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27 Novembre 2025 - 12:06
Spray al peperoncino al concerto di Anna: paura e caos all’Unipol Arena
Il concerto di Anna all’Unipol Arena si è fermato di colpo quando, in mezzo alla platea, qualcuno ha spruzzato spray al peperoncino. Una nuvola urticante che ha fatto arretrare decine di ragazzi, costretti a coprirsi il volto, tossire, lacrimare. In pochi secondi, quello che era un live sold out è diventato una fuga disordinata verso l’aria aperta, mentre la cantante interrompeva lo show per capire cosa stesse accadendo.
Gli effetti dello spray — un composto che irrita le mucose e può provocare bruciore intenso, difficoltà respiratoria, vertigini e, nei casi più sensibili, momentanei sintomi da intossicazione — si sono manifestati subito. Qualcuno non riusciva a riaprire gli occhi, altri barcollavano cercando di allontanarsi dalla zona colpita. I sanitari sono intervenuti in pochi istanti: diversi giovani sono stati accompagnati fuori su barelle, altri hanno ricevuto l’assistenza essenziale direttamente nel corridoio del palazzetto. Tutti, per fortuna, senza conseguenze gravi.
Nel giro di pochi minuti l’emergenza è rientrata e lo spettacolo è ripreso. Ma il punto non è solo come è finita: è come poteva finire. Perché online, già nella notte, si è scatenato il coro delle accuse sul fronte sicurezza: controlli insufficienti, metal detector che “non beccano” bombolette, ingressi troppo rapidi per un evento così pieno. Il solito cortocircuito tra grandi numeri e capacità reale di prevenzione.
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Lo spray al peperoncino è legale, facile da reperire, piccolo da nascondere. Eppure, in un’arena con migliaia di persone, basta una spruzzata per mettere in ginocchio un settore. Bruciore agli occhi, tosse persistente, sensazione di soffocamento, panico: una combinazione che rischia di trasformare una serata di musica in un incidente collettivo. Qui è andata bene. Non per caso, ma per un mix di prontezza della sicurezza, pubblico relativamente calmo e fortuna.
Il concerto è finito come doveva, tra applausi e telefoni alzati. Resta però la domanda che nessuno vuole affrontare: quanto siamo davvero preparati a gestire l’imprevedibilità dentro gli spazi affollati? E soprattutto, perché continuiamo a sottovalutare ciò che può accadere quando un oggetto da tasca diventa un’arma di caos?
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