AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
29 Ottobre 2025 - 20:06
La tenda è comparsa dietro la stazione
È comparsa all’improvviso, impossibile da ignorare. Una tenda rossa piantata dietro il muro della stazione di Lanzo Torinese, in un fazzoletto di giardino a ridosso dei binari dove ogni mattina passano pendolari, studenti e lavoratori. Lì, da qualche giorno, una persona ha trovato rifugio per la notte, sfidando il freddo che inizia a mordere e la solitudine di un luogo di passaggio. Non è una scena da periferia metropolitana, ma la fotografia di un disagio reale che tocca anche i piccoli centri: Lanzo ha un problema abitativo, e quella tenda è la sua testimonianza più concreta.
Chiunque passi da quelle parti la nota subito. È un pugno nello stomaco, ma anche un campanello d’allarme: qualcosa, nel sistema di aiuto e di accoglienza, non sta funzionando. Mentre le temperature scendono verso lo zero, c’è chi dorme all’aperto, in pieno centro, a pochi passi dalle case illuminate e dagli uffici pubblici. Un’immagine che interroga, più di mille parole, la politica locale e il senso stesso di comunità.
Il tema non è nuovo. Proprio pochi giorni prima che quella tenda comparisse, il capogruppo di opposizione Matteo Filippin (Lanzo Per Noi) aveva presentato in Consiglio comunale un’interrogazione indirizzata al sindaco Fabrizio Vottero Bernadina, chiedendo conto della situazione di emergenza abitativa e delle misure messe in campo dall’amministrazione. Un atto che oggi, di fronte a quella scena, suona come una previsione amara: un allarme lanciato in tempo, ma rimasto senza risposta.
Filippin, nel testo protocollato, parla apertamente di “disagio sociale evidente e sotto gli occhi di tutti”, accusando l’amministrazione di aver lasciato che il problema si aggravasse senza una strategia concreta. L’immagine della tenda, nel suo racconto, diventa un simbolo di ciò che Lanzo non può più permettersi di ignorare: l’abbandono progressivo di chi perde il lavoro, una casa, o semplicemente una rete familiare capace di sostenerlo.
-1761764716082.jpeg)

Nel documento, Filippin richiama esplicitamente i principi della Costituzione italiana: il diritto all’abitazione come condizione essenziale di cittadinanza, la necessità di politiche che uniscano sostegno e responsabilità, e il dovere della pubblica amministrazione di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona. È un atto politico ma anche etico, che pone una domanda di fondo: come può una comunità che si definisce civile tollerare che un suo cittadino viva in una tenda, accanto ai treni e al gelo?
Filippin ricorda che Lanzo aveva aderito nella scorsa primavera al progetto del Consorzio Intercomunale dei Servizi di Cirié (CIS), volto a gestire i casi di emergenza abitativa in base alla normativa regionale (L.R. 3/2010 e L.R. 17/2017). Ma, nonostante l’adesione, le politiche attive sembrano essersi fermate ai protocolli e alle delibere. L’opposizione denuncia che «il problema non solo non è stato risolto, ma si è aggravato», con segnalazioni sempre più frequenti da parte di cittadini e associazioni che assistono persone in difficoltà.
Nell’interrogazione vengono formulate domande precise: quante famiglie risultano oggi in emergenza abitativa, quante richieste sono rimaste inevase, quali immobili comunali risultano effettivamente disponibili, e in che condizioni si trovano. Filippin chiede inoltre un censimento aggiornato delle situazioni di disagio non formalmente riconosciute, per evitare che chi non riesce a rientrare nei parametri amministrativi finisca ai margini del sistema di aiuto.
L’attacco è frontale: «Non è più accettabile giustificare l’inadeguatezza delle risposte con la sola mancanza di risorse», scrive il consigliere, accusando l’amministrazione di nascondersi dietro la burocrazia e di ridurre l’emergenza abitativa a un fatto gestionale. «Tali risposte – prosegue – alimentano dipendenze assistenzialistiche, annichiliscono le persone, negano dignità e non promuovono né integrazione né riscatto sociale».
A conclusione dell’atto, Filippin cita Jean-Jacques Rousseau: «L’ambiente in cui viviamo contribuisce a formarci: è la società che fa l’uomo. Migliorare l’ambiente è il primo passo per il riscatto dell’individuo». Parole che risuonano con forza, proprio mentre una tenda rossa, dietro la stazione, diventa il simbolo materiale di un disagio collettivo.
Lanzo non è nuova a episodi di precarietà abitativa, ma mai la fragilità sociale si era mostrata in modo così visibile e crudo. I passanti la vedono ogni giorno: tra un treno che arriva e uno che parte, un telo tirato contro il vento e una vita che cerca riparo dove può. L’immagine – fragile e scandalosa insieme – riporta il dibattito politico al suo punto essenziale: la dignità umana.
L’interrogazione di Filippin è, in fondo, una richiesta di verità: sapere quanti sono, oggi, i lanzesi senza casa, e cosa intenda fare il Comune per restituire loro un tetto, non una promessa. «La dignità delle persone non può attendere», scrive il consigliere. E quella tenda rossa, che resiste nella notte, sembra dargli ragione.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.