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29 Novembre 2025 - 00:12
Gaza, due bambini francesi uccisi nel 2023: Parigi apre un’inchiesta per crimini di guerra
La scena è quella di una guerra lontana, ma la vicenda approda nel cuore di Parigi, dentro il meccanismo più delicato della giustizia francese, quello che si accende quando un cittadino d’oltralpe viene ucciso all’estero. La notte tra il 23 e il 24 ottobre 2023, nel nord della Striscia di Gaza, il rombo di un elicottero ruppe il silenzio della sera in una casa scelta da una famiglia come ultimo rifugio. Due missili squarciarono i muri e la quiete, uno dei quali penetrò, secondo la denuncia, “direttamente nella stanza dove si trovava la famiglia”. Quando la polvere si diradò, due bambini francesi — Janna, 6 anni, e Abderrahim Abudaher, 9 anni — erano già morti. Oggi, 28 novembre 2025, quel frammento di guerra sbarca formalmente nel sistema giudiziario di Parigi, dove il Parquet national antiterroriste, la Procura nazionale antiterrorismo francese specializzata anche nei crimini di guerra, ha chiesto di aprire un’inchiesta per violazioni gravi del diritto internazionale umanitario. È il livello più alto della procura giudiziaria francese per i reati che toccano terrorismo, crimini contro l’umanità e violazioni commesse in teatri di guerra.
La richiesta del PNAT, che chiede a un giudice istruttore di procedere “contro ignoti”, punta a qualificare l’attacco come un potenziale crimine di guerra, escludendo però — allo stato — le accuse di genocidio e crimini contro l’umanità avanzate dai familiari e dalla Ligue des droits de l’homme, storica associazione francese nata nel 1898 per difendere i diritti fondamentali e vigilare sugli abusi delle istituzioni. La procedura non individua ancora responsabili, ma riconosce che l’attacco denunciato potrebbe rientrare nelle fattispecie previste dalle Convenzioni di Ginevra, che fissano le regole da rispettare nei conflitti armati.
La denuncia, depositata nel giugno 2025 dalla nonna dei bambini, Jacqueline Rivault, si è costituita parte civile insieme alla LDH, chiamando direttamente in causa Israele e i suoi vertici politico-militari. La costituzione di parte civile, nel sistema giudiziario francese, consente a una vittima o ai suoi familiari di chiedere formalmente l’apertura di un’inchiesta e di partecipare al procedimento. Per la LDH, l’iniziativa rappresenta un test cruciale: capire se la Francia sia davvero in grado di proteggere i propri cittadini anche quando vengono uccisi in un conflitto all’estero.
Le ricostruzioni agli atti descrivono una famiglia in fuga “per i bombardamenti regolari”, che aveva trovato rifugio in una casa nel nord della Striscia. Due missili avrebbero colpito l’edificio: Abderrahim sarebbe morto sul colpo, Janna poco dopo, mentre il fratellino Omar, due anni e mezzo, e la madre Yasmine Z. rimasero gravemente feriti. Intorno alla figura di Yasmine, i media francesi hanno ricordato un precedente giudiziario: nel 2019 era stata condannata in contumacia per finanziamento del terrorismo, per presunti trasferimenti di denaro a membri del Jihad islamico e di Hamas tra il 2012 e il 2013. Esiste un mandato d’arresto ancora in vigore. Ma questi elementi, rilevanti sul piano mediatico, non cambiano il quadro giuridico che il PNAT ha delineato: la Procura sta valutando un attacco preciso in un contesto di guerra, non il passato giudiziario della famiglia.

Perché “crimine di guerra” e non “genocidio”? La risposta sta nel cuore del diritto internazionale. I crimini di guerra puniscono violazioni gravi del diritto dei conflitti armati, tra cui gli attacchi intenzionali contro civili e beni civili. Il genocidio, invece, richiede la prova di un’intenzione specifica: distruggere completamente o in parte un gruppo protetto. Una soglia probatoria altissima, che raramente può essere dimostrata nelle prime fasi di un’indagine. La Procura ritiene che i fatti denunciati — se confermati — si inseriscano più correttamente nella categoria dei crimini di guerra, senza escludere che, nel corso dell’istruttoria, nuovi elementi possano cambiare la qualificazione giuridica.
Per capire che cosa sia in gioco, occorre guardare alle regole della giustizia francese quando giudica fatti accaduti all’estero. La Francia può esercitare la propria “competenza personale passiva” quando le vittime sono cittadini francesi, come stabilito dagli articoli 113-7 del codice penale. Inoltre dispone, almeno teoricamente, della “competenza universale” per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, prevista dall’articolo 689-11 del codice di procedura penale. Ma questa competenza universale è pesantemente limitata dai tre “verrous”: necessita che il presunto autore risieda abitualmente in Francia; che sia il pubblico ministero e non la parte civile ad avviare l’azione; e che non esistano procedimenti paralleli davanti alla Corte penale internazionale o ad altre giurisdizioni competenti. Criticate da Amnesty International e da molti giuristi, queste restrizioni hanno spesso reso difficoltoso l’uso della giurisdizione universale. In questo caso, però, il motore è diverso: la nazionalità delle vittime consente alla giustizia francese di agire anche senza il presunto autore sul territorio.
L’inchiesta sarà assegnata al polo specializzato del tribunale giudiziario di Parigi dedicato ai crimini di guerra e ai crimini contro l’umanità, con il supporto dell’Office central de lutte contre les crimes contre l’humanité et les crimes de haine, un’unità investigativa creata per indagare su atrocità internazionali anche a migliaia di chilometri di distanza. Questo ufficio, conosciuto come OCLCH, negli ultimi anni ha affinato tecniche avanzate: analisi satellitari, ricostruzioni tridimensionali dei bombardamenti, geolocalizzazione di video amatoriali, studio dei tracciati di volo degli aeromobili militari. Competenze sviluppate in teatri come Siria e Ucraina, e che ora verranno applicate alla notte del 23 ottobre 2023.
Nel dossier compare anche un’altra sigla internazionale: OCHA, l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, che monitora crisi e conflitti in tutto il mondo e produce dati sugli sfollati, le vittime civili e la situazione sul terreno. I suoi rapporti su Gaza, insieme ai rilievi dell’ONU e dell’Associated Press, hanno documentato negli ultimi due anni un bilancio di vittime senza precedenti: oltre 50.000 civili morti entro marzo 2025 secondo OCHA, più di 69.000 secondo AP a novembre dello stesso anno, con una quota elevatissima di donne e minori e un sistema ospedaliero in collasso. Numeri contestati, ma essenziali per capire il contesto dentro cui si inserisce la procedura francese.
La LDH vede nella sua costituzione di parte civile un atto simbolico e politico: usare il diritto per combattere l’impunità, spingendo la Francia a esercitare fino in fondo il proprio ruolo internazionale. Dal 2024, l’associazione ha già presentato diverse denunce relative al conflitto di Gaza, compresa una per “complicità di genocidio” sul blocco degli aiuti umanitari e una contro un soldato franco-israeliano per crimini di guerra e tortura. Il caso Abudaher, per quanto giuridicamente impostato in modo diverso, si inserisce in questa stessa traiettoria: portare il conflitto all’interno dei tribunali francesi per verificare se esista un margine reale per ottenere giustizia.
La richiesta del PNAT cambia la cornice giudiziaria, ma non scioglie le difficoltà dell’indagine. Seguire la catena di comando, ricostruire le regole d’ingaggio, determinare le responsabilità individuali richiederà un lavoro meticoloso. Senza una cooperazione piena da parte delle autorità israeliane, l’accertamento dei fatti dipenderà quasi interamente da immagini satellitari, perizie forensi e testimonianze dei sopravvissuti.
Se il giudice accoglierà la richiesta, l’inchiesta verrà formalmente aperta: il polo specializzato potrà convocare testimoni, acquisire perizie tecniche, elaborare ricostruzioni dettagliate del bombardamento. La parte civile potrà depositare memorie, mentre l’OCLCH attiverà le sue reti internazionali per ottenere informazioni e materiali utili.
Tre elementi, oggi, restano certi. Janna e Abderrahim Abudaher, cittadini francesi, sono morti in un attacco aereo nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 2023. La loro nonna Jacqueline Rivault, con il sostegno della LDH, ha presentato una denuncia per omicidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. E il 28 novembre 2025 la più alta procura specializzata della Francia, il PNAT, ha chiesto l’apertura di un’inchiesta “contre X” per crimini di guerra, ritenendo allo stato non sufficiente la base probatoria per le contestazioni più gravi. Da questo punto, la strada sarà nelle mani dei giudici istruttori: tra diritto e geopolitica, tra prove e silenzi, nella lunga ricerca di un nome per i crimini e di un volto per le responsabilità.
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