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Cronaca

Da direttore a “contadino”? No, solo una mossa tattica. Le telefonate della "cricca dell’Asl To4"

Nell’inchiesta dei pm Gallo e Bossi sulla “cricca dell’Asl To4” un’intercettazione tra Scarpetta e Fasson: Icardi, Vercellino e il valzer delle poltrone tra assessorati e reparti. C’era chi doveva “sparire” e chi, invece, è già pronto a tornare

Da direttore a “contadino”? No, solo una mossa tattica. Le telefonate della "cricca dell’Asl To4"

Carla Fasson e Luigi Vercellino (non indagato)

Nell’ambito dell’inchiesta condotta dai Pm Alessandro Gallo e Valentina Bossi sulla cosiddetta “cricca dell’Asl To4”, che conta 38 indagati, spunta un’intercettazione che, più di tante carte giudiziarie, svela una sanità che – tra telefonate, promesse e rancori – anziché lavorare parla solo di "poltrone".

La data è 14 febbraio 2022. Non un giorno qualunque: mentre il resto del mondo festeggia San Valentino, in Canavese qualcuno parla d’amore, sì, ma per il potere. A dialogare sono Carla Fasson, dirigente delle professioni infermieristiche, e Stefano Scarpetta, allora direttore generale dell’Asl To4. Una conversazione franca, per non dire spietata, nella quale vengono fatti nomi, giudizi e persino strategie di spostamento come se si stesse giocando a carte e, infatti, è di quelle che parlano: celo, manca... celo, manca.

Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, l’allora assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi non avrebbe avuto molta scelta per la guida dell’azienda sanitaria canavesana: «C’erano solo Scarpetta, Vercellino e un’altra testa di c...», riferisce Fasson. Una rosa di nomi ristretta, ma molto espressiva.

Luigi Genesio Icardi

Scarpetta, nominato nel maggio 2021 dopo il periodo di commissariamento firmato Luigi Vercellino (che non risulta indagato), era già esausto. La direzione dell’Asl To4 gli stava stretta come un camice di due taglie in meno. Dopo mesi di pandemia, tensioni interne e carte che si accumulavano più in fretta dei pazienti, aveva capito che quell’incarico lo avrebbe bruciato.

Fasson, che nel frattempo aveva inzizato una collaborazione anche con il Dirmei, il dipartimento regionale nato per gestire l’emergenza sanitaria, cercava di tranquillizzarlo. Con tono da navigata tessitrice, lo invitava a giocare d’astuzia: «Dobbiamo giocarci bene le nostre carte», diceva, lasciando intendere che presto ci sarebbe stato un rimpasto. E che entrambi – lei e lui – sarebbero stati “spostati”, ovviamente verso orizzonti migliori.

Il rimpasto, come da tradizione politica, non arrivò mai. E Scarpetta restò dov’era, a dirigere l’Asl To4 fino alla fine del 2024, probabilmente chiedendosi ogni mattina se quel famoso “spostamento” fosse solo un miraggio o una battuta di spirito.

Due giorni dopo, un’altra telefonata. Il tema? Luigi Vercellino, il predecessore di Scarpetta. Si discute di un possibile nuovo incarico per lui, e Scarpetta cita un articolo di giornale: Vercellino sarebbe pronto a diventare direttore all’assessorato all’Agricoltura. Fasson conferma, ma invita alla calma: «È una partita che devono giocare con calma». Poi aggiunge quella frase che resta impressa per il suo candore involontario: «Va a fare l’agricoltore, ma non è una promozione. Deve sparire da una certa scena».

Tradotto in linguaggio burocratico: una “pausa di riflessione” istituzionale. Insomma, un periodo di semina forzata, lontano dai campi della sanità, giusto per far crescere qualche nuovo germoglio politico.

Ironia della sorte, però, oggi il raccolto è arrivato. Perché dal gennaio 2025, proprio Vercellino tornerà a guidare l’Asl To4 (altro che zappare...).

Tutto questo mentre la sanità piemontese continua a navigare tra commissariamenti, sostituzioni e inchieste che sembrano non finire mai. E intanto le intercettazioni – con i loro dialoghi, le loro confidenze e i loro giudizi coloriti – offrono uno spaccato perfetto di un sistema in cui i dirigenti si muovono come pedine, spinti non dal merito ma dalle correnti, spesso più pericolose di quelle influenzali.

C’è chi viene nominato, chi silurato, chi “spostato” per far posto ad altri. E poi ci sono quelli che, come Vercellino, tornano. Perché nella sanità piemontese, alla fine, non si butta via niente. Nemmeno gli ex direttori: si riciclano.

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