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Cronaca

Dove c'era una banca, ora ci sono i maranza: a Settimo non si vive più

La protesta degli abitanti di via Petrarca contro quel locale aperto fino a tardi che attira ragazzini da tutta la città

Dove c'era una banca, ora ci sono i maranza: a Settimo non si vive più

Dove c’era una banca, oggi ci sono i maranza. Parliamo di un locale che ha stravolto il volto di via Petrarca, proprio accanto al cinema rimasto l'unico aperto tra Torino ed Ivrea.

Per i residenti, quelle che una volta erano serate tranquille sono diventate un inferno di musica a tutto volume, urla, scooter che sfrecciano alle due o alle tre di notte e giovani che si radunano fino all’alba sotto le finestre. La pazienza ha un limite, e in questa strada di Settimo Torinese sembra già ampiamente superato.

Il racconto di un uomo di 64 anni, che vive qui da almeno vent’anni, riassume la rabbia collettiva: «Dove c’era una banca, ora ci sono i maranza». Da tre anni combatte la stessa battaglia, passando dai carabinieri alla sindaca Elena Piastra. Una volta, dice, il Comune era pure riuscito a far chiudere il locale. Ma non certo per gli schiamazzi e il rumore che toglie il sonno agli abitanti della via. Il locale era stato chiuso perché non pagava le tasse. Una “vittoria di Pirro”: meno di un anno dopo, infatti, le serrande si sono rialzate con nuovi proprietari, e i problemi sono ricominciati da capo.

«Chiamo i carabinieri mille volte. L’ultima, tra venerdì e sabato: c’erano dieci, quindici persone fuori, la maggior parte ragazzi arabi, con scooter e auto lasciate con il motore acceso. Ho anche mostrato i filmati. Ma appena arrivano le pattuglie, abbassano il volume. Se potessero, non lo farebbero mai», racconta. Aggiunge di sentirsi solo e minacciato: «Io intervengo, ma qualcuno prima o poi mi farà la festa».

La situazione appare fuori controllo. Davanti al locale, attaccato al cinema Petrarca, si radunano soprattutto giovanissimi, anche minorenni. «Mi sono trovato naso a naso con un ragazzino di 16 anni che mi urlava in faccia “vai a dormire vecchietto”». I muri della sua casa, ristrutturati solo l’anno scorso, ora sono pieni di pedate e macchie di urina. «Ho speso 1500 euro per ripulire la facciata e la parte sotto casa è già devastata».

Il disagio non è solo acustico. Al mattino restano i segni delle notti: lattine vuote e rifiuti lasciati persino sui davanzali, a un metro e venti dalle finestre, protette da grate che non bastano a impedire la maleducazione. Le cicatrici, oltre che sulle mura, sono anche personali: «Sono due mesi che dormo male per un problema ai tendini, e il dolore si somma al rumore. È un incubo continuo».

Il Comune, nel tentativo di mitigare almeno in parte, ha piazzato quattro panettoni davanti all’ingresso di casa sua, così da impedire i parcheggi selvaggi. Una toppa, ma non una soluzione. «L’unica strada sarebbe la denuncia, ma ho paura. Non voglio nemici tra i vicini e non me lo posso permettere economicamente», confessa l’uomo.

Non è il solo. Altri residenti hanno firmato petizioni, portate in Comune e dai carabinieri, chiedendo interventi concreti. «La sindaca si è mossa solo sul piano economico, per i soldi delle tasse non pagate. Ma qui si tratta di vivere serenamente in casa propria», lamentano.

Nel frattempo, i genitori dei ragazzi che frequentano il locale, informati dai residenti, hanno iniziato a tenerli lontani. «Ho parlato con una madre e un padre venuti a prendere la figlia: da allora non l’hanno più mandata». Ma per molti altri la musica e il raduno restano un appuntamento fisso, e per chi abita in via Petrarca ogni notte si trasforma in un campo di battaglia tra la voglia di silenzio e il rumore della movida.

La via, un tempo residenziale e silenziosa, ora è simbolo di una convivenza impossibile tra chi cerca il divertimento e chi rivendica il diritto al riposo. «Io mi rivolgo ai carabinieri, mi rivolgo a voi. Non posso continuare a vivere così», conclude sconfortato il residente. Il suo grido riecheggia nelle case attorno, dove da tempo nessuno riesce più a dormire davvero.

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