ultima in quel di Roma, risoltasi dopo il flop di Torino, con un centinaio di partecipanti compresi alberi, lampioni e statue. 

Va bene la nostra tendenza all’autoflagellazione, mostrata e ribadita negli anni quando si sono sopportati e in alcuni casi anche idolatrati personaggi come Monti, Prodi, Renzi, Letta, Gentiloni o Draghi, ma adesso è troppo, l’unica cosa che in Italia aumenta è la povertà e di riflesso la delinquenza. Ormai sono milioni gli italiani che devono scegliere se fare la spesa o fare una visita medica, se pagare le bollette o curarsi, se aspettare la chiamata per un lavoro di breve durata, spesso in nero e sempre sottopagato o cercare altre vie per pagare affitto, mutuo, benzina e libri per i figli. 

Insomma è ora di togliersi di torno, lasciare gli italiani liberi di darsi un’organizzazione e un futuro, poi, se proprio Calenda ed i suoi adepti vogliono continuare la guerra contro la Russia fino all’ultimo uomo e con loro la triade di Governo, nessuno gli vieta di bussare alla porta di Zelensky e chiedere elmetto e divisa, ma basta! A noi della partita tra poteri e interessi, quella che si gioca sui tavoli romani e soprattutto nei salotti dorati della Commissione Europea non ci frega nulla e non tenerne conto, credo non possa portare nulla di buono.

Il giudizio popolare va rispettato anche quando la scelta fra il peggio e il peggio si traduce nel non scegliere. Gli “opinionisti”, gli “eroi” da divano e i “generali” da talk show televisivo continuano a parlare di “resistere fino alla fine”, di “pace dignitosa per il popolo ucraino”, ci raccontano “che la Russia è un nano economico e un bluff militare”; che “l’Europa oggi ha capacità militari in grado di annientare l’esercito di Mosca”; che “l’Europa deve continuare ad aiutare l’Ucraina a difendersi perché il nemico è alle porte” ed anche, nella massima spudoratezza, da vigliacchi quali sono, magari con la scorta pagata dai contribuenti, di “coraggio”! Ma quale coraggio, quello di vedere mandare al macello centinaia di migliaia di ucraini reclutati con la forza di casa in casa, o quello di far partire per il fronte russo i nostri figliperché i loro, super imboscati, se  sarà guerra, la guarderanno in televisione.

Ci parlano di onore, evidentemente non conoscendo il significato della parola, ed allora, ben sapendo che il Parlamento Europeo, popolato da gente ritenuta inutile in patria, si è subito messo di traverso rispetto alla proposta di pace avanzata da Donald Trump e ritenuta degna d’essere valutata da Putin, voglio chiudere con una speranza e con un auspicio, in caso di guerra contro la Russia, cosa che sembra sempre più probabile, mi piacerebbe che questa volta l’onore di morire in guerra non tocchi solo a gente ignara, uomini, donne, ragazzi e ragazze, ritenuta “carne da cannone”, ma tocchi anche e soprattutto ai figli e ai nipoti di quelli che la guerra l’hanno voluta, cercata e costruita con tanto impegno e tante parole. 

Cosa volete, non faccio parte di quella maggioranza silente che sin qui ha mostrato piacere nell'autoflagellazione, arrivando, addirittura, a ritenere taumaturgiche le ripetute stangate governative.

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